L'intervista

Bellini d'oro a Desirée Rancatore: «Il Cigno vuol dire bellezza»

Venerdì 9 novembre il soprano palermitano sarà insignito dell'edizione numero 50 del premio che la Società catanese amici della musica organizza con il Teatro Massimo di Catania: «Ho vinto i miei concorsi con "Ah non credea mirarti" da "La Sonnambula"»

Il soprano palermitano sarà insignita del prestigioso riconoscimento (che sarà consegnato anche al baritono Renato Bruson), fondato nel 1968 da Antonio Maugeri, presidente della Società Catanese Amici della Musica, l’associazione concertistica, diretta da Anna Rita Fontana, che organizza appunto l’evento in collaborazione col Teatro Massimo Bellini

Desirée Rancatore

Il soprano palermitano Desirée Rancatore

Si esibirà a Catania, sul palcoscenico del Teatro Massimo Bellini, nel cinquantenario del Premio Bellini d’oro che avrà luogo il 9 novembre alle 20.30. Lei, Desirée Rancatore, soprano palermitano, classe 1977, la cui duttile e ampia vocalità ne fa un interprete sopranile lirico leggero già apprezzato ad ampio raggio in numerosi teatri europei, sarà insignita del prestigioso riconoscimento (che sarà consegnato anche al baritono Renato Bruson), fondato nel 1968 da Antonio Maugeri, presidente della Società Catanese Amici della Musica, l’associazione concertistica, diretta da Anna Rita Fontana, che organizza appunto l’evento in collaborazione col Teatro Massimo Bellini.

La manifestazione sarà arricchita da un concerto della stessa Rancatore che eseguirà, sull’accompagnamento della pianista Paola Selvaggio, arie belliniane tratte da Norma e da I Capuleti e i Montecchi, oltre all’arietta Malinconia ninfa gentile e il brano E vui durmiti ancora poesia di Giovanni Formisano musicata da Gaetano Emanuel Calì.

Desirée Rancatore

Desirée Rancatore, bravura e bellezza ad appannaggio del soprano palermitano

Lei sarà insignita del Premio Bellini d’oro nel cinquantenario che la Scam organizza quest’anno col Teatro Bellini. Quale significato assume per lei un riconoscimento così prestigioso?
«Il Bellini d'oro ha per me un significato carico di profonda bellezza. Ho sempre amato il compositore della nostra terra, l'ho sempre sentito vicino anche per questa appartenenza siciliana che ci accomuna e le sue melodie mi hanno sempre rapita e conquistata. Ho vinto i miei concorsi di canto internazionali con l'aria de La Sonnambula “Ah non credea mirarti” e in seguito con le sue opere ho sempre avuto grandi trionfi! Quindi adesso, ricevere questo premio che porta il suo nome e che è stato conferito a grandi del mio mondo, mi rende orgogliosa e mi ripaga dei sacrifici fatti per questa carriera».

Lei ha calcato palcoscenici ambiti, da un continente all’altro, diffondendo al alti livelli la tradizione del belcanto italiano con la sua armoniosa voce. Quale input l’ha guidata in questa scelta?
«La musica è per me un elemento fondamentale come l’aria che respiro. I componenti della mia famiglia sono tutte persone che amano la musica: mio padre è clarinettista, mia madre è cantante mentre lo zio e il nonno sono batteristi ed ora anche il futuro marito clarinettista! Diciamo che di input da piccola ne ho avuti tantissimi, grazie anche alla melomania di papà».
Quale esperienza le ha lasciato un’impronta più significativa e quale direttore d’orchestra giudica più trainante.
«Nell’arco di questi 23 anni di carriera ho avuto esperienze meravigliose, ricche di grandi emozioni, quindi è difficile eleggerne una. Potrei dire l’inaugurazione del Teatro alla Scala diretta dal Maestro Riccardo Muti, oppure la prima volta che ho cantato sulla scena la pazzia di Lucia di Lammermoor, o ancora la mia prima Traviata o le ovazioni interminabili al termine de La sonnambula a Las Palmas nel 2010, alle Canarie; ma negli anni sono tantissime! Mi son trovata sempre bene con tutti i grandi Maestri che mi hanno diretta e da loro ho tratto immancabilmente dei validi insegnamenti».

Lei ha molto attenzionato il repertorio di Vincenzo Bellini: quale personaggio sente più vicino alla sua sensibilità o più consono alla sua indole e quanto la musica di Bellini può forgiare un giovane cantante nel suo percorso professionale?
«La musica di Bellini é magia pura, melodia celestiale! La prima aria che ho studiato a 16 anni andando dietro ai dischi della Callas fu proprio Ah non credea mirarti che poi mi fece vincere tutti i concorsi internazionali di canto ai quali partecipai in quegli anni. Poi con lo studio di Elvira ed Amina ho compreso cosa vuol dire bellezza con la b maiuscola in musica, poesia in musica... che hanno affiancato la mia personalità di donna in crescita come artista e sotto il profilo umano. Questo percorso mi ha fatto approdare a Norma in età più adulta, con le esperienze che i ruoli belliniani di prima mi avevano dato. Il belcanto sta alla base di tutto, quindi direi ai giovani che, prima di affrontare qualsiasi repertorio, dovrebbero forgiarsi le corde e lo stile immergendosi in queste melodie».

teatro bellini

Il Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania

Lei ha cantato anche Verdi nella prima Traviata svoltasi in un teatro mediorientale: com'è stata accolta la figura di Violetta Valery alla Royal opera House di Muscat nel sultanato dell'Oman?
«Sicuramente è stata un’esperienza incredibile e di grande responsabilità! Sapevo che far amare la musica non sarebbe stato difficile, e sapevo al tempo stesso che farli innamorare della storia e delle vicissitudini di Violetta si affidava alla mia interpretazione. In effetti è stato così, abbiamo avuto standing ovation meravigliose in un teatro dal fascino mediorientale, ma con lo sguardo all’Occidente».

Ha progetti imminenti?
«Sì, mi aspettano quest’anno numerosi Rigoletto di cui due produzioni all’estero nel mio amato Giappone in tournée con il Teatro comunale di Bologna, ed in Cina, oltre a una tournée di Traviata con il Teatro Verdi di Trieste, sempre in Giappone! Poi il Don Pasquale a Genova e una serie di concerti, tra i quali quello di Capodanno ad Assisi».

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