L'ep

Carlo Corallo, lo storytelling della Sicilia tra musica e parole

Si intitola "Dei Comuni" l’ep di esordio del rapper ragusano tre canzoni e un’intro nelle quali il 23enne artista ibleo si addentra nelle leggende mitologiche di "Aretusa", "Scilla e Cariddi" e "Etna": «Riporto le leggende mitologiche come storie di tutti i giorni»

L’arte del 23enne rapper ragusano si nutre di musica e parole, ingredienti che, correttamente amalgamati, possono portare ad un’alchimia raffinata e densa di significato. Musica e parole per una dichiarazione d’amore alla sua terra

Carlo Corallo

Carlo Corallo

Le leggende della Sicilia in chiave rap storytelling, perché Carlo Corallo, giovane artista ragusano, come per sua stessa ammissione, «non sa cantare». Ma rappare, quello sì, lo sa fare molto bene. E lo dimostra ancora meglio nell’ep Dei comuni, da qualche giorno su Spotify, composto da quattro brani in totale, tre canzoni più un’intro, nelle quali il 23enne ibleo si addentra nelle leggende mitologiche di Aretusa, Scilla e Cariddi e Etna, rielaborate in chiave di storytelling. Un vero e proprio tributo alla Sicilia, attraverso una nuova versione delle leggende, qui ambientate in età contemporanea, e private della loro componente irrazionale, immaginando cosa avrebbero fatto le stesse divinità se fossero vissute tra di noi, oggi. «E’ un progetto focalizzato per parlare proprio della Sicilia – spiega Corallo - e riportare al periodo odierno leggende mitologiche che ho voluto rinnovare eliminando l’elemento irrazionale e riportandole come storie di tutti i giorni».

Carlo Corallo Dei comuni

Buona la metrica, e le figure retoriche che sono alla base della tecnica usata per la scrittura del testo, testo in cui non di rado si addentra in citazioni non di poco conto. C’è sicuramente da lavorare e da affinare qualcosa, ma la giovane età sta tutta dalla parte di Carlo. Ogni brano è caratterizzato da un Deus ex machina, che con il suo intervento scioglie i nodi della trama e porta gli altri personaggi verso l'inevitabile compimento del loro destino. Dunque, ogni figura divina o irrazionale ha un fondamento umano? O è l'uomo stesso ad avere una componente soprannaturale?

Carlo Corallo nasce nel sud della Sicilia, a Ragusa, nel 1995 e, fin da giovanissimo sviluppa la passione per la scrittura. In una realtà così fortemente radicata nella tradizione, a 17 anni, inizia a dedicarsi ad un genere musicale che vive di parole, il rap. L’arte di Carlo Corallo si nutre di musica e parole, ingredienti che, correttamente amalgamati, possono portare ad un’alchimia raffinata e densa di significato. Musica e parole per una dichiarazione d’amore alla sua terra.
Le parole sono di gran lunga messe in evidenza rispetto alla musica e quando gli chiediamo se questo genere musicale possa in qualche modo accostarsi a quello del cantautorato italiano anni ’70 Carlo non ha dubbi: «Sì, certamente. Il mio genere musicale deve molto ad autori come Guccini e De Andrè. I temi forse sono diversi ma il modo di raccontarli è molto simile». Che nel caso dei primi era una chitarra che suonava quei pochi, ma significativi accordi, nel caso dei contemporanei è una base elettronica di sottofondo. Ma la sostanza non cambia. «Faccio anche l’autore – spiega l’artista ragusano - ho scritto infatti gran parte del disco di Alessio Bernabei e ho collaborato con Murubutu, massimo esponente di storytelling».

Tra i progetti per il futuro c’è in lavorazione un singolo con un video per la One Shot agency, che è anche l’agenzia degli Zero assoluto: «La particolarità è che il brano è solo con il pianoforte, senza quindi la batteria, e rappare senza una base ritmica è molto difficile». Talent? «Non lo farei mai perché il tipo di successo che danno è usa e getta, dà tantissimo in poco tempo ma ci si può bruciare. Il pubblico dei talent è mutevole, suonando nei piccoli locali, invece, puoi crearti il seguito di persone che poi ti seguiranno per sempre. Un po’ come ha fatto Caparezza, che ha i numeri dei cantanti pop proprio perché i suoi fan sono persone fidelizzate».

michelefarinaccio@hotmail.it

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