L'intervista

Carmelo Sciuto: «Grazie alla tv ho ritrovato la libertà di fare la mia musica»

Il musicista catanese, dopo aver sperimentato il rock alternativo, ha trovato i canali giusti per proporre sonorizzazioni per il piccolo schermo, in Rai soprattutto, e pubblicità: «Loro mi danno delle idee su potenziali sviluppi per certi programmi, poi la creatività è tutta mia»

Sognando uno sbocco nel cinema, Sciuto non esclude un ritorno in una band: «C’è un nuovo progetto con Francesco Cantone con cui suonavo nei Tellaro»

Carmelo Sciuto

Il musicista e compositore catanese Carmelo Sciuto

Dall’alto dei suoi 45 anni, Carmelo Sciuto può già vantarsi di ben 30 anni, o quasi, di musica, da quando, sedicenne, cominciò a suonare come turnista di alcune band catanesi. Un’esperienza lunga, quella che è seguita dopo, soprattutto nella scena alternative rock della città del Vulcano. Due le band che lo hanno fatto conoscere, i Jerica’s (ex Jerica’s Leaves), che già si affacciava verso le sonorità post-rock, e poi i Tellaro, dove acustico, elettrico ed elettronica andavano braccetto.
Concluso il capitolo Tellaro, nel 2007 Sciuto ha iniziato a scrivere canzoni per il suo progetto solista indie. Un’esperienza che lo ha stimolato ad allargare il raggio d'azione, raccogliendo brani strumentali fino a dedicarsi alla composizione di sonorizzazioni e colonne sonore per la tv, soprattutto per i programmi della Rai.
«Proprio adesso sto chiudendo un po’ di pezzi - racconta - anche perché devo tornare su Roma e Milano dove, oltre al consueto giro in Rai, vado a incontrare registi e addetti ai lavori per poter proporre le mie cose. Con la Rai ho a che fare con Rai Com, ex Rai Trade, che si occupa anche di edizioni. Quasi tutte le musiche che passano nei programmi Rai sono edite da Rai Com».


Sono quindi composizioni scritte appositamente per loro?
«Questo accade spesso. Ho un tema da sviluppare che può servire per determinate situazioni o trasmissioni. Tante altre volte compongo in autonomia e poi propongo i brani. So che per un programma come Chi l’ha visto servono brani un po’ “d’investigazione”, che possono suonare inquietanti. Per programmi come Linea blu o Sereno variabile servono armonie più paesaggistiche. Ogni programma ha suoni e stili diversi, ed io mi diverto a spaziare tra i generi musicali».
I brani sono suonati solo da te?
«Io suono quasi tutto. Poi, nei brani in acustico, se ho bisogno di aggiunte come gli archi allora chiamo dei musicisti che lavorano sulle mie partiture. I brani in acustico, poi, sono suonati e non campionati, così il suono finale è più “umano”».
E dove registri?
«A casa mia dove ho messo su uno studio con tutto ciò che mi occorre. L’home recording ha fatto passi da gigante. Solo le batterie le registro in studio, come in studio sono fatti il missaggio e il mastering».
Spazi molto con i generi, ci sono brani addirittura folk.
«In linea di massima suono un po’ di tutto. Mi piace passare dai brani acustici a brani elettrici dove esce fuori la mia vocazione rock. Secondo me la mia vena rock, un certo tipo di ascolti, si percepisce anche nei brani acustici».
Un brano elettrico come Potsdam che destino può avere?
«E’ un brano che sto proponendo ad alcuni registi. In Rai, per esempio, non penso che piacerà, lì prediligono o brani acustici o elettronici. L’elettronica viene molto richiesta anche per la pubblicità. Un brano elettronico come Camera oscura va bene per programmi di tipo investigativo tipo Chi l’ha visto o Commissari, Crystal water per esempio è stato usato per Presa diretta».
A quando risale questa svolta epocale e la scelta di dedicarsi alle musiche per sonorizzazioni per la tv e la radio?
«C’è stato un momento in cui le band dove ho suonato sono “scoppiate” e per un anno non ho toccato neanche la chitarra. Poi ho ripreso a suonare a casa ed ho composto una serie di brani, sia strumentali, sia cantati. E’ lì che mi è venuta l’idea che gli strumentali li potevo proporre per le sonorizzazioni. Ho cominciato ad andare a Roma e Milano, ma non è stato facile farsi ascoltare, anzi all’inizio era impossibile farsi ricevere. Alla fine la mia tenacia ha pagato e nel 2009, anche con un po’ di fortuna, è nato il rapporto con la vecchia Rai Trade (oggi Com) che ha cominciato a usare i miei brani a partire dalla seconda metà del 2010. La prima trasmissione che ha usato le mie musiche è stata La vita in diretta. E questa cosa mi ha incoraggiato ad andare avanti».

Carmelo Sciuto

Carmelo Sciuto


Tu non lavori solo con la Rai.
«No, su Milano lavoro anche con il mondo della pubblicità. Ho fatto qualcosa per La 7 con Atlantide. Mi piacerebbe tornare a fare qualcosa per loro. Con Mediaset ho provato ma è troppo complicato. Hanno alcuni editori di riferimento che hanno così tanta roba in database che alla fine resti un ago in un pagliaio. Sarebbe tutto molto aleatorio e io non posso sprecare il mio tempo e il mio lavoro così. Alla fine non gli ho lasciato niente».
Ma tu eri uno che già guardava la tv o ti sei dovuto adattare?
«Un po’ di tv la guardavo, ora la studio per capire i filoni musicali più adatti per determinate ambientazioni. Un musicista deve essere innanzitutto un ascoltatore, e questo vale sia che suoni in una band sia che fai colonne sonore o sonorizzazioni per la tv».
Stesso discorso per la radio.
«Certo. Miei brani sono stati usati per una stagione del programma Io, Chiara e l’oscuro di Chiara Gamberale, un programma ironico sui temi della psicologia molto interessante».
Hai trovato un filone musicale che permette di vivere di musica, quindi?
«Sì, e la cosa mi rende felice anche perché sono libero di fare quello che voglio. In Rai mi danno delle idee su potenziali sviluppi per certi programmi, poi la creatività è tutta mia».

La libertà è stata sempre una tua caratteristica, sin da quando hai cominciato a fare rock con i Jerica’s.
«Infatti. Io che sono cresciuto con un’ideale di musica indipendente e senza paletti, in questo ambiente, almeno in tv, mi ci trovo bene. Nel mondo della pubblicità, fra cliente, agenzia, e casa di produzione, visto che sono in tanti a decidere, i vincoli sono più forti».
Con i Tellaro, poi, infatuati com’eravate dalle sonorità post-rock, questa dimensione strumentale, che andava oltre la forma canzone, ce l’avevi dentro. E’ stata un’evoluzione naturale.
«Certo, quella è stata un’ottima scuola, la voce diventava uno strumento in quella dimensione, c’era molta attenzione agli incastri fra le note. Con Tellaro, poi, abbiamo sperimentato molto sull’elettronica, forti di certi ascolti di elettronica soprattutto tedesca che hanno arricchito il nostro bagaglio».
Ti rivedremo mai in una band?
«Ho scritto una serie di canzoni che fanno parte di un progetto che condivido con Francesco Cantone, l’ex cantante dei Tellaro. Intanto ci siamo ritrovati anche perché avevamo l’esigenza di condividere nuovamente la musica, dopo tanti anni. Non siamo una vera band, siamo in due, abbiamo diverse collaborazioni, vedremo come chiamarci. Non escludo che entro la prima metà del 2019 un ep o un album potrebbe anche nascere».
Nel 2010 hai composto la colonna sonora per due cortometraggi di Canecapovolto. Adesso non resta che il cinema.
«Hai detto la parola magica. Il mio sogno nel cassetto è quello. Non è facile, perché i registi sono blindatissimi. Qualche contatto ce l’ho, fra case di produzione e registi conosciuti nell’ambito della pubblicità. Ci sto lavorando».
E tutto questo si può fare da Catania, remota provincia del regno…
«Assolutamente sì, è stata una mia scelta. La tecnologia, poi, ha accorciato le distanze. Quando è necessario mi sposto per incontrare determinate persone, ma fin quando sarà possibile la mia musica voglio continuare a farla da qui».

gianninicolacaracoglia@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0