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L’Elfo, il principe gitano del rap

Da bimbo Luca Trischitta – oggi conosciuto come il rapper l’Elfo - era già mezzo angioletto e mezzo diavoletto. Il rapper è uscito con "Gipsy Prince", la nuova raccolta di canzoni: «Sono orgoglioso del fatto che i risultati che ho raggiunto li ho raggiunti nella mia città»

Nessuno si immagina neanche quanto per l’Elfo sia stato difficile arrivare a questo punto di notorietà. In tanti fin dagli albori gli hanno suggerito di cercar fortuna fuori, anche se lui non hai mai voluto lasciare Catania. «Sono attaccatissimo alla mia terra, sono il tipico siciliano che quando va fuori per lavoro immagina come sarebbe vivere altrove e non mi piace per niente»

L'Elfo

Luca Trischitta in arte L'Elfo durante il One Day Music 2018

La copertina del nuovo album Gipsy Prince – già on line su I Tunes, Google Play e Amazon Prime e dal 23 novembre su Spotify e altri digital store - la dice lunga sul personaggio. A 10 anni Luca Trischitta – oggi 28enne conosciuto come il rapper l’Elfo - era già mezzo angioletto e mezzo diavoletto. Una parte docile e timida, l’altra già dannata, come lui stesso spiegherà in una delle sue prime canzoni.

Sono passati circa dieci anni dalla pubblicazione di Dannata, Semplicemente per passione, Profondo rosso e Luca si è evoluto. Dal ragazzino riservato che quasi metteva piede fuori di casa solo per partecipare alle battle di freestyle è diventato il rapper più forte di Catania, la città dove è nato e che non ha mai rinnegato e a cui, anzi, è legatissimo. Un’evoluzione che è passata anche attraverso i tatuaggi che oggi mostra dalle magliette smanicate, le uscite in pubblico che spesso si concludono con esibizioni improvvisate, la sua fedelissima crew che non lo abbandona mai, il profilo Instagram curato come esigono i tempi moderni.

La passione per il rap è nata in strada, dove già da piccolo Luca passava molto tempo tra skate, break dance e writing, addentrandosi sempre di più nella cultura hip hop. Di avere talento per le rime lo ha scoperto dopo, quando la consapevolezza di essere portato per il rap cresceva sfida dopo sfida e lo faceva girare in tutta la Sicilia con autobus e treni per partecipare a questa o quella competizione. «La differenza tra Luca dei primi tempi e Luca di oggi non esiste – commenta l’Elfo - l’unica cosa che è cambiata è che oggi, dopo tanti sforzi, sono riuscito a fare della mia passione il mio lavoro. L’aspetto principale che mi ha reso così versatile è la mania di fare freestyle su qualunque tipo di base e ritmo, che oggi mi consente di fare rap su basi trap creando un genere mio».

Un genere che ormai viene imitato dagli aspiranti rapper più giovani, che forse non immaginano neanche quanto per l’Elfo sia stato difficile arrivare a questo punto. In tanti fin dagli albori gli hanno suggerito di cercar fortuna fuori, anche se lui non hai mai voluto lasciare Catania. «Sono attaccatissimo alla mia terra, sono il tipico siciliano che quando va fuori per lavoro immagina come sarebbe vivere altrove e non mi piace per niente. Tanti artisti vanno a Milano per sfondare, mentre io sono orgoglioso del fatto che tutti i risultati che ho raggiunto li ho raggiunti nella mia città. Se fossi nato a Milano probabilmente tutto quello che sto avendo oggi sarebbe arrivato prima, ma nello stesso tempo non sarei lo stesso Luca che tutti conosciamo. Quindi credo che la mia fortuna e la mia sfortuna sia stata proprio avere questo rapporto stretto con Catania ed essere rimasto qua».

L'Elfo

È ormai numerosissimo il suo seguito, ai live e sui social, dove in tanti lo cercano per scambiare opinioni, chiedere consigli o complimentarsi. «Non ho il pallino dello smartphone all’ultima moda e dei social ma mi diverto a sperimentare, oltre a usarli per instaurare in qualche modo un rapporto con i fan, che attraverso Instagram e Facebook seguono quello che faccio e imparano a conoscermi». Sono ragazzini e seguaci più grandi, padri di famiglia che portano i figli ai concerti e poi aspettano pazientemente dietro la porta per scattare una foto. «Cerco di essere disponibile con tutti, anche se possono capitare giorni in cui vorrei solo stare per i fatti miei», dice Luca, che ha pubblicato il primo disco ufficiale, Addio, nel 2010.

Luca Trischitta in arte L'Elfo

Luca "L'Elfo" Trischitta e i suoi tatuaggi

«Ai tempi ero ancora con Double Damage e ci tengo a salutare Tano Punch, con cui ho lavorato anche per Nel bene e nel male (2013), Incattiviti (2014) e Rinascere (2016) e con cui è rimasto un rapporto di amicizia». Nel 2014 è la volta dell’album d’esordio L’Ignorapper, uscito con Nello Prod lo stesso anno in cui Elfo ha partecipato a Mtv Split, mentre tra il 2016 e il 2017 realizza numerosi singoli e video, tra cui Mbare che dici, Sangue catanese, Fuoco dell’Etna, Pi tutti i carusi in cui Luca mette in campo il proprio dialetto. «Era un momento delicato della mia vita, così ho deciso di prendermi un anno di pausa e mettermi a lavorare come un pazzo. Ci ho messo tutta l’anima e pare che una stella mi abbia visto perché i risultati sono arrivati». Sangue catanese ha ottenuto più di 1.800.000 views facendo esplodere il fenomeno Elfo in tutto il Sud Italia e anche il video Disturbato, uscito a sorpresa martedì 13 novembre, ha già incuriosito parecchi fan.  

L’obiettivo adesso è portare Gipsy Prince – prodotto da ​Funkyman​ e curato da Shut UP srls - oltre i confini dell’isola, anche puntando sui featuring con Inoki, MRB, Madman. Oltre a singoli come Aiphone e Carusi do sud, in cui pop​ ​e trap​ si mischiano con l’old school​ che caratterizza la musica dell’Elfo. Zingaro e principe allo stesso tempo, in base al momento e alla situazione.

giorgialodato@hotmail.it

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