L'album

Carmelo Pipitone: «Ecco "Cornucopia", chitarra, voce e poche distrazioni»

Tra folk e prog, è uscito l’album di debutto da solista del chitarrista marsalese tra i fondatori dei Marta sui Tubi, alfieri del pop sperimentale, oggi perno di 2 superband gli italiani Dunk e gli italo-anglo-americani O.R.k.: «Musica intima, roba diretta e basta»

Il chitarrista marsalese arriva a 40 anni al primo album a suo nome: «Avendo uno spazio tra un concerto e l’altro, mi sono ritagliato quegli spazi utili per portarlo a compimento. Lef (Lorenzo Esposito Fornasari) che ha prodotto l’album, mi ha spinto a chiudere l’album. Cornucopia vuole essere un disco veloce, musica molto intima, senza fronzoli, roba diretta e basta». E sul futuro dei Marta: «La band non è morta, torneremo»

Carmelo Pipitone

Carmelo Pipitone

La pazienza è la virtù... dei fourty. Ecco la pazienza non manca a Carmelo Pipitone che a 40 anni puliti, compiuti a ottobre, è uscito il 16 novembre con il suo primo album solista, Cornucopia, pubblicato da La Fabbrica indipendente, etichetta della sua città di adozione, da 18 anni: Bologna. Sedici anni fa abbiamo conosciuto il chitarrista di origini marsalesi come uno dei fondatori dei Marta sui Tubi con il concittadino Giovanni Gulino; negli ulti anni Pipitone è diventato perno della superband italiana Dunk e del quartetto prog-rock italo-anglo-americano O.R.k. Una istintiva verve tutta sicula al servizio di un talento tutto internazionale.

Carmelo Pipitone

La pazienza non è mai troppa ma perché sei arrivato solo ora a un disco solo tuo?
«Probabilmente era il periodo migliore. Avendo uno spazio tra un concerto e l’altro, mi sono ritagliato quegli spazi utili per portarlo a compimento. Fino ad adesso era stato impossibile, sono stato sempre abbastanza incasinato con gli altri progetti dove sono coinvolto. All’inizio dell’anno scorso, anche grazie a Lef (Lorenzo Esposito Fornasari che suona con Hypersomniac, Bersèk ed è cantante degli O.R.k.) che ha prodotto l’album. Lef mi ha spinto a chiudere l’album, visto che dovevo stare fermo un po’. Avevo già dei pezzi scritti e dei semplici giri di chitarra che non avevo capito bene dove dovessero andare a finire. Cornucopia vuole essere un disco veloce, musica molto intima, senza fronzoli, roba diretta e basta».

Due anni fa con Giovanni Gulino l’annuncio di una lunga pausa per Marta sui Tubi, pausa che perdura tutt’ora. Da una parte Gulino ha ripubblicato in digitale il primo disco degli Use and Abuse, la band dove ha iniziato, adesso il tuo primo disco solista. Vuol dire che ormai Marta sui Tubi ce li possiamo ormai scordare?
«Non bisogna mai dimenticare le cose buone che si fanno. Con i ragazzi siamo rimasti benissimo e questa era una pausa che volevamo un po’ tutti. Dopo 15 anni di militanza sul campo, c’era la necessità di stoppare un po’ tutto».

Possiamo comunque rassicurare i fan dei Marta sui Tubi che la band, almeno sulla carta, esiste ancora?
«Certo che esistono e torneremo, non ci sono dubbi. Per un motivo o per un altro passerà un po’ di tempo, ancora. C’è tanta voglia di suonare a suonare insieme. Con Giovanni (Gulino nda) ci siamo visti fino a qualche giorno fa, anche lui sta registrando cose sue, è sempre in movimento. Considera, poi, che con questo disco sarò in giro per tre mesi circa, poi sarò in tour europeo con gli O.R.k. a febbraio e marzo, poi riprenderò il tour col mio disco che avrà anche una parte estiva. Quindi per il momento pensare ai Marta la vedo lontanuccia come cosa. State tranquilli, però, che si torna».

Carmelo Pipitone

Carmelo Pipitone

Tra i tanti impegni tuoi c’è stato anche quello recente con i Dunk – i fratelli Ettore e Marco Giuradei, tu e Luca Ferrari dei Verdena -, con un tour finito da qualche giorno.
«Quello con i Dunk è un impegno che per il momento finisce qui. Si chiude una parentesi che prima o poi si riaprirà anche perché mi ha fatto veramente tanto bene. Rispetto a tutte le mie collaborazioni era la prima volta che ero veramente spensierato. Sulla base degli impegni individuali di ciascuno adesso è difficile capire quando si potrà ritornare. Considera che Luca Ferrari è tornato a registrare per il nuovo disco dei Verdena. Ma non è una cosa che è nata e finisce lì. Ci piacciamo».

Mentre in Dunk c’era una verve bella tosta con una ritmica sostenuta dal drumming di Luca Ferrari, in Cornucopia recuperi quell’atmosfera folksy dei primi Marta sui Tubi impastata di progressive, quello un po’ più d’avanguardia, che è un po’ la cifra stilistica anche degli O.R.k.
«Mi fa piacere che tu l’abbia notato anche perché è così. Nello stesso tempo non volevo osare troppo. L’idea iniziale era quale di fare chitarra e voce e basta. Quando si registra, poi, si sa ci si diverte a fare anche un po’ di batteria».

Il disco te lo sei suonato in pratica da solo.
«Sì praticamente da solo, con una sovra-incisione di percussioni suonate da me e dallo stesso Lef e l’aggiunta di un paio di pianoforti. E’ stato tutto comunque molto pensato e ponderato ma senza esagerare, perché l’idea era appunto quella di fare qualcosa alla Marta sui Tubi dell’inizio, chitarra, voce e poche distrazioni».

Nelle note di presentazione dell’album scrivi “Questo è il breve viaggio di un piccolo uomo tra i vicoli sporchi di una città. È anche il racconto di un condannato a morte dalla vita, che viaggia nel tempo per raggiungere e combattere Dio”.
«C’è ovviamente la consapevolezza di qualcosa non tanto in cui credi ma in cui sei stato catapultato. Io posso dire che oggi non credo manco a me stesso, figuriamoci ai dogmi di una religione. Sono lontano da questo modo di intendere la vita. Non ho velleità di capire la vita eterna, per me tutto finisce su questa terra».

C’è un brano di Cornucopia che hai intitolato Attentato a Dio.
«Quella è un attentato da intendersi filosoficamente come una sorta di sfida, una cosa in cui non credi. E’ un paradosso sostanzialmente. Tu combatti e aspetti che venga fuori un’entità per poi sparargli ma nello stesso tempo non credi che quest’entità verrà mai fuori».

C’è un assaggino della tua Sicilia nell’album, a cominciare dal primo brano Talè e finendo col finale di Come tutti, che riprende un testo di Alex Boschetti. 
«Le cose che ricordi di più sono quelle che hai fatto da giovane, ed io a Marsala/Petrosino ci sono rimasto fino ai 22 anni. Cornucopia è un disco molto mediterraneo, qualcuno mi dice che ci sente pure il Nord Africa, io non me ne rendo conto».

Mediterraneo, certamente, ma con un approccio, per me, all’opposto, molto nordico, inglese direi. Non c’è dubbio che la scena di Canterbury (Soft Machine, Gong) tu la conosca meglio di me.
«Certamente la conosco bene. Prendo atto con piacere di questo punto di vista».

Il tour è partito il 14 novembre dalla “tua” Bologna e toccherà tanti club italiani. Il 19 aprile sarai al Perditempo di Barcellona Pozzo di Gotto ed il 20 aprile al Mono di Catania. E’ un set minimale per chitarra e voce? E fatti i brani di Cornucopia cosa suonerai?
«E’ uno spettacolo intimo e di concetto ma dove non sono da solo. Con me c’è il cantautore e polistrumentista piemontese Nicolas Roncea che aggiungerà rumori ed effetti a chitarra e voce. Fatti i brani di Cornucopia farò un po’ di excursus per far capire da dove arrivo, quindi riprenderò brani anche dei Marta o dei Dunk o degli O.R.k.».

A proposito di O.R.k. cosa accadrà di nuovo?
«A gennaio uscirà il terzo disco che presenteremo live a febbraio e marzo. La formazione è sempre quella, con Lef, Pat Mastelotto dei King Crimson e Colin Edwin dei Porcupine Tree. Abbiamo cambiato etichetta ed ora usciremo con la Kscope. Visto che ora ci conosciamo meglio sarà un disco più diretto, senza fronzoli. Un bel disco internazionale fatto da due italiani, un americano ed un inglese, nulla a che fare con il modo di fare dischi in Italia».

Non ti è venuta mai la tentazione di lasciare l’Italia al seguito della tua musica?
«C’ho pensato sì, troppe cose in Italia non mi piacciono più. C’è un’atmosfera di ritorno al fascismo che mi fa dire… ma vaffanculo non abbiamo capito niente del passato. Io viaggio molto per la mia musica, anche all’estero, e vedo tanti posti che ricordano le mie radici dove mi piacerebbe vivere».

Twitter: @Gnc1963

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