Il disco

«Nella nostra musica queer il corpo è arma di battaglia»

La Rappresentante di Lista (Dario Mangiaracina e Veronica Lucchesi) ha pubblicato per Woodworm "Go Go Diva" (titolo che fa riferimento alla nobildonna Lady Godiva) terzo album che presenteranno live martedì 25 (sold out) e mercoledì 26 a Palermo

Dopo le due date a I Candelai di Palermo il duo tosco-siciliano assieme al resto della band (Marta Cannuscio, Enrico Lupi, Erika Lucchesi e Roberto Calabrese) partirà per una tournée nei principali club italiani

La Rappresentante di Lista

Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina foto Claudia Pajewski

«È sempre una sorpresa quando arriva all’improvviso una canzone stupenda». Parola di Vasco Brondi. E come lui, tanti altri colleghi - da Andrea Appino degli Zen Circus a Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours - hanno tessuto, via social, le lodi di Questo corpo, primo singolo estratto dal nuovo album de La Rappresentante di Lista, Go Go Diva, appena uscito per Woodworm. La prima data del tour, il 25 dicembre ai Candelai di Palermo, è già sold out ed è stata raddoppiata con una nuovo concerto il giorno successivo, sempre nella stessa location. Poi, la coppia formata dalla voce strepitosa di Veronica Lucchesi e dalla chitarra di Dario Mangiaracina, assieme al resto della band live (Marta Cannuscio, Enrico Lupi, Erika Lucchesi e Roberto Calabrese) partirà per una tournée nei principali club italiani. L’impressione è che di questo terzo album sentiremo parlare a lungo. Dopo i già ottimi (Per la) Via di Casa e Bu Bu Sad, il duo tosco-siculo ha messo ancora più a fuoco la propria cifra stilistica. Merito, probabilmente, di una naturale maturazione artistica ma anche dell’incontro con il produttore Fabio Gargiulo, che abbiamo visto nell’ultima edizione di X Factor in veste di producer per le band del “giudice” Lodo Guenzi.
Dario è di Palermo, Veronica di Viareggio, entrambi fanno base in Sicilia ma il disco è stato scritto e composto in giro per il mondo.

Go Go Diva
«Abbiamo iniziato a scrivere le canzoni mentre eravamo ancora in tour con Bu Bu Sad, quindi nel 2017 - racconta Dario -. Poi gran parte di quello che c’è in termini di parole l’abbiamo scritto con Veronica durante un viaggio a Marrakech, in Marocco. Un’altra parte in Toscana quando vivevamo con tutta la band sull’Appennino tra Firenze e Bologna. Ma è un disco che appartiene a tante aree geografiche. A Palermo, ovviamente, ma anche a Copenaghen dove Davide Rossi ha scritto e registrato gli archi, e anche a Milano dove abbiamo finito di puntualizzare alcune cose e registrato i brani».
La collaborazione con Fabio Gargiulo come è arrivata?
«È stato un incontro molto fortunato e altrettanto casuale. Eravamo a pranzo con un amico in un ristorante cinese a Milano e per caso c’era anche Fabio che si era unito alla comitiva. All’epoca, avevamo concluso da poco alcune preproduzioni con Roberto Cammarata, con il quale collaboriamo da sempre e che di fatto è un altro membro della band. Gliele abbiamo fatte sentire e lui si è detto subito molto interessato perché il materiale di partenza gli piaceva moltissimo. Con Fabio abbiamo fatto un lavoro molto meticoloso. È riuscito a funzionare da moltiplicatore rispetto alle nostre idee. Ha semplificato dove era necessario semplificare, dato forza alle parole dove serviva. Prima di conoscerlo, io e Veronica non avevamo ben chiara l’importanza del lavoro del produttore e questo è stato un grande regalo che Fabio ci ha fatto. Per una band indipendente c’è sempre la paura di mettere a rischio la propria identità, mentre lui non ha fatto altro che precisarla».
Di solito come funziona il vostro creativo?
«I testi li firmiamo sempre insieme. Spesso partiamo da un’intuizione mia o di Veronica. In questa occasione abbiamo utilizzato un metodo abbastanza strambo: abbiamo aperto un file word in condivisione nel quale abbiamo dapprima riversato una serie di pizzini e appunti che avevamo raccolto su carta. Poi, via via, siamo andati avanti componendo e modificandolo fino a non capire più chi avesse scritto cosa. Per gli altri dischi eravamo stati più metodici, per esempio decidendo di raccontare qualcosa e poi facendo delle ricerche per arrivare alla scrittura finale. Qui ci siamo lasciati guidare da quelli che erano degli appunti molto più personali, perché avevamo la necessità di parlare di noi, come singoli ma anche come coppia artistica, e di raccontarci in maniera più profonda. Siamo partiti da quelle che erano pagine di un diario».

La Rappresentante di Lista ph Claudia Pajewski

La Rappresentante di Lista foto di Claudia Pajewski


Questo corpo mi pare nasca proprio da questa esigenza…
«Sì, tra l’altro è la canzone che abbiamo scelto per aprire il disco. Racconta di quei momenti di difficoltà, di depressione, di infelicità, di paura, in cui il nostro stesso corpo ci sostiene, ci obbliga a rialzarci e ad essere protagonisti della nostra vita. Una canzone che da un lato fa da collante con il nostro secondo disco, sia dal punto di vista dei testi che delle sonorità, dall’altro racchiude tutte quelle che sono le intuizioni musicali e testuali del nuovo album. Il disco però è assolutamente variopinto, non ci siamo mai arresi all’idea di appartenere ad un solo genere musicale ed è per questo che ci definiamo “queer”, oltre il genere. Dentro ci sono delle ballate synth pop, come Questo corpo, ma anche canzoni chitarra e archi o dei brani punk, sia nell’attitudine che negli arrangiamenti».
Un filo comune, però, c’è…
«Tutte le canzoni hanno per protagonista una donna, che nel titolo incitiamo ad andare sempre avanti, a rendersi protagonista. È la rappresentazione di quello che noi siamo da un punto di vista musicale. Un personaggio femminile che porta una bandiera, la rappresentante di lista, e che torna anche in questo disco. Le canzoni parlano di desideri, di passione, di politica. E in tutte c’è una forte necessità di metterci a nudo. Il riferimento del titolo è chiaramente a Lady Godiva, la nobildonna inglese che sfidò il marito, cavalcando nuda, dopo che lui aveva alzato le tasse ai propri sudditi. È uno dei primi momenti nella storia in cui il corpo viene usato come arma di battaglia, come momento di protesta, come una bandiera. Ed è quello che ci interessava: essere disposti a spogliarsi per i propri ideali, per i propri sogni».


Questo terzo disco come lo collocate nel vostro percorso?
«Per noi è già una grande conquista l’essere riusciti a resistere dal 2011 a oggi, essere riusciti a fare tre dischi in un momento storico in cui fare arte in Italia non è semplice. Non è facile vivere di questo mestiere. Dal punto di vista artistico, probabilmente Go Go Diva rappresenta la summa dei primi due dischi. Siamo cresciuti dal punto di vista della scrittura, così come gli artigiani imparano negli anni a migliorare il loro mestiere. Abbiamo capito alcune cose che ci interessava mantenere, mentre altre le abbiamo messe da parte. Direi che è un bel punto di partenza per andare avanti, per iniziare il tour. Mi piace pensare che sia la tappa di un percorso».
Intorno all’album si sono create parecchie aspettative. E voi, ne avete?
«Abbiamo solo tanta voglia di suonarlo dal vivo. Il fatto che il disco possa avere fortuna non dipende soltanto dalla qualità delle canzoni ma anche da tanti altri aspetti. Quel che è certo è che siamo al lavoro perché abbia la massima diffusione. E siamo molto curiosi di vedere cosa succederà».
gianlucasantisi@gmail.com

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