L'album

Dimartino: «Sullo sfondo di "Afrodite" c’è Palermo con i suoi echi»

Col sesto album, il cantautore di Misilmeri esplora nuovi mondi: «In questo disco più che la Sicilia c’è Palermo che sta sullo sfondo». Sognando un disco live per celebrare i 10 anni di musica, il tour inizia il 14 ed il 15 febbraio da Palermo e prosegue il 16 a Catania

"Afrodite" è il primo album realizzato con la 42 records. E Afrodite è la dea della bellezza, dell'amore, della generazione e della primavera: «Una suggestione - racconta Antonio Di Martino - che mi ha fatto chiudere il cerchio». Con lui sul palco i fidati Angelo Trabace e Giusto Correnti mentre ritorna Simona Norato

Antonio Di Martino

Antonio Di Martino, in arte Dimartino, foto di Michela Forte

La parola Afrodite gli aveva sempre ricordato “qualcosa di psichedelico e dai colori fluorescenti”. Poi, la notte che è nata sua figlia, affacciandosi da una finestra dell’ospedale di Trapani, si è ritrovato a osservare il Castello di Venere sul monte Erice. Il vecchio tempio di Afrodite, la dea della bellezza, dell'amore, della generazione e della primavera. «Una suggestione - racconta Antonio Di Martino - che mi ha fatto chiudere il cerchio. Così ho scelto questo nome per il disco, anche per legarlo alla mia storia».
Afrodite è stato pubblicato lo scorso 25 gennaio a firma Dimartino, il progetto che il cantautore di Misilmeri condivide ormai da un decennio con Angelo Trabace e Giusto Correnti. Dopo tre dischi con Picicca, il nuovo lavoro è stato pubblicato da 42 Records, ma sempre in collaborazione con l’etichetta di Brunori Sas. «Abbiamo scelto di affiancarci ad un’altra etichetta con un una visione simile a quella di Picicca ma anche alla mia. Loro sono partiti dal basso, scoprendo artisti che cinque anni fa magari non facevano grandi numeri. Hanno investito e solo grazie al lavoro adesso possono contare su un bacino d’utenza più ampio e su artisti come Cosmo, Colapesce e I Cani».

Dimartino Afrodite

Il tour di presentazione del disco vedrà Dimartino nei principali club italiani. Si parte dalla Sicilia, con una doppia data, il 14 e 15 febbraio (la seconda data è sold out) ai Candelai di Palermo. Il 16 tappa al MA di Catania in occasione del ritorno del fortunato format Disko Partyzani, live e rock dj set di Trinacria Beat Box ovvero Antonio Vetrano, Renato Gargiulo e Giancarlo Salafia. Poi per Dimartino arriveranno Milano, Cavriago (Reggio Emilia), Pisa, Torino, Conversano (Bari), Cosenza, Roma e Bologna. «Affronteremo i live con la band al completo - anticipa Dimartino -. Oltre ad Angelo Trabace e Giusto Correnti, ci sarà anche Simona Norato alla chitarra che ha suonato con noi nei primi due dischi. Sarà una festa. Stiamo insieme da tanto tempo quindi ormai c’è un forte feeling. Ci definiamo tutti degli strumentisti proprio per la passione che abbiamo nei confronti dei nostri strumenti. Saranno concerti molto suonati e con poche basi. Preferiamo il sudore…».

Dimartino band

Dimartino band, da sinistra Angelo Trabace (tastiere), Antonio Di Martino, Simona Norato (chitarre e tastiere) e Giusto Correnti (batteria)

Ed è ad un disco live che Dimartino pensa per festeggiare il decimo anno della sua carriera. «Sarebbe bello poter registrare un disco dal vivo perché è forse la parte più divertente. Mi piacerebbe fare un live partendo da questi nuovi pezzi e festeggiare così questi dieci anni di… delirio».
La paternità è uno dei temi di Afrodite. «C’è ma in maniera velata - conferma il cantautore - e l’unica canzone in cui esce veramente fuori è Feste comandate. Nelle altre è più un rimando. Vedere il mondo con gli occhi di padre è sicuramente diverso. È il punto di vista di chi vuole proteggere qualcuno che si trova dentro al suo nido. In me è scattato un senso di protezione. Da quando sono diventato padre guardo alle cose del mondo con maggiore sospetto».

Nelle dieci canzoni di Afrodite Dimartino esplora nuovi mondi musicali. Merito anche dell’incontro con il produttore Matteo Cantaluppi, già al lavoro negli ultimi anni con Thegiornalisti ed Ex-Otago. Gli affetti sono il porto sicuro dove rifugiarsi, consapevoli che “passerà questo nostro Vietnam” come canta in Giorni buoni. Orizzonte privato e pubblico si fondono, come nella migliore tradizione dei cantautori italiani, ma con un’attitudine contemporanea e lo sguardo fisso sul presente. Pezzo dopo pezzo, Afrodite scava nella parte più scura del nostro tempo, con la capacità di trovare sempre una scintilla di luce: “perché sono giorni buoni / fatti di ore crudeli”: «Seguivo Matteo da un po’ di tempo e mi sono accorto che su Spotify pubblicava delle playlist molto simili alle mie. Quindi c’è stato un primo approccio legato agli ascolti e al modo di trattare certi suoni. Lui aveva anche fatto il disco dei Joe Victor che mi era piaciuto molto e mi è sembrato quasi naturale chiamarlo. Prima di sceglierci abbiamo fatto una prova producendo tre pezzi: la cosa funzionava e siamo andati avanti. Sicuramente mi ha fatto vedere le mie canzoni e il mio modo di cantare da un’altra prospettiva».

Un ruolo determinante nella produzione del disco l’ha avuto anche Ivan Rossi. «Ivan, che ha già lavorato con artisti come Baustelle e Bachi da Pietra, è riuscito a rendere il suono più grezzo. Da questa commistione a tre è nato l’album». Produzione e arrangiamenti - realizzati invece assieme ad Angelo Trabace - che hanno pienamente soddisfatto Dimartino: «Quando finisco un disco vado sempre in paranoia perché penso che alcuni suoni sarebbero potuti uscire in maniera diversa. In realtà di questo disco mi piace quasi tutto. Volevo che suonasse così, con queste batterie grosse, che il basso fosse davanti e che la voce arrivasse potente per tutte e dieci le canzoni. Volevo che avesse un’attitudine più contemporanea nei suoni».
Afrodite, come tutta la carriera di Dimartino, vive forte il suo legame Sicilia. «In questo disco più che la Sicilia c’è Palermo. Una Palermo che sta nello sfondo e che mi piaceva proprio lasciare lì. Non volevo farne un manifesto. C’è Palermo e ci sono i suoi echi. In un pezzo “la maglia rosanero”, in un altro “Santa Rosalia sul carro”, in un altro ancora la storia di due ragazzi di un quartiere popolare che si giocano tutti i soldi al bingo».

Palermo è uno dei cuori dell’album, una città viva e in evoluzione, dove a tarda notte è possibile trovare una ragazza che, di ritorno da un rave, balla sul tetto di un’automobile, come cantato in Daniela balla la samba. Uno sfondo che sembra uscire da un mondo di realismo magico, in cui divinità pagane e attività banali si incrociano senza sosta.
L’album è uscito da pochi giorni ma Feste comandate si è ritagliato subito uno spazio importante nel cuore dei fan. Una ragione, per Dimartino, c’è. «E’ una di quelle canzoni scritte in poco tempo e che sono convinto abbiano qualcosa di magico. Ho un’idea dell’atto creativo abbastanza misteriosa, non riesco a teorizzare come si scrive una canzone. Mi capita di scrivere dei brani anche in due anni. Quando una canzone, come Feste comandate, nasce invece in un quarto d’ora, vuol dire che è successo qualcosa di particolare. La voce l’ho registrata a casa mia, con un microfono scadente, ed è quella che si sente nel disco. Senza mediazioni, senza rimescolamenti. Credo che questo arrivi al pubblico».

gianlucasantisi@gmail.com

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