L'omaggio

In scena le memorie di Rosa Balistreri

Ripreso nei giorni scorsi a Motta Sant’Anastasia, e in programma a metà gennaio all'Auditorium di San Giovanni La Punta, "Rosa Balistreri, a memoria di una Voce", piéce teatrale di Pino Pesce sui ricordi della cantante di Licata raccolti da Giuseppe Cantavenere

E' tornato in scena "Rosa Balistreri, a memoria di una Voce", spettacolo teatrale di Pino Pesce basato sul testo di Giuseppe Cantavenere che raccolse le memorie della più grande cantante folk siciliana interpretata da Giusy Schillirò. Dopo la data di Motta Sant'Anastasia, il lavoro di Pesce, docente, critico teatrale e regista tornerà a metà gennaio, all'Auditorium del Polivalente di San Giovanni La Punta

Rosa Balistreri a memoria di una Voce

Giusy Schillirò e i musicisti di "Rosa Balistreri a memoria di una Voce", in scena a Motta Sant'Anastasia

E' tornato in scena Rosa Balistreri, a memoria di una Voce, spettacolo teatrale di Pino Pesce basato sul testo di Giuseppe Cantavenere che raccolse le memorie della più grande cantante folk siciliana. La ripresa del lavoro di Pesce, docente di Lettere, direttore del periodico l’Alba, critico teatrale e regista o, per come preferisce definirsi, “regisseur”, è andato in scena il 26 novembre al Teatro Virgillito di Motta Sant’Anastasia e tornerà a metà gennaio, all'Auditorium del Polivalente di San Giovanni La Punta.
Ad interpretare Rosa Balistreri è sempre la cantattrice Giusy Schilirò – vincitrice nel 2015 del Premio Rosa Balistreri a Naxos – la quale, nonostante non sia il debutto, prova ancora “forti emozioni e un forte pathos” nel dar vita ad un personaggio di una grandezza unica.

Rosa balistreri, a memoria di una Voce

Giusy Schillirò e Alessandro Nicolosi sul palco di Motta sant'Anastasia

«Cerco di rivivere sul palco la stessa rabbia contro chi, pur potendo, non fa nulla per riscattare la nostra terra – dice Giusy Schilirò –. Quello che desidero è che anche gli altri possano essere fieri di Rosa, come lo sono io, e che non si vergognino di ascoltare e cantare le sue canzoni, dove si trovano le nostre radici, la nostra più vera ed autentica provenienza».
La piéce si ispira al racconto della cantante di Licata all’avvocato Giuseppe Cantavenere che, avendo registrato la sua testimonianza (di cui ha fatto omaggio a Pino Pesce), ne ricavò un particolareggiato libretto biografico. Una vita difficile quella di Rosa, segnata dalla fame e dalla violenza, indelebili cicatrici del corpo e dell’anima, ma anche fonte dalla quale ha attinto quella rabbia che ha caratterizzato le sue canzoni popolari, connotate da una forte valenza sociale e politica: “E’ stata la voce-canto della protesta, che ha fatto politica a modo suo; la voce di una cantante diversa che ha fatto comizi con la chitarra” declama il personaggio-biografo a chiusura dello spettacolo. Rosa Balistreri frequentava i più importanti intellettuali italiani che l’avevano accolta e protetta perché parlava la loro stessa lingua: quella di Dario Fo, di Renato Guttuso, di Ignazio Buttitta e di Leonardo Sciascia, con i quali condivise tanti momenti creativi.

Rosa Balistreri a memoria di una Voce

Nella pièce, la cantante di Licata dialoga proprio con Giuseppe Cantavenere, impersonato da Alessandro Nicolosi (storico componente della compagnia Batarnù), al tempo in cui lasciò impresso su una bobina quel che rappresentò il suo testamento spirituale. In scena c’è anche un ensemble musicale, formato da Fulvio Cama, Gianni Amore, Peppe Di Mauro, Vito Germenà e Bayeoumy Mbaye e il polistrumentista calabrese Fulvio Cama, compositore e fine musicista, vincitore di diversi premi di canto popolare, direttore artistico e fondatore dell’Unione cantastorie, che interpreterà il ruolo del cantastorie.
La vita dell’artista è raccontata senza ordine, con flashback che riescono, suffragati dalla potenza dei video, a trasmettere il senso di quell’intervista nella quale Rosa Balistreri narrò gli episodi della sua vita, pescando a caso dai suoi ricordi. L’elemento che unisce quei ricordi è la violenza: quella fisica e quella sessuale. E’ la storia della donna povera, e per questo senza alcuna difesa, oggetto delle attenzioni di uomini che, nel tempo in cui si viveva con i mailai in casa, “erano più porci dei porci”. Infatti la messinscena di Motta è anche occasione per celebrare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Rosa Balistreri a memoria di una voce

I saluti finali dopo la messinscena di Motta Sant'Anastasia

«Rispetto alla precedente versione – spiega il regista Pino Pesce – ho sintetizzato il lavoro per renderlo più scorrevole. Gioca un ruolo importante il cantastorie che vuole far rivivere, in maniera innovativa, la figura dell’aedo popolare tanto acclamato nella tramontata civiltà contadina siciliana. È un cantastorie, anziché un cuntastorie, con uno stile che richiama quello di Fabrizio De André».
Completano il cast di Rosa Balistreri, a memoria di una Voce Luisa Ippodrino, Damiano Spitaleri, Gabriela Contarino, il gruppo di ballerini del Centro professionale Danza Azzurra del coreografo Alfio Barbagallo e Alfredo Caccamo che firma il disegno del video-cartellone che racconta la vita della cantante. Dopo la data di Motta lo spettacolo inizierà un tour nelle scuole della provincia di Catania.

Pino Pesce

Pino Pesce

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