La recensione

La ribellione mansueta di Mario Carrara ne "Il giuramento" fa tornare il teatro civile allo Stabile di Catania

Convince la messinscena di Ninni Bruschetta dal testo di Claudio Fava in scena fino al 17 dicembre

David Coco è un Mario Carrara convincente sul palcoscenico del Verga, per la messinscena del testo di Claudio Fava da parte di Ninni Bruschetta. Quel no garbato ma senza repliche di Carrara al giuramento di regime in pieno fasciscmo, è un monito al clima di intolleranza crescente che sta dilagando in Europa

Il giuramento

Stefania Ugomari Di Blas e David Coco in "Il giuramento"

Bentornato al Teatro Stabile di Catania, teatro civile. E’ proprio il caso di dirlo dopo aver assistito al "Il giuramento", la toccante pièce di Claudio Fava, in scena alla sala Verga fino a domenica 17 dicembre.

Una storia semplice, che ha come protagonista un uomo altrettanto semplice, quasi dimesso, portato sulla scena con piena aderenza alla natura del personaggio e con estrema sobrietà dal sempre bravo David Coco: quel Mario Carrara, medico legale e professore universitario che, nel 1931, in piena affermazione del fascismo, fu uno dei dodici insegnanti contro 1238 consenzienti, a rifiutare il giuramento al regime.

Il giuramento david Coco

"Il giuramento", David Coco è Mario Carrara

Il testo di Fava appare da subito denso, efficace, sferzante: cattura la scena immediatamente la parata di uomini ormai spersonalizzati, divenuti manichini nelle mani di una longa manus invisibile, ma presente in ogni aspetto della società. La dittatura manipola le coscienze degli uomini, insegna le teorie di Lombroso, cataloga i delinquenti in base alle caratteristiche somatiche, non prevede rieducazione, ma solo l’eliminazione.

Ma in silenzio, quasi nell’ombra, un uomo, apparentemente mansueto, cova la ribellione che sfocerà nel determinato atto finale. David Coco è un Mario Carrara convincente, dai gesti misurati e riservati, che  gioca con scenografie essenziali,  ma giuste e funzionali nella regia di Ninni Bruschetta. Brava anche Stefania Ugomari Di Blas nel ruolo di Tilde, l’assistente del professore, che tenta con la foga dei suoi giovani anni di sconvolgere una vita abitudinaria e a tratti ipocondriaca.

Il giuramento Liborio natali

Il giuramento, Liborio Natali è un gerarca fascista

Il nero delle camicie domina il palcoscenico, simbolo di un conformismo dilagante. Fino a quando non emerge la stecca nel coro. E il motivo di tale deciso “no” ce lo spiega proprio Claudio Fava nelle sue note allo spettacolo: “Quando il rettore gli comunica data e prescrizioni del giuramento Carrara capisce di non poterlo fare. Non per eroismo né per ideologia. Solo che in quel rito a cui tutti si piegheranno per campare tranquilli, Carrara riconosce improvvisamente anche le menzogne della propria vita: le pillole disposte in buon ordine sulla tovaglia dei suoi pranzi, l’attrazione per questa donna che come lui non vuole adeguarsi, la delusione verso quei suoi studenti a cui ha regalato il proprio sapere senza mai far loro una domanda di troppo”.

La rivolta di Carrara è dunque globale, esistenziale e storica. E Fava ce la racconta senza nessuna forma di retorica del gesto eroico E l’effetto sugli spettatori è stato davvero tipico del migliore teatro civile. Rimanere vigili, raziocinanti, evitare l’immedesimazione. E riflettere, riflettere, riflettere. In tempi in cui la recrudescenza di movimenti fascisti si impone in tutta Europa, ben vengano opere di tal genere. Tengono deste le menti e ammoniscono: ribellarsi si può sempre, basta volerlo…

silvalaporta@tiscali.it

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