Teatro

"Ciò che accadde all’improvviso", l’umanità surreale di Rosario Palazzolo

A distanza di 8 anni dall’ultima messa in scena debutta sabato 30 dicembre al Teatro Garibaldi di Enna il primo testo del drammaturgo, attore e regista palermitano, che torna a nuova vita con una residenza artistica promossa dalla Compagnia dell’Arpa

Tre personaggi in scena per raccontare, al limite tra il reale e l’irreale, l’animo umano. È questa la base narrativa su cui si snoda la piéce presentata in anteprima mercoledì a Salemi, che debutterà in prima nazionale sabato 30 dicembre al teatro Garibaldi di Enna. Palazzolo è autore del testo, regista e attore in scena con Franz Cantalupo, Elisa Di Dio e Delia Calò. Protagonisti tre uomini che hanno perso la strada, che non si riconoscono più: tre personalità che diventano metafora dell’uomo

Ciò che accadde all'improvviso

Elisa Di Dio, Rosario Palazzoloe Franz Cantalupo in "Ciò che accadde all'improvviso"

Tre personaggi in scena per raccontare, al limite tra il reale e l’irreale, l’animo umano. È questa la base narrativa su cui si snoda "Ciò che accadde all’improvviso", presentato in anteprima mercoledì a Salemi, che debutterà in prima nazionale sabato 30 dicembre al Teatro Garibaldi di Enna. La commedia su testo originale di Rosario Palazzolo (di cui firma anche la regia), che vede in scena lo stesso Palazzolo con Franz Cantalupo, Elisa Di Dio, e con Delia Calò, fa parte del cartellone firmato da Mario Incudine e realizzato grazie alla sinergia tra comune di Enna ed Università Kore.

Ciò che accadde all'improvviso

Elisa Di Dio e Franz Cantalupo in "Ciò che accadde all'improvviso"

In scena una storia al limite del surreale giocata con i tempi della commedia comica che spesso storce nel giallo, si adagia sul grottesco per arrivare a un finale drammatico. Protagonisti tre uomini che hanno perso la strada, che non si riconoscono più: tre personalità che diventano metafora dell’uomo. Lo spettacolo che ha le musiche di Francesco Di Fiore, i costumi e le scene di Luca Manuli e Clara De Rose come assistente alla regia, è una produzione della Compagnia dell’Arpa che per questa piéce ha collaborato con Teatrino controverso e Latitudini - rete siciliana di drammaturgia contemporanea, e gode del sostegno finanziario dell’Assessorato regionale al turismo ed allo spettacolo.
A parlare dello spettacolo, della sua genesi e della sua “seconda vita”, è lo stesso Rosario Palazzolo, drammaturgo, attore e regista già vincitore del Fringe al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano, che nel 2016 è stato anche insignito del Premio Nazionale della Critica per la sua attività di drammaturgo.

«Questa nuova esperienza - racconta Palazzolo - nasce da una collaborazione fruttuosa con la Compagnia dell’Arpa che mi ha voluto fortemente ad Enna, e quando dico fortemente intendo proprio fortemente, con la mia stessa intensità. Le faccende fruttuose hanno questo di bello, la bilateralità. Ad Enna, ma anche a Calascibetta, dove si sono svolte molte prove nel teatro Contoli-Di Dio, ho vissuto davvero bene. Ciò che accadde all’improvviso ha anche una storia fuori dalla scena, fatta di rapporti umani importati e confronto pieno. L’ opera nasce dall’incontro proficuo con alcuni artisti ennesi. È stato un mese molto fruttuoso da diversi punti di vista, e chiedo scusa se sto abusando del termine, ma è stato, in effetti, un mese in cui s’è pensato e discusso molto. Dovrebbero essercene molti di mesi così per un artista, e pure per una città, o per due, come in questo caso».

Ciò che accadde all'improvviso

Rosario Palazzolo

Il testo della commedia è nato alcuni anni fa, esattamente nel 2005: «E’ la mia prima opera e non andava in scena dal 2009 - spiega Palazzolo -. Ringrazio la Compagnia dell’Arpa per avermi dato la possibilità di riproporla, perché è stato curioso ed interessante tornarci su. In questo testo cè un Palazzolo che adesso non c’è più, lo ammetto, e che pure c’è, in qualche modo, nascosto e fulgidissimo. Così come è evidente che evidenti siano i malanni di adesso, lì ancora ruvidi, privi di diagnosi. Mi riferisco ad alcune modalità linguistiche, ai temi trattati, alle contorsioni di senso, ai pensieri-fiume che non sfociano mai, o quasi mai, o più che mai. Insomma, c’è un Palazzolo in teoria, lì, mentre adesso trasborda di pratica».

«Anche quest’anno, per volere del direttore artistico Mario Incudine - dice Angelo Di Dio della Compagnia dell’Arpa - il Garibaldi diventa la casa da abitare per gli artisti. Dopo il grande successo di "Lingua di cane", quest’anno abbiamo voluto un nuovo progetto di residenza artistica, fra Enna e Calascibetta, che porterà in scena un testo che è il manifesto poetico di Rosario Palazzolo. Aprire il teatro a progetti di residenza significa renderlo un centro di produzione attiva, un luogo in cui nascono progetti artistici, si offrono spazi di espressione per i talenti del territorio, si dà la possibilità di trovare sbocchi occupazionali. Un vero cambiamento di prospettiva che trasforma la nostra città in centro di formazione permanente e di ideazione di nuovi percorsi artistici e teatrali».

tiziana.tavella1@gmail.com

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