Teatro

Savì Manna: «Porto in scena i fantasmi della Shoah»

Con un cast di 30 elementi il 27 e il 28 gennaio debutta in prima nazionale al Centro Zo di Catania "Ogni storia ha la sua musica" del drammaturgo, attore e regista catanese che con questo testo (finalista al Premio Tragos nel 2014) scritto, nel tentativo di una catarsi collettiva, omaggia le vittime dell’Olocausto

Savì Manna, autore, interprete (con Turi Motta) e regista di "Ogni storia ha la sua musica": «Non sono né il primo né sarò l’ultimo a scrivere di quell’orrore che segnò l’umanità per sempre, ma sono convinto che, ognuno a suo modo, debba dare il proprio contributo e lanciare un messaggio di fratellanza e comunione, perché stragi come la Shoah non accadano mai più»

Savì Manna in "Ogni storia ha la sua musica"

L'attore, regista e drammaturgo Savì Manna in "Ogni storia ha la sua musica"

«Non sono né il primo né sarò l’ultimo a scrivere di quell’orrore che segnò l’umanità per sempre, ma sono convinto che, ognuno a suo modo, debba dare il proprio contributo e lanciare un messaggio di fratellanza e comunione, perché stragi come la Shoah non accadano mai più».
Savì Manna, drammaturgo, regista e attore catanese, il suo contributo ha deciso di darlo nel modo che più gli è congeniale, scrivendo, dirigendo e interpretando Ogni storia ha la sua musica che debutterà, in prima nazionale proprio sabato, Giorno della Memoria (replica domenica) nell’ambito di Altrescene, rassegna di Zo Centro Culture Contemporanee di Catania dedicata al teatro contemporaneo.

Turi Motta e Savì Manna in Ogni storia ha la sua musica

Turi Motta e Savì Manna durante le prove di "Ogni storia ha la sua musica"

Un’opera “titanica”, con 30 elementi in scena e con cui l’artista catanese sfida anche se stesso. «È la prima volta – spiega - che rappresento qualcosa di così corale. A parte l’omaggio a Carmelo Vassallo di qualche anno fa, ho sempre lavorato da solo o con poche persone, sia perché io stesso sono un po’ complicato sia perché per grosse produzioni c’è bisogno di grossi budget che il teatro indipendente non sempre può permettersi. Anche per questo, anche se l’opera è nata di getto, ho cercato sin dall’inizio di opporvi resistenza e di accantonarla perché la vedevo come un’impresa impossibile».
Di fatto, l’artista catanese - noto per i suoi spettacoli Turi Marionetta, Importante, molto importante (la trilogia); Patrizzia, la vera storia di una sensation seeker - con quest’opera cambia radicalmente registro e, dopo quattro anni dalla stesura, porta in scena la pièce che tra spettri, musiche e racconti ricorda le atrocità vissute dalle vittime dell’Olocausto e che vede protagonisti, oltre allo stesso autore, l’attore Turi Motta, il mezzosoprano Antonella Guida, il violoncellista Enrico Sorbello e i 26 elementi del Coro Nazionale protestante Note di Pace diretto da Angela Lorusso e composto da appartenenti alle chiese avventiste, luterane, valdesi e di diversi orientamenti religiosi e culturali.

Coro nazionale protestante Note di pace

Il Coro Nazionale protestante Note di Pace diretto da Angela Lorusso

Lo spettacolo, prodotto da Santo Maccarrone con il sostegno di Leggende Metropolitane, Zo Centro Culture Contemporanee e Statale 114, scenografia e disegno luci di Salvo Pappalardo, costumi di Silvana Finocchiaro, grafica video di Sègoléne Le Contellec, ha una genesi che l’autore stesso definisce «casuale e istintiva».
«Mi trovavo a casa di una mia amica per accudire il suo cane – racconta -. Le mie giornate trascorrevano tra nuotate, passeggiate e suonate di violino. Poi un giorno ho acceso il pc e con in testa la mia scrittrice preferita Irene Nemirovsky (autrice francese di origine ebraica, vittima dell’Olocausto, nda) e ho cominciato a scrivere un racconto su di lei che man mano si è trasformato in qualcos’altro, uscendo totalmente fuori dal mio controllo».

Antonella Guida

Il mezzosoprano Antonella Guida

Man mano, infatti, entrano nelle pagine altre “presenze”: un coro, un musicista e persino un armadio magico. «Ho solo salvato il file e l’ho archiviato – continua Manna - . Dopo qualche tempo, però, l’ho ritrovato e ho deciso di rimetterci mano, ultimandolo. Con il testo ho poi partecipato al concorso europeo di drammaturgia Premio Tragos nel 2014, arrivando tra i finalisti».
Tutto, come se fosse stata proprio l’urgenza di raccontarsi delle vittime dell’Olocausto ad aver dato impulso alla stesura e all’arrivo in teatro della pièce che racconta di una giovane donna che nascosta in un armadio, assiste all’apparizione di fantasmi che vengono evocati dalla musica di un misterioso violoncello. Per accertarsi che non sia tutto frutto della sua fantasia, la donna coinvolge la sua amica e insieme diventano testimoni di queste presenze, le cui voci si succedono come in un rituale: ogni volta che il violoncellista suona l’ultima nota del suo repertorio, gli spettri – che si riveleranno essere vittime illustri della follia nazista e fascista - appaiono per raccontare le loro tragiche storie. Le donne assistono in silenzio e sarà il coro a dar loro voce. Perché in quest’opera solo ai morti spetta il diritto di parola, mentre ai vivi non rimane che il silenzio o la sublimazione del dolore in lirica.

Enrico Sorbello

Il violoncellista Enrico Sorbello

L’opera di Manna, infatti, punta molto sulle melodie. L’arrangiamento musicale del testo è di Andrea Paderni e di Angela Lorusso, direttrice del Coro Note di Pace che canta musiche dell’800 e Gospel, mentre il violoncello esegue Bach, Vivaldi e Mozart. E poi c’è la melodia originale La Sua Musica scritta da Savì Manna e arrangiata da Dario Grasso.
«Anche il brano – continua l’autore – ha una genesi particolare. Durante le prove del mio spettacolo Patrizzia ero solito trascorrere qualche minuto di training davanti al pianoforte, strumento che non so suonare ma con cui mi piace giocherellare. Un giorno, sconvolto da una brutta notizia, ero al piano, e dai tasti è spuntata questa melodia che ho deciso di registrare».

Turi Motta e Savì Manna in Ogni storia ha la sua musica

Turi Motta e Savì Manna in un altro momento delle prove di "Ogni storia ha la sua musica"

Un’intrecciarsi di stranezze, sentimenti, storie che hanno dato vita all’omaggio artistico alle tante vittime innocenti di una storia che riguarda il passato ma che continua a essere fin troppo attuale.
«Da sempre di fronte ai racconti sulla Shoah – dice Savì Manna – mi sento raggelare il sangue. Quest’apocalisse non è solo legata a un popolo, ma all’umanità intera. È come se con questo lavoro cercassi di purificarmi da questo pensiero ossessivo, o forse spero di espandere la mia catarsi anche agli altri. Oggi assistiamo a segnali preoccupanti che provengono dal mondo, non possiamo permettere alla stupidità e alla brutalità umana di prendere nuovamente il sopravvento. L’unica arma in nostro possesso è ricordare. Perché la memoria non è guardare al passato, ma al futuro».

mariaenzagiannetto@gmail.com

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