Teatro

A Comiso Edoardo Siravo incarna la gelosia dal punto di vista di Pirandello

Protagonista l'attore romano, dal 23 al 25 febbraio al Castello aragonese della città iblea, il secondo appuntamento di "Pirandello al castello", percorso sul drammaturgo agrigentino in quattro tappe (fantasmi, gelosia, follia e mito) del regista messinese Walter Manfrè

Manfrè, su "Pirandello al castello": «Dei quattro momenti, la gelosia è quello che più mi interessa perché questo disturbo, apparentemente secondario, può tramutarsi in una vera patologia che potrà condizionare in misura invalidante la vita di chi la manifesta ma soprattutto di chi la subisce». Con Siravo, in scena anche gli attori Doriana La Fauci, Tiziana Bellassai, Alessandro Bonaccorso e Roberta Andronico e gli allievi dell'International Theatre Centre, la scuola di teatro creata da Manfré a Comiso

Edoardo Siravo

L'attore Edoardo Siravo protagonista del secondo appuntamento di "Pirandello al castello" a Comiso, dedicato alla gelosia

Prosegue, nelle affascinanti sale del Castello aragonese di Comiso, Pirandello al castellopercorso sul drammaturgo agrigentino che il regista messinese Walter Manfrè ha intrapreso dividendo l’indagine sul grande autore in quattro tappe utili per focalizzare le principali tematiche della sua  sterminata produzione letteraria. Dopo la prima puntata dedicata ai fantasmi, che ha riscosso un unanime consenso soprattutto da parte di un pubblico giovane e che si è avvalsa dell’apporto artistico di quel grande professionista del teatro italiano che è Giuseppe Pambieri, dal 23 al 25 febbraio Manfrè vivisezionerà il tema della gelosia che tanta parte ebbe nella vita di Pirandello fino a condizionarne in maniera pressocchè totale la sua esistenza di uomo. Il 23 febbraio unica replica alle 21, il 24 e il 25 doppia replica alle 19 e alle 21.

Di questo secondo step sarà protagonista un altro grande attore del nostro teatro, Edoardo Siravo che il pubblico teatrale e televisivo italiano ha conosciuto attraverso le sue interpretazioni magistrali soprattutto accanto a Giancarlo Sbragia ma anche con  Ronconi, Patroni Griffi, Squarzina, Missiroli, Pugliese, Pagliaro. Noto al pubblico televisivo per la sua partecipazione a serie di successo, fa anche parte del mondo dei grandi doppiatori avendo prestata la sua voce, fra gli altri, a Gerard Depardieu, Kevin Costner, Jeremy Irons e tanti altri prestigiosi attori internazionali.

Walter manfré

Walter Manfré

Chiediamo a Manfrè quali sono gli spunti principali di questo secondo momento pirandelliano e quali risultati si prefigge di raggiungere al termine di questo  monumentale corso monografico.
«Dei quattro momenti in cui ho pensato di dividere lo spettacolo, i fantasmi, la gelosia, la follia e il mito, il secondo è quello che più mi interessa perché questo disturbo, così apparentemente secondario, può tramutarsi in realtà in una vera  patologia che potrà condizionare in misura invalidante la vita di chi la manifesta ma soprattutto di chi la subisce. Di Pirandello si sa che ebbe una moglie malata di mente ma non si sa quanto anche il genio di lui veicolasse in se i germi di una patologia che, per sua fortuna, egli riuscì ad incanalare nella creazione artistica. L’indagine su questo argomento è assolutamente affascinante e ti consente di leggere Pirandello in maniera più profonda, senza fermarti alla superficie e senza accontentarti di appezzare soltanto il suo acume e la sua ironia. Alla fine comunque di tutto il percorso io spero che, chi lo avrà seguito, possa essere in grado di comprendere la difficoltà ed il dolore  della sua vita e di scoprire come la pervicacia del Genio, da noi spiato “in mutande,” abbia avuto alla fine il sopravvento sulla ineluttabilità del suo destino».

Pirandello al castello: la gelosia

La locandina dello spettacolo

Lei parla di Pirandello con un trasporto non comune… Quando ha sentito per la prima volta questo trasporto?
«Frequentando da allievo uno dei miei maestri, Giovanni Cutrufelli, che era uno specialista di Pirandello. Ascoltandolo soltanto leggere le sue opere io riuscivo a comprenderne, se non il significato più profondo (avevo 18 anni) ma sicuramente l’affascinante mistero del percorso che fa la mente umana prima di consentire alla lingua di proferire la parola. Poi mi capitò di dirigere due storiche attrici che avevano lavorato nella compagnia di Pirandello dirette da lui: Rina Franchetti e Paola Borboni. Loro mi raccontarono come era il privato del Maestro ed anche le beghe esistenti in compagnia. Una volta chiesi alla Borboni: “Era brava Marta Abba come attrice?” e lei mi rispose, scolpendo le sillabe come lei sola sapeva fare: “Abba – stanza”! Ma la Borboni, si sa, aveva la lingua tagliente e Marta Abba era molto invidiata…».

Luigi Pirandello da giovaneUn giovane Luigi Pirandello

Lei realizza questi spettacoli con l'International Theatre Centre, la sua scuola di teatro che ha sede a Comiso, impiegando i suoi allievi. E’ soddisfatto di questa avventura comisana?
«Io spero che non sia soltanto un’avventura. Credo che una scuola di teatro abbia l’obbligo di far lavorare gli allievi accanto ai grandi Maestri. Soltanto con la pratica continua si cresce e con  la molteplicità degli incontri di teatro e di vita. Mi pare di riuscirci: fra i giorni in cui mi dispero per la mancanza di fondi e quelli in cui il mio pubblico applaude il mio lavoro riesco a trovare un equilibrio. Tutti sappiamo che esiste un’ansia buona ed una cattiva: credo che in me prevalga quella buona… Nella mia compagnia, per questo spettacolo, ho voluto accanto a Siravo anche altri bravi attori professionisti - Doriana La Fauci, Tiziana Bellassai, Alessandro Bonaccorso e Roberta Andronico - per supportare i miei allievi».

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