L'intervista

Giovanni Guardiano: «Con un gioco di specchi mostro il volto della mafia»

L’attore ragusano, tornato ad essere volto televisivo grazie al personaggio di Jacomuzzi in "Il commissario Montalbano", a teatro con il suo ormai classico "I cento pazzi" parte dal Maxiprocesso per smascherare i mafiosi che hanno fatto della teatralità un’arma: «Il vero tragico sconfina nel vero ridicolo»

Ne "I cento pazzi", l'attore ibleo, usa l’esagerazione e l’iperbole per restituire la vera faccia dei mafiosi: «La teatralità ha il compito di mettere in luce come dipingono se stessi i mafiosi per poi restituire la loro vera natura». A settembre Guardiano sarà protagonista di una docufiction di Rai Storia, proprio sul grande processo di Palermo

Giovanni Guardiano in "I cento pazzi"

Giovanni Guardiano in "I cento pazzi"

«Che ne sapevo io di mafia? Io facevo e faccio l’attore». Sembrerebbe un mea culpa quello dell’attore Giovanni Guardiano - ragusano di nascita, romano d’adozione - che invece, con questa premessa, di mafia si appresta a parlare, nello spettacolo I cento pazzi usando iperboli e paradossi, per smascherare il vero volto dei mafiosi. Il monologo, che andrà in scena lunedì 12 marzo al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta all’interno della stagione curata dal maestro Moni Ovadia, vede l’attore siciliano, classe 1963, nel triplice ruolo di autore, regista e attore e, a partire dall’indagine sul Maxiprocesso, ricorda, racconta e agisce i fatti più salienti di quell’importante pagina della recente storia italiana.

«L’idea – racconta l’attore, 55 anni appena compiuti – è nata in modo del tutto casuale. Mi sono ritrovato a vedere del materiale online che parlava del Maxiprocesso. Si trattava di video e documentari che raccontavano molto bene la storia di quel periodo e ho cominciato ad approfondire. Man mano, però, mi sono ritrovato a pensare come in quegli anni, di fatto, io giovane siciliano che inseguiva i propri sogni artistici al Nord Italia, non avevo affatto contezza di quello che stesse succedendo nella mia Isola e, anche se mi arrivavano echi, come a tutti gli italiani, era come se mi offrissero una visione della mia terra che mi era del tutto sconosciuta».
Non conosceva quella Sicilia raccontata dai giornali, Guardiano. Nato e cresciuto nel Ragusano, in un ambiente lontano da certe dinamiche, di morti ammazzati aveva sempre e solo sentito parlare nei tg. Oggi, con questo spettacolo, Giovanni Guardiano ha voluto “rimediare”, usando quel teatro che “l’aveva distratto” dalla vita reale proprio per smascherare i mafiosi che della teatralità hanno fatto un’arma da usare, spesso, per confondere le idee.

Giovanni Guardiano in "I cento pazzi"

Giovanni Guardiano in una altra scena de "I cento pazzi"

«Nel mio spettacolo – spiega – uso l’esagerazione e l’iperbole per restituire la vera faccia dei mafiosi. La mafia sotto accusa, visibilmente sotto pressione presenta il confine tra vero e falso. I cento pazzi è un gioco di specchi che pone l’accento proprio su questo confine: vero-falso, vero-verosimile, vero-teatrale. E il vero tragico sconfina nel vero ridicolo che sembra finzione, un rimescolamento di piani e di ruoli che solo il gioco teatrale svela. Anche se sembra un modo per prendere le distanze dal voler parlare di mafia “che ne so io di mafia…” , mi trasformo in cantastorie per cantare quello che è successo».
Una costruzione tra ironia e tragico che, però, riesce a non cadere nel rischio di umanizzare e rendere simpatici i criminali come spesso accade, purtroppo, in alcune fiction tv. «Bisogna sempre stare molto attenti – spiega Guardiano - nel trattare certe storie, perché il rischio di rendere eroi i criminali è dietro l’angolo. La teatralità ha proprio il compito inverso: mette in luce come dipingono se stessi i mafiosi per poi restituire la loro vera natura».

Così Guardiano si lancia ora, con lo sguardo dell’adulto, nell’analisi di quegli anni durissimi per la sua terra. Gli anni che, di fatto, per il giovane attore - diplomato al Laboratorio di Esercitazioni sceniche di Gigi Proietti e poi alla Gitis – coincidevano con le sue prime interpretazioni, fino al suo debutto in tv nella fiction Classe di ferro che fece il suo esordio nel 1989. Da lì tante le fiction con ruoli di rilievo: da Madre come te a Il mondo è meraviglioso, da Incantesimo a Il Capitano. Non manca il cinema con Voll normaaal di Ralf Huettner, Ilaria Alpi – Il più crudele dei giorni e La misura del confine, senza mai dimenticare il teatro con numerose regie di Antonio Calenda, Mario Missiroli, Gigi Proietti, Anatoly Vasiliev, Turi Ferro, Gianpiero Borgia (tra cui il ruolo del capocoro del Filottete al Teatro Greco di Siracusa nel 2011 e Menelao nel dramma di Mircea Eliade Ifigenia 2012).

Ma è sicuramente al ruolo di Jacomuzzi, capo della scientifica in Il commissario Montalbano che il volto di Guardiano è più legato sin dalla primissima apparizione nel 1999 e che ora, dopo un periodo in cui il poliziotto è stato “assente giustificato” in America per meriti speciali, è tornato nella nuova serie. «Molti hanno pensato – spiega Guardiano – che il mio personaggio stesse in qualche modo sostituendo quello di Pasquano, interpretato dall’insostituibile Marcello Perracchio, ma non è affatto così. Jacomuzzi e Pasquano collaboravano da sempre e di fatto ora al capo della scientifica ha quasi la funzione di tramite con il medico legale che non si vede, ma c’è e non è stato sostituito. La serie di Montalbano si è saputa conquistare la fedeltà del pubblico grazie alla formula vincente che mette insieme la grandissima scrittura di Andrea Camilleri, la splendida regia di Alberto Sironi e l’interpretazione impeccabile di Luca Zingaretti. E poi, per tornare all’immagine della Sicilia che veniva fuori qualche anno fa dai tg, a questa serie va riconosciuto l’indubbio merito di aver fatto conoscere la nostra terra per quella che è: solare, accogliente e meravigliosa».

Giovanni Guardiano in "Il commissario Montalbano"

Giovanni Guardiano nei panni di Jacomuzzi in "Il commissario Montalbano"

Una Sicilia che Guardiano porta nel cuore, tornandoci spesso anche per lavoro – proprio con Il Commissario Montalbano – anche se al momento è impegnato in un nuovo importante progetto per Rai Storia.
«I casi della vita – conclude Guardiano – sono davvero stranissimi. Mi sono ritrovato a essere scelto per il ruolo di protagonista per una docufiction di Rai Storia che parla proprio del Maxiprocesso e che andrà in onda da settembre. Io interpreto - si tratta di un approccio verosimile ma non della vera storia - un giornalista della redazione Rai che ai tempi, insieme con la sua troupe, seguì l’intero processo».

mariaenzagiannetto@gmail.com

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