Vita da attore

Silvio Laviano: «La recitazione per me è un bisogno»

L’attore e regista catanese, reduce dai successi di "Glam City" e "Sogno di una notte a Bicocca", ha lasciato il palcoscenico - come accade solo di rado - per dirigere Alessandra Barbagallo in "Io sono verticale" monologo ispirato alla poetica dell’americana Sylvia Plath

Una piccola grande sfida per Laviano, classe 1979, che dal 2014, con il suo progetto Seta, lavora sulla ricerca del linguaggio espressivo ed emotivo che possa svecchiare il modo di fare teatro. Per Laviano, il teatro è soprattutto necessità di raccontare e raccontarsi. Sin da quando, dopo la maturità classica, decise di inseguire il suo sogno andando a studiare alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova

Silvio Laviano

Silvio Laviano

«Non sono un regista, ma ammetto che ci sono storie, suggestioni, temi che non mi lasciano scampo. Ed è quello che è successo stavolta con questa drammaturgia». L’attore catanese Silvio Laviano difficilmente lascia il palcoscenico per dirigere. Lo ha fatto per Sogno Ergo Sum, Diversi - personaggi in cerca di un altrove, femmine e innamorati - tragicommedia della purificazione e lo fa ora per Io sono verticale, monologo prodotto dal suo progetto Seta (Studio Emotivo Teatro Azione) e interpretato dall’attrice catanese Alessandra Barbagallo andato in scena lo scorso week end al Teatro Machiavelli di Catania.

«Io sono verticale – spiega Laviano – è un diario emotivo che si ispira alla poetica e biografia della poetessa americana Sylvia Plath, morta suicida a 30 anni ed eletta negli Anni 70 simbolo della lotta contro le durezze e le frustrazioni della vita domestica. Per un uomo raccontare scenicamente questa storia non è cosa semplice, bisogna evitare di giudicare un personaggio e il suo percorso, e io ho cercato di assecondare i miei ricordi di bambino e di quelle bambole di porcellana che le donne di casa custodivano gelosamente… Per la regia ho pensato proprio a cosa sarebbe successo se quel bimbo capriccioso avesse rapito una di quelle bambole. Così ho agito nei confronti della storia e di quella magnifica bambola/attrice che ha partorito questa favola».

Silvio Laviano e Alessandra Barbagallo

Alessandra Barbagallo e Silvio Laviano durante le prove di "Io sono verticale" al Machiavalli di Catania, foto Gianluigi Primaverile

Una piccola grande sfida per l’attore catanese, classe 1979, che dal 2014, con il suo progetto Seta, lavora sulla ricerca del linguaggio espressivo ed emotivo che possa svecchiare il modo di fare teatro. Sì perché per Laviano, che alla recitazione si è avvicinato ai tempi del Liceo, il teatro è soprattutto necessità di raccontare e raccontarsi.
E lo è sempre stato. Sin da quando, dopo la maturità classica, decise di inseguire il suo sogno andando a studiare alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova. «Mi sono diplomato allo Stabile di Genova a 23 anni – racconta – e ho cominciato subito a lavorare con registi importanti, trasferendomi presto a Roma e approdando anche al cinema e al piccolo schermo, lavorando anche con Marco Bellocchio e Ferzan Özpetek».
Un’urgenza di raccontare e raccontarsi che ha accompagnato l’attore catanese anche in questi anni, dal 2011 per l’esattezza, quando è tornato a vivere nella sua Catania, prima a causa di uno stop forzato - in seguito al fallimento del progetto Agrodolce, la soap opera girata interamente in Sicilia - poi per scelta.
«All’inizio – confessa Laviano - tornare a casa dei miei fu un po’ disorientante, poi capii che era il momento di avviare una riflessione su ciò che volevo davvero da questo lavoro e capire se volevo davvero tornare a Roma, rituffandomi nel turbinio dei provini oppure rimettermi in gioco da qui. Una riflessione che dura ancora e che ho, razionalmente, deciso di concludere nel 2019, quando compirò 40 anni».

Silvio laviano Sei personaggi

Nei panni del capocomico nei "Sei personaggi in cerca d'autore" fcon la firma di Michele Placido allo Stabile di Catania

Intanto, facendo tesoro del suo bagaglio di esperienze in Italia e in Francia, Laviano ha deciso di ripartire dai giovani con i suoi laboratori, workshop e con il progetto Seta, appunto.
«Mi piace lavorare con i giovani – conclude – perché mi restituiscono il bello di fare questo mestiere. A chi vuole intraprendere questa professione cerco di far capire che il talento è importante ma che non è nulla senza il bisogno di recitare. Anche per questo, come attore, mi metto in gioco solo in produzioni davvero convincenti».
Nell’ultimo anno Silvio Laviano in scena ha sempre più convinto il pubblico, passando dall’ineguagliabile Gerry Garozzo in Glam city di Domenico Trischitta per la regia di Alberto Nicola Orofino, al capocomico dei Sei personaggi in cerca di autore diretto da Michele Placido, fino al napoletano pluriomicida in Sogno di una notte a Bicocca di Francesca Ferro.

Silvio laviano Glam City

Laviano in "Glam City" è Gerry Garozzo

«Purtroppo – sostiene – non è così scontato riuscire a far quello che piace davvero in questa città. Nel teatro catanese, purtroppo, si respira un’aria stantia, restia alle novità e io non voglio arrendermi ai modelli obsoleti che hanno affossato i giovani attori e continuano a tenere lontano il nuovo pubblico. Vorrei fornire ai giovani un motivo per venire a teatro, vorrei che si innamorassero del palcoscenico come accadde a me, ma perché questo succeda, bisogna parlare il loro linguaggio».

mariaenzagiannetto@gmail.com

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