Teatro

Andrea Tidona: «La follia specchio dell’uomo»

Da venerdì 27 a domenica 29 aprile al Castello Naselli di Comiso terzo appuntamento col progetto del regista Walter Manfrè "Pirandello nel castello": l’attore modicano incarna i disturbi della mente di tanti personaggi, da Ciampa a Enrico IV, resi eterni dal drammaturgo agrigentino

È la follia il tema del terzo appuntamento con "Pirandello nel Castello", l'opera teatrale innovativa, sperimentata e ideata dal regista Walter Manfré, al Castello Naselli di Comiso. «Si tratta - spiega il regista Manfré - di un approfondimento psicologico che ho voluto dedicare a un autore del quale ho letto e studiato tanto. Con il tema della follia, l'approfondimento psicologico, quasi psichiatrico, investirà in qualche modo lo stesso autore»

Walter Manfrè e Andrea Tidona

Walter Manfrè e Andrea Tidona

Non un palco, ma una scena aperta. Non un copione, ma cinque brani scelti in virtù della loro follia. È la follia il tema del terzo appuntamento con Pirandello nel Castello, l'opera teatrale innovativa, sperimentata e ideata dal regista Walter Manfré, che si terrà a Comiso, nelle serate di venerdì 27, sabato 28 e domenica 29 aprile al Castello Naselli.
A saltare da un ruolo all'altro, vestendo i panni di Ciampa e di Enrico IV, l’attore modicano Andrea Tidona. Con lui in scena Tiziana Bellassai, Alessandro Bonaccorso e gli allievi-attori dell’International Theatre Centre di Comiso, diretto dal regista messinese. «Si tratta - spiega il regista Manfré - di un approfondimento psicologico che ho voluto dedicare a un autore del quale ho letto e studiato tanto. Il progetto si articola nei quattro temi su cui si è incentrata la produzione pirandelliana: i fantasmi, la gelosia, la follia e il mito. In questo episodio in particolare, con il tema dellla follia, l'approfondimento psicologico, quasi psichiatrico, investirà in qualche modo lo stesso autore: attraverso i suoi temi e i suoi personaggi sarà Pirandello stesso ad essere portato in scena, con Il treno ha fischiato, Il berretto a sonagli, Enrico IV, La patente, Così è se vi pare».

Luigi Pirandello

Luigi Pirandello

A emergere sarà la costruzione stessa dell'universo pirandelliano, e quel suo modo così peculiare di intendere opere e personaggi, quelle "maschere" che - ed è questo un aforisma notorio del drammaturgo agrigentino - sono al mondo più numerose degli stessi volti. «I personaggi in scena - continua Manfrè - agiscono secondo ciò che lui stesso diceva di essi: ingaggiando con l'autore una lotta interna, nella sua stessa mente, per portare la trama là dove loro volevano che andasse, sovvertendo anche i piani dello scrittore. Assumendo quasi corpo, da pensiero che erano, per vagare soli nella stanza. Combatteva, lo scrittore, con qualcuno che era stato creato da lui, ma che a un certo punto si incorporava e voleva andarsene con i suoi piedi». Sono autonomi, dunque, i personaggi che Tidona interpreterà al Castello Naselli. Autonomi e vivi: diversi, eppure accomunati da una vena di follia.

A interpretarli, appunto l'attore Andrea Tidona, di nascita iblea e affermata fama nazionale, sia televisiva che teatrale. Sarà lui, che rinunciando alla quarta parete che separa spettacolo da spettatore, salterà di follia in follia, di personaggio in personaggio, senza palco nè cambi di scena, affidandosi solo alla multiforme caratura della sua interpretazione e della sua voce.
«La follia - commenta Tidona - fa parte dell'umanità tutta. Io stesso ho avuto modo, facendo teatro terapia con un gruppo di pazienti psichiatrici, che quelli che in loro erano amplificati a livello purtroppo patologico, erano in realtà dei sintomi, dei tic, che potevamo avere tutti, solo che in loro si erano incancreniti: è stato come guardarsi ingigantito in uno specchio. Allo stesso modo gli stessi personaggi pirandelliani, appaiono normali fino a un certo punto, salvo poi perdere la testa per un fattore scatenante, per un singolo evento che fa perdere loro l'equilibrio. E di solito si perde per qualcosa che fanno gli altri, che viene da fuori: vedi il caso di Ciampa, che stava sereno con la sua donna traditrice, fino al momento in cui da fuori, qualcuno, non ha iniziato a definirlo cornuto. Lì, è impazzito: che se ci pensi è ancora più folle il motivo che lo ha portato alla follia».

Relativismo pirandelliano

Il giudizio degli altri: sono gli altri - e lo diceva Sarte - l'inferno, dunque? «La follia si scatena nel combattimento tra l'individuo e il mondo che lo circonda. Pirandello lo dice in Vestire gli ignudi. Anche questa, una storia attualissima che proprio grazie alla sua approfondita analisi psicologica è ancora perfettamente valida nonostante il passare del tempo. Lì è la strada, la metafora dell'esterno: uno sembra star bene, "ma la strada c'è, con la gente che vi passa, i rumori della vita, la vita degli altri, estranea ma presente, che trasforma, intralcia, deforma...". E’ un testo di una modernità spaventosa. Così è Chiarcaro, ne La patente: impazzisce ad essere definito iettatore. E lo stesso Enrico IV: lui cade da cavallo, svanisce, ma poi quando torna in sé vuole restare chiuso nel castello. E lì resta il dubbio: è folle lui che si rinchiude, o tutti quelli che restano fuori?».

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