Teatro

Dicci Camilleri del nostro futuro

Con la regia di Roberto Andò, l'11 giugno al teatro Greco Andrea Camilleri protagonista unico di "Conversazione su Tiresia", dal suo testo scritto appositamente per il 54° Festival del teatro greco

Una serata unica e imperdibile durante la quale lo scrittore in una conversazione solitaria con Tiresia, l'indovino che compare nell'Odissea, meditando sulla cecità e sul tempo, parlerà di sé e del suo viaggio nella vita e nella storia. «Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia più che secolare che ha avuto una tale quantità di trasformazioni da indurmi a voler mettere un punto fermo a questa interminabile deriva» sono le parole di Camilleri

Andrea Camilleri

Andrea Camilleri

Cantava Vinicio Capossela in Dimmi Tiresia, tratto dall’album capolavoro Marinai, profeti e balene del 2011: “Dimmi Tiresia
/ al regno dove mai nessuno si è recato / Versami il sangue / Scavami un botro / Un buco per sbirciare tra il mio destino e il Fato”. Sapere o non sapere, questo è il dilemma. Saper voleva Ulisse quando scese agli inferi per incontrare l’ombra dell’indovino cieco tebano, e sapere se lui e i suoi compagni sarebbero tornati a casa. E Tiresia, personaggio del mito di cui sono occupati ben 63 autori, dai greci ad oggi, ciascuno a modo proprio, non poteva non affascinare uno scrittore attento e curioso come Andrea Camilleri, il quale ha scritto appositamente per il 54° Festival del Teatro Greco di Siracusa un testo, Conversazione su Tiresia, che metterà in scena lunedì 11 giugno, alle 21, al Teatro Greco, con la regia di Roberto Andò, direttore artistico del festival. Lo spettacolo è una produzione dell’Istituto nazionale del dramma antico, a cura di Valentina Alferj. Le musiche sono di Roberto Fabbriciani eseguite dall’autore.

Andrea Camilleri e Roberto Andò

Roberto Andò e Andrea Camilleri

«Io Tiresia, mi aggiro fra queste metropoli dei nostri giorni» recita Andrea Camilleri, come si evince dal video dell'Inda delle prove. ​«Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia». Inizia così il monologo di Camilleri, e la figura dell'indovino cieco oggi affascina lo scrittore empedoclino anche di più di Montalbano che gli ha dato la fama. Foss’anche perché oggi Camilleri, a 92 anni, la sua vista l’ha perduta davvero da un po’, ma non solo. Roberto Andò: «Camilleri ha scelto Tiresia perché un personaggio simile a lui in quanto non vedente. E poi la letteratura di Camilleri ha avuto sempre la capacità di divinare. La mia sarà una regia discreta, in fondo sarà una festa. Camilleri ha un trascorso anche di attore, ed è straordinario vederlo mettersi in gioco, con la sua voce possente, da contastorie». E’ la prima volta che Andrea Camilleri diviene attore di un suo testo, e che abbia scelto di farlo a questo punto della sua vita impersonando l’indovino cieco assicura alla circostanza un carattere memorabile.
Camilleri sceglie Tiresia e quel che di questo personaggio ci ha trasmesso la letteratura, la filosofia, la poesia, e lo elegge a pretesto per investigare la cecità e la vocazione a raccontare storie. Dice Camilleri: «“Noi tutti siamo il teatro, il pubblico, gli attori, la trama, le parole che udiamo”, così scriveva Borges, e questo è vero per tutti, ma ancor di più per un cieco. Da quando non vedo più, io vedo meglio, vedo con più chiarezza. Nella mia gioventù siciliana, i miei compagnucci contadini accecavano i cardellini perché sostenevano che da ciechi cantassero meglio». 

Andrea Camilleri in scena

Camilleri prove aperte in scena

Le infinite manipolazioni subite dalla straordinaria figura dell’indovino attraverso epoche e generi, sono per Camilleri uno specchio in cui riflettersi. «Chiamatemi Tiresia, sono qui per raccontarvi una storia più che secolare che ha avuto una tale quantità di trasformazioni da indurmi a voler mettere un punto fermo a questa interminabile deriva - prosegue Camilleri -. A Siracusa vi dirò la mia versione dei fatti, e la metterò a confronto con quello che di me hanno scritto poeti, filosofi e letterati. Voglio sgombrare una volta per tutte il campo da menzogne, illazioni, fantasie e congetture, ristabilendo i termini esatti della verità».


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