Tra musica, teatro e danza

"Maria de Buenos Aires" e la rinascita del tango

Sold out domenica 17 giugno al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania per la tango operita scritta da Astor Piazzolla su testi di Horacio Ferrer, nella messinscena di Salvo Piro per la Camerata Polifonica Siciliana con le musiche eseguite dal Piazzola Ensemble. Lista d'attesa per una nuova replica

La tango operita è l'ultima produzione della Camerata Polifonica siciliana per il cartellone "Un palcoscenico per la città" realizzato in sinergia con l'ente lirico catanese. Le due organizzazioni stanno valutando la possibilità di una replica a breve all'aperto. L'8 luglio l'opera aprirà il cartellone di Noto Musica. Il regista Salvo Piro: «La cifra di questa operazione artistica vuole essere quella di reimpostare la tradizione nel contemporaneo, in linea con la volontà riformista del duo Piazzolla-Ferrer»

Maria de Buenos Aires prove

Mimma Mercurio e Giuseppe Lotito al centro del coro teatrale, durante le prove di "Maria de Buenos Aires"

Maria de Buenos Aires, tango operita su testo del poeta uruguaiano Horacio Ferrer e musica di Astor Piazzolla, nella messinscena di Salvo Piro che ne ha curato anche la traduzione, domenica 17 giguno, alle 21, al Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania sarà l’ultima produzione della Camerata Polifonica Siciliana per la rassegna Un palcoscenico per la città promossa dall’ente lirico. La realizzazione musicale è affidata al Piazzolla Ensemble, con Pietro Cavalieri (che ne è il curatore) al pianoforte, Giovanni Anastasio al violino, Maurizio Salemi al violoncello, Carmelo La Manna al contrabbasso, Alessandra Marino al flauto, Giuseppe Ventura al clarinetto, Rosario Gioeni alla chitarra e percussioni, Massimiliano Pitocco al bandoneon. Ad affiancare l’organico strumentale saranno le voci liriche di Alessandra Lombardo, mezzosoprano e di Salvo Disca, baritono, le voci recitanti di Salvo Piro e Mimma Mercurio, quest’ultima anche in veste di ballerina accanto a Giuseppe Lotito, e il coro teatrale formato da Simona Allegra, Teresa Barbagallo, Claudia Cappuccio, Carlo Genova, Giuseppe Leonardi, Michelangelo Sciuto e Valerio Severino. Le immagini video sono di Carlo Genova, il laboratorio di ideazione e realizzazione maschere e oggetti di scena è a cura di Alfredo Guglielmino, il laboratorio di espressione corporea e maschera contemporanea si affida a Roberto Capaldo.

Maria De Buenos Aires Salvo Piro

Le prove di "Maria de Buenos Aires", il regista Salvo Piro

«Si tratta di un allestimento completo di canto, recitazione, scene ed elementi coreografici» specifica il presidente della Camerata Aldo Mattina, gratificato, assieme al direttore artistico Giovanni Ferrauto, dalla risposta sorprendente di pubblico per la stagione svoltasi. «E’ stata la dirigenza del Bellini, il sovrintendente Roberto Grossi con il direttore artistico Francesco Nicolosi - afferma Mattina - a offrirci un’occasione molto stimolante con la richiesta di spettacoli “alternativi” rispetto alle programmazioni classiche del teatro: questo va nella direzione delle nostre scelte con brani non usuali e accostamenti tra passato e presente».

La risposta del pubblico c'è stata anche stavolta e lo spettacolo registra il tutto esaurito, una lista d'attesa è stata creata on line all'indirizzo http://boxoffice.cpsmusic.com. Ed ecco perché la Camerata Polifonica Siciliana e il Teatro Massimo Bellini stanno valutando una nuova replica da tenersi prossimamente quasi sicuramente al Teatro Antico di Catania. Maria de Buenos Aires l'8 luglio nel cortile del Collegio dei Gesuiti, aprirà il cartellone di Noto Musica Festival.

maria de Buenos Aires Mimma Mercurio e carlo Genova

Le prove di Maria de Buenos Aires, Mimma Mercurio e Carlo Genova

Maria de Buenos Aires è una composizione di sedici quadri, pubblicata sotto forma di spartito per canto e pianoforte, senza attribuzioni strumentali precise, motivo per cui ne esistono esecuzioni diverse tra loro, da ensemble numerosi ad altri come trio o quintetto, come ci spiega il maestro Pietro Cavalieri, sottolineando lo stretto rapporto della musica con la parola di Ferrer, sia cantata che parlata.

Rappresentata per la prima volta nel 1968 al Teatro Colón di Buenos Aires, “Maria de Buenos Aires” è un’opera assai significativa per Piazzolla perché è l’unica del genere in tutta la sua produzione. L’autore del libretto è Horacio Ferrer, figura che ha lavorato spesso con il compositore argentino, mentre la musica è interamente dovuta a Piazzolla, e si dice che sia stata ispirata alla cantante italiana Milva, che l’ha portata in scena in numerose tournée. La trama che Ferrer forgia dall’unione tra sacro e profano, come da tradizione latino-americana ma attingendo a piene mani alla novellistica italiana tra ‘500 e ‘600, trae spunto da una leggenda metropolitana d’inizio novecento, e rimanda metaforicamente alla storia della fondazione e rifondazione della città di Buenos Aires nel sedicesimo secolo. Maria è un’operaia di un’industria tessile di Buenos Aires che, dopo essere diventata una cantante di tango, entra in una casa di tolleranza dove muore molto giovane. In uno scenario surreale, la sua morte è decisa durante una messa nera tenuta da personaggi malfamati: ubriachi, assassini, ladri, prostitute e protettori, che sono i personaggi metafora della crisi argentina degli Anni 60. La sua condanna a morte è anche una condanna all’inferno (che coincide con la città di Buenos Aires) dove vaga lo spettro di Maria circondato da curiosi personaggi che riecheggiano quelli de Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile. Tra questi c’è il Duende, un folletto demoniaco, che per gioco andrà sulla tomba di Maria e la farà tornare in vita costringendola a rivivere le identiche atrocità e la stessa terribile vita che aveva lasciato con la morte.
Piazzolla e Ferrer recuperano il mito di Maria di Buenos Aires e ne fanno un esperimento teatrale mettendo in relazione la sua storia con la cronaca di Buenos Aires degli Anni 60: dopo la caduta del governo Peron sono anni difficili e di grande crisi e instabilità per tutta l’Argentina.

maria de Buenos Aires, Alessandra Colomba e Mimma mercurio

Le prove di Maria de Buenos Aires, il regista Piro con il mezzosoprano Alessandra Colomba e l'attrice e ballerina Mimma Mercurio

Pur seguendo pedissequamente le indicazioni degli autori, l’allestimento della Camerata Polifonica Siciliana - che per le maschere e gli oggetti di scena ha ingaggiato l’artista-artigiano della cartapesta Alfredo Guglielmino – strizza l’occhio alla nostra contemporaneità utilizzando per questa messa in scena anche la multimedialità, come il cortometraggio realizzato e interpretato da Carlo Genova tra le strette viuzze del quartiere di San Berillo.

Ad esprimersi sul contenuto è il regista Salvo Piro.

L’opera Maria de Buenos Aires è innervata da tradizione e avanguardia. Di che operazione si tratta?
«In realtà il testo di Ferrer è un’operazione sulla tradizione, una reinterpretazione della cultura argentina del tango, che era scaduto a un livello commerciale, quasi un’imitazione di se stesso. L’opera inizia con una invettiva del Duende contro i contemporanei tangueri che hanno svilito il ballo a forme ripetitive e tutte uguali con le stesse voci e movenze. Piazzolla era indignato da tutto ciò e dalla sua rabbia scaturisce la voglia di fondare una nuova tradizione, quella del tango nuevo ripartendo dalle radici originarie del tango. La cifra di questa operazione artistica dunque vuole essere quella di reimpostare la tradizione nel contemporaneo, in linea con la volontà riformista del duo Piazzolla-Ferrer. Piazzolla era considerato un sovversivo, che mette persino in crisi la figura del bandoneonista equiparandolo al diavolo, dato che il bandoneon, da colonizzatore europeo ha soppiantato gli strumenti originali, quali chitarra, flauto e violino».

Lei si mantiene fedele al testo oppure ci sono delle divergenze?
«Ho cercato di attenermi il più possibile all’originale perché ritengo che questa sia l’unica strada per mettere in scena qualcosa. Ho scelto infatti la prima versione del 1968 (eseguita al Teatro Colon di Buenos Aires) di cui ho fatto la traduzione rispettando i versi e il significato dell’opera. E’ una messa in scena che tiene conto di tutte le parole del testo improntato certamente a una scrittura sacrale, ma anche a una rilettura della cultura cattolica, una anticultura».

La figura di Maria è centrale, plurivalente, un “rito profano di fecondità e rinascita per un’umanità che dorme”. Qual è il suo ruolo preminente?
«Maria acquisisce nel corso dell’opera una serie di significati: all’inizio è una voce dell’aldilà, il personaggio evocato si chiama la voce di Maria, poi si ripresenta come una ragazza stuprata e dopo la morte intraprende un percorso di santità; in seguito rappresenta la città di Buenos Aires. In particolare è “quella domanda che Dio ci ha donato” come recita il testo, col ruolo primario di riscattare l’umanità in degrado, e tutto il genere femminile. E’ un mito cristico (non cristiano) al femminile, una Natività differente dalla tradizione».

maria de Buenos Aires manifesto

Il bel manifesto realizzato da Alfredo Guglielmino

annaritafontana@virgilio.it

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