Teatro-danza

Melissa Zuccalà: «La mia danza contro l’ipocrisia»

La coreografa valguarnerese, direttrice della compagnia Sbam- Sicily Ballet around movement, porta a Taormina il 23 agosto "Amara Satira Omnia - Ambiguità a confronto", spettacolo che mette a confronto le figure del Don Giovanni di Mozart e di Baal di Brecht

"Amara Satira Omnia", in scena a Taormina, diretto da Davide Garattini Raimondi con le coreografie della stessa Melissa Zuccalà, opera l'inusuale confronto tra il Don Giovanni di Mozart e il Baal di Brecht. La coreografa: «Ho una grande passione per l’arte figurativa e cerco sempre ispirazione nei libri. Stavolta ho voluto unire due grandi autori di teatro e di musica. Per cominciare ho scelto Mozart perché è uno dei più famosi, poi cercando analogie teatrali con i suoi personaggi è arrivato Brecht che ha scalzato l’idea iniziale di Pirandello perché fra i suoi personaggi e quelli delle opere del musicista austriaco ci sono molti punti di contatto che vanno oltre l’ambiguità sessuale»

Amara Satira Omnia

Una scena di "Amara Satira Omnia", foto di Cristiano Castaldi

Sbam come l’onomatopeico di una porta che batte e come il titolo del diario di viaggio dell’ultimo album di Jovanotti Oh vita! Soprattutto, stavolta, Sbam come acronimo di Sicily Ballet around movement, la compagnia di danza diretta da Melissa Zuccalà che il 23 agosto porta al Teatro Antico di Taormina l’opera di teatro-danza Amara satira omnia - Ambiguità a confronto con la regia di Davide Garattini Raimondi e le coreografie della stessa Melissa Zuccalà. «Non sapevo che esistesse un diario di viaggio di Jovanotti con questo titolo, lo comprerò. Comunque il nome della compagnia è antecedente», dice sorridendo Melissa, 41 anni, che nel nuovo spettacolo della compagnia mette a confronto le figure del Don Giovanni di Mozart e di Baal di Brecht.

Melizza Zuccalà

Melissa Zuccalà

Come è arrivata a questo inusuale confronto?
«Ho una grande passione per l’arte figurativa e cerco sempre ispirazione nei libri. Stavolta ho voluto unire due grandi autori di teatro e di musica. Per cominciare ho scelto Mozart perché è uno dei più famosi, poi cercando analogie teatrali con i suoi personaggi è arrivato Brecht che ha scalzato l’idea iniziale di Pirandello perché fra i suoi personaggi e quelli delle opere del musicista austriaco ci sono molti punti di contatto che vanno oltre l’ambiguità sessuale. Basti pensare alla contiguità tra Il flauto magico e Madre coraggio per quanto riguarda la politica».

Cos’è per lei l’ambiguità?
«La vita quotidiana, perché viviamo in un mondo totalmente ipocrita. Siamo tutti ambigui, almeno nel pensiero, perché essere intellettualmente onesti significa esporsi alle critiche. Oggi, però, è molto difficile essere onesti anche con se stessi perché la maggior parte della gente detesta sentirsi dire la verità. Sono convinta che questo pensiero sia molto legato alla Sicilia e anche a Valguarnera, il territorio in cui vivo».

In che senso?
«In Amara satira omnia abbiamo preso in considerazione il comportamento prevaricatore dell’uomo che dove vivo è molto presente, si può toccare con mano. Ci sono ragazze che a 14 anni si ritirano dalla vita sociale, scuola di danza compresa, perché i fidanzati non vogliono che vadano in giro senza di loro. In realtà questo lavoro è molto più autobiografico di quanto sembri».

Quindi la valenza dell’opera è territoriale?
«No, è assolutamente globale. Si tratta di argomenti che toccano tutti, magari al Nord certe situazioni si sperimentano più sul lavoro. Viviamo ancora in una società molto maschilista».

Amara Satira Omnia

Un'altra scena di Amara Satira Omnia

Come si lavora a Valguarnera?
«È una grande fatica, ma ho avuto dei grandi aiuti. Intanto da Davide Garattini, che ho avuto la fortuna di conoscere tramite amici comuni e che mi ha subito appoggiata dopo aver letto la sinossi dello spettacolo. Poi c’è il mio gruppo di lavoro e la lungimiranza dei genitori dei miei danzatori e, infine, la giovane sindaca Francesca Draià cui ho chiesto un piccolo contributo per lo spettacolo già andato in scena a Enna e mi ha aiutata».

Non ha mai avuto il desiderio di lasciare la Sicilia?
«Ce l’ho ogni giorno. Poi però qualcosa mi trattiene, il legame fortissimo con la mia terra. E non nascondo che da qua si riesce a produrre uno spettacolo con costi più bassi, cosa che non guasta. In ogni caso viaggio sempre insieme ai miei ragazzi, la mia non è una compagnia autoreferenziale, anche se mi piace sviluppare un linguaggio autentico, non clonato».

Perché ha deciso di fare la coreografa e non la ballerina?
«Per me la danza è totalizzante e l’ho capito quando avevo 3 anni guardando le bimbe col body rosso durante una lezione di prova cui mia mamma aveva portato mia sorella che fece solo tre lezioni, mentre io non ho più smesso. Però a 9 anni mentre guardavo il Lago dei cigni ho capito che mi interessava di più la posizione dei cigni che il singolo movimento».

Qual è il suo desiderio lavorativo più grande?
«Continuare a vivere di danza e far diventare Sbam una compagnia stabile».

Cosa pensa della pubblicità fatta alla danza da trasmissioni televisive come Amici?
«Amici può averne aiutato la popolarità, c’è stata una ventata di interesse. Ma la danza si deve studiare bene in sala e non nei moderni “danzifici” con decine di persone stipate».

Così la danza non diventa elitaria?
«Assolutamente no, io sono per la danza per tutti. Tra le mie allieve ce n’è una disabile e la mia più grande soddisfazione è stata vederla danzare al saggio insieme alle altre».

Twitter: @mariellacaruso

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