La recensione

Opus Ludere, quando il tango da concerto flirta con l'avanguardia

L'applaudito concerto, per la stagione "Florilegi sonori" della Società catanese amici della musica, del duo formato dal flautista Domenico Testaì e dal chitarrista Davide Sciacca che si sono ben destreggiati su brani composti ad hoc da musicisti contemporanei quali Andrea Amici, Joe Schittino, Roberto Di Marino e Francesco Santucci

L’accuratissimo bagaglio tecnico e una buona dose di verve interpretativa ha consentito a Testaì e Sciacca di porgere al meglio le movenze sinuose del tango, genere esplorato dagli autori tra intemperanze di ritmo, innovazioni armoniche e spigolature di fine Ottocento, e le tensioni dodecafoniche di un Novecento avanguardistico

Opus Ludere

Davide Sciacca e Domenico Testaì, ovvero il duo Opus Ludere

Si è svolto nella sala meeting al Katane Palace Hotel di Catania, il secondo appuntamento della stagione “Florilegi sonori”, promossa dalla Società Catanese Amici della Musica, sotto la presidenza di Tony Maugeri e la direzione artistica di Anna Rita Fontana. Sotto i riflettori questa volta il duo Opus Ludere, composto da due musicisti eclettici dello scenario musicale odierno, Domenico Testaì al flauto, e Davide Sciacca alla chitarra, entrambi impegnati in un vasto repertorio e con diversi organici. Oggetto  di questa formazione, dedicataria dei pezzi eseguiti, è un interessante Progetto sul tango da concerto di autori italiani, che hanno suscitato il vivissimo plauso dell’uditorio.

I concertisti si sono ben destreggiati su brani composti ad hoc da musicisti contemporanei quali Andrea Amici (El tango), Joe Schittino, attuale direttore dell’Istituto musicale di Caltagirone (Sdebitango), Roberto Di Marino (Sonata per flauto e chitarra) e Francesco Santucci che ha improntato per la maggior parte la sagace esibizione degli artisti, con Habanera e tango, La Bruja Loca e La luna y Ruisenor (La luna e l’usignolo). L’accuratissimo bagaglio tecnico acquisito negli anni e una buona dose di verve interpretativa ha consentito al duo di porgere al meglio le movenze sinuose del tango, genere esplorato dagli autori tra intemperanze di ritmo, innovazioni armoniche e  spigolature di fine Ottocento, e le tensioni dodecafoniche di un Novecento avanguardistico, richiamando qua e là asprezze di Stravinskij o Prokofiev e sottigliezze di scuola francese, tra la sobrietà melodica di Satie, la malinconia di Faurè e le bizzarrìe maliziose di Poulenc, senza escludere cellule di stampo minimalista da secondo Novecento o reminiscenze di fine scuola chitarristica alla Tàrrega: il tutto filtrato con l’assoluta originalità creativa di chi sa rivestire all’occorrenza le pagine personali di chances tonali ottocentesche con maggiore o minore fluidità di scrittura; e ricorrendo anche a similitudini musicali tra abbozzi di chiarori lunari o leggerezza ornitologica. Abbiamo colto l’estroversione del personaggio Joe Schittino in Sdebitango, anticonformista certamente ma ancorato alla tradizione tonale e sensibile a un tempo alle disparate influenze della sua poliedrica formazione europea.

Opus Ludere

Il duo Sciacca-Testaì è stato ampiamente applaudito, fino a concedere un altrettanto gradito bis, con una trascrizione per flauto e chitarra di una melodia irlandese dal titolo “La rosa è rossa”.

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0