L'intervista

Andrea Tidona: «Sarò un brillante carnefice»

Al Piccolo Teatro della città di Catania replica dal 15 al 18 novembre "La Cena" scritto da Giuseppe Manfridi e diretto dal regista Walter Manfrè che vede in scena Andrea Tidona con Chiara Condrò, Stefano Skalkotos e Cristiano Marzio Penna

L'attore modicano: «La difficoltà in questo spettacolo è stata interpretare un personaggio bipolare,  trovare la giusta misura, il giusto equilibrio fra l'essere “carnefice” e l'essere brillante, il suscitare persino il riso, pur se a denti stretti, nello spettatore»

Andrea Tidona in La Cena

Andrea Tidona in La Cena

Sarà uno spettacolo inconsueto La Cena, scritto da Giuseppe Manfridi e diretto dal regista Walter Manfrè, che ha inaugurato a Catania la stagione del Piccolo Teatro della Città e sarà riproposto da giovedì 15 a domenica 18 novembre. Una tavola imbandita diventerà teatro di uno spietato carnage. Interpreti Chiara Condrò (la figlia), Stefano Skalkotos (il genero) e Cristiano Marzio Penna (il maggiordomo) che affiancheranno l’attore modicano Andrea Tidona, celeberrimo volto della tv e del cinema, oltre che del teatro, nel ruolo del padre.
Tidona, La cena si prospetta come uno spettacolo davvero particolare: quali saranno le sue caratteristiche e quale ruolo avrà la dimensione conviviale nello sviluppo della trama?
«Innanzitutto non si tratta di uno spettacolo classico platea-palcoscenico. C'è una grande tavola imbandita che è, in un certo senso, palcoscenico, ma che è anche platea, dal momento che gli spettatori prendono posto insieme agli attori. La dimensione conviviale, anche se non richiede agli spettatori di intervenire, crea un coinvolgimento fortissimo: tutti, attori e spettatori, saranno parte integrante dello spettacolo».

La cena

Stefano Skalkotos e Chiara Condrò in "La Cena"


Parliamo del suo ruolo. Come sarà questo padre che non vede la figlia da cinque anni? Come interagirà con gli altri personaggi?
«Il mio personaggio è un padre padrone, ma soprattutto un uomo intelligente che gode nel mettere in difficoltà chiunque. In particolar modo se si tratta di fidanzati della figlia. Anche perché lui nutre una passione morbosa, che esibirà spudoratamente, per questa figlia che non vede da cinque anni».
Un ruolo difficile, complesso dunque: quello di un padre carnefice e malefico. Quanto è stato difficile calarsi in questo personaggio?
«La difficoltà non è stata tanto calarmi nella parte, anche perché io non appartengo a quel tipo di attori che “vivono” la parte, quanto a quelli che la “rappresentano”. La difficoltà vera, trattandosi di un personaggio bipolare, è stata trovare la giusta misura, il giusto equilibrio fra l'essere “carnefice” e l'essere brillante, il suscitare persino il riso, pur se a denti stretti, nello spettatore».
La cena non è il primo spettacolo in cui viene diretto da Walter Manfrè, com'è nato il vostro sodalizio artistico?
«Il mio incontro con Walter risale alla messinscena di Sole, opera scritta sempre da Giuseppe Manfridi e diretta da Walter per il Teatro della città, che la presentò al Festival Verghiano di Vizzini nel 1994. Si trattava di una sorta di La Lupa 30 anni dopo, dove io interpretavo un Nanni Lasca più maturo, in questa doppia storia con la Gna Pina e Mara. Negli anni poi, Walter mi ha voluto con sé in altri spettacoli, tra cui La confessione e Don Totuccio fu Tatò di Giannì, il primo testo in cui mi sono trovato ad approcciare la mafia in chiave sarcastica».

La Cena cast

Il cast di La cena, da sinistra Stefano Skalkotos, Chiara Condrò e Cristiano Marzio Penna, seduto Andrea Tidona


Nell’idea del regista Walter Manfrè gli spettatori hanno spesso un ruolo particolare. Quale esattamente?
«In tutti gli spettacoli del teatro della persona agli spettatori viene affidato un ruolo: in La cena sono invitati a casa di persone che non conoscono, ma che esibiscono le loro vergogne familiari. Questo crea negli spettatori-commensali un grande imbarazzo dal momento che non hanno la possibilità di interagire».
Cosa c’è nei progetti di Andrea Tidona dopo La cena? Qualche nuova fiction o film? Si sente più attore di teatro o di cinema?
«Prossimamente in tv mi vedrete nei panni del sindaco di Palermo, in un tv- movie intitolato Tutto il giorno davanti regia di Luciano Manuzzi, con Isabella Ragonese protagonista. E' basato sulla figura di Agnese Ciulla, assessore alle politiche sociali della scorsa amministrazione Orlando, che si è battuta per l'approvazione di un protocollo riguardante i minori non accompagnati. Ho anche in programma la partecipazione a due film, ma per scaramanzia preferisco non parlarne. L'attore è attore: sul palcoscenico e davanti alla macchina da presa. In questo momento sento di privilegiare il palcoscenico, mi dà più stimoli. Ma soprattutto a me piace cambiare, guai fare sempre la stessa cosa, mi annoierei…».
silvalaporta@tiscali.it

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