Il personaggio

Giulio Corso: «Grease è stata l’adolescenza e io sono Danny da sempre»

Il 29enne attore palermitano è Danny Zuko nella nuova edizione italiana, prodotto dalla Compagnia della Rancia con la regia di Saverio Marconi, del musical tratto dal film culto del 1978 con John Travolta e Olivia Newton-John che celebra il mito degli Anni Cinquanta

L'attore palermitano, che fino al 2 dicembre sarà in scena a Milano in"Grease", fa anche parte del cast di "Il paradiso delle signore" e presto lo vedremo anche al cinema in "Soledad", un film italo-argentino ispirato alla drammatica storia vera di Soledad Rosas, in uscita a febbraio

Giulio Corso in Grease foto di Giulia Marangoni

Giulio Corso in Grease, foto di Giulia Marangoni

«Grease l’avevo visto da piccolo in televisione e finché non l’ho rivisto da adulto, analizzandolo dal punto di vista del mestierante, per me ha rappresentato l’adolescenza».
A parlare è Giulio Corso, il 29enne palermitano che ogni sera fa vivere il protagonista Danny Zuko nell’edizione 2018/19 del musical Grease prodotta da Compagnia della Rancia con la regia di Saverio Marconi il cui tour è partito da Milano dove sarà in scena fino al 2 dicembre.
«La forza che non fa mai passare di moda il film, e di conseguenza lo spettacolo, è proprio il racconto fiabesco di un momento preciso della vita di ognuno: quello del college che in Italia è quello del liceo. Un periodo - continua Corso - in cui si scopre la propria sessualità, si comincia a capire come stare al mondo e come affrontare il rapporto con il gruppo. Dinamiche in cui tutti ci possiamo riconoscere nei panni di qualcuno dei protagonisti: il bullo, il bullizzato, il timido o chi indossa una maschera per nascondere il vero sé. Per esempio io, al di là del suo atteggiamento da bullo, mi sono sempre immaginato Danny come il figlio di una famiglia serena e felice degli Anni 50 con papà seduto in poltrona con la pipa e mamma ai fornelli».

Giulio Corso nei panni di Danny Zuko (foto di Giulia Marangoni)

Giulio Corso nei panni di Danny Zuko (foto di Giulia Marangoni)


Accanto a te nel ruolo di Sandy c’è un’altra siciliana: l’augustana Lucia Blanco.
«C’è anche Gioacchino Inzirillo, uno splendido Doody che canta una splendida Magiche note che è anche il nostro curatore vocale e un veterano di Grease. Con Lucia ci divertiamo molto, anche se in scena sfrondiamo la nostra dizione di ogni inflessione dialettale, a volte ci ritroviamo a parlare in dialetto».
Come sei diventato attore?
«Ognuno di noi ha una vocazione che si rivela col passare del tempo. Fino a questo momento fare l’attore è la cosa che m’interessa di più, quella per la quale ho ancora voglia di studiare. Ma non è detto che sarà così per sempre. Da ragazzo ho scelto il liceo scientifico per capire, poi, che m’interessavano di più le materie umanistiche. Quest’interesse si è trasformato nella passione per il teatro, prima per la prosa e poi per il musical, il cinema e la tv di cui sono sempre stato un fruitore. Il primo passo verso il mestiere è stata una piccola scuola frequentata dopo il liceo, prima di entrare alla Silvio D’Amico».
La scintilla è scoccata a Palermo?
«No, a Roma. Finito il liceo ho lasciato la Sicilia, prima avevo solo fatto qualche spettacolo in parrocchia. Solo dopo è diventato un mestiere, per me fare l’attore è come fare l’artigiano, s’impara lavorando sul proprio corpo che è uno strumento che viene levigato giorno dopo giorno».
Mantieni un legame con la Sicilia?
«Certo, ci sono i miei parenti e c’è anche un forte attaccamento alla terra. Per me Palermo è colore, umanità, una città che è maestra di cultura e di accoglienza. Non potrei vivere attualmente a Palermo perché significherebbe ritirarmi a vita privata».
Allora ci ritornerai quando deciderai di farlo?
«Potrei, anche se negli anni ho capito il privilegio di viaggiare e scoprire casa anche lontano da casa innamorandomi di altre città».
Quali?
«Molti piccoli posti in Toscana e Roma che, per me, è stata come una buona mamma».
Al momento sei anche nel cast de Il paradiso delle signore. Cosa ti sta dando questo passaggio giornaliero in tivù?
«Per me tutto ciò che è nazionalpopolare va bene. Capire come eravamo è importante comprendere ciò che siamo oggi. Di fatto si tratta di una storia della nostra emigrazione degli Anni 50. Io recito la parte di un siciliano che lascia casa per trasferirsi a Milano che mi fa pensare ai ragazzi africani che si muovono dalla propria terra per sbarcare a Lampedusa. I siciliani di allora come i migranti di oggi ne hanno viste di tutti i colori. Non so quale sarà il futuro de ll paradiso delle signore e nemmeno quello del mio personaggio, ma sono molto contento di esserci».
Il tuo prossimo impegno sarà al cinema. In che film?
«Sarò Baleno in Soledad, un film italo-argentino in uscita a febbraio. Diretto da Agustina Macri, è ispirato alla drammatica storia vera di Soledad Rosas, una ragazza argentina arrivata a Torino nel ’97, e Baleno, alias di Edoardo Massari, anarchici e attivisti del movimento No Tav arrestati con un’accusa costruita (saranno prosciolti nel 2002, ndr) nel 1998 e morti suicidi in carcere. La storia è stata narrata dallo scrittore Martín Caparrós nel libro, “Amore e Anarchia”».

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