I love tattoo

Max Ruffino: «I tatuaggi sono i miei accessori permanenti»

Il pianista catanese, ex corteggiatore di Uomini e Donne, quando suona non può indossare collane orologi o bracciali e - anche per questo - ha scelto di decorare il suo corpo con simboli che sente suoi: tra tutti una corona, dedicata alla madre, una stella, dedicata al fratello, e un simbolo Reiki

Ruffino: «La convinzione è fondamentale perché si sta imprimendo una propria passione sul corpo, dove rimarrà scolpita per tutta la vita: il tempo trascorrerà senza risparmiarci rughe e vecchiaia. Il tatuaggio, invece, non passerà mai»

 

Max Ruffino

Un selfie del pianista catanese Max Ruffino e i suoi tatuaggi

Da quelli di dimensioni più piccole alle gigantografie dietro la schiena o lungo le braccia: negli anni non solo è cambiata l’accezione del tatuaggio, ma anche le tecniche che si adoperano per disegnare sulla pelle un segno permanente, che può rimandare a una propria trasformazione, alla tendenza del momento o a un cambiamento radicale. In molti casi, però, prevale il desiderio di apparire non tanto per seguire una moda, piuttosto per imprimere sulla pelle un segno carico di significato, da leggere tra le righe. Per molti, infatti, è il modo attraverso cui il proprio corpo aumenta la capacità di essere: i tatuaggi diventano, dunque, lo strumento per avere visibilità e ascolto, per piacere, sedurre, incuriosire e incantare. Autenticità e unicità nel perimetro di un tatuaggio vanno di pari passo, "appartenendo" prima di tutto all’Io di chi li “indossa”.

Max Ruffino, quarantenne catanese, è un vulcano in eruzione: capelli ricci, sguardo comunicativo e tanta voglia di mostrarsi al mondo. «Innanzitutto bisogna avere una forte passione per i tattoo - dice Max, pianista per professione ed ex corteggiatore di "Uomini e Donne" -. La convinzione, poi, è fondamentale perché si sta imprimendo una propria passione sul corpo, dove rimarrà scolpita per tutta la vita: il tempo trascorrerà senza risparmiarci rughe e vecchiaia. Il tatuaggio, invece, non passerà mai. Se tutto ciò non spaventa, si è pronti ad iniziare».

Max Ruffino

Max Ruffino

Quanti tatuaggi hai?
«Diciassette. Il primo l’ho fatto quando avevo ventisette anni e rappresenta il tribale del mio segno zodiacale, l’Acquario. L’originale non era molto grande, ma negli anni l’ho modificato, aumentandone le dimensioni e la struttura».

Che emozione ti ha accompagnato alla tua prima volta?
«Ero sia emozionato sia spaventato perché fino a qualche anno fa c’era il timore di contrarre malattie, complice le notizie di studi non a norma. Ma tutto andò per il meglio».

Cosa ti ha spinto a tatuarti?
«Di certo non l’ho fatto per moda. Sono un pianista e questo mi obbliga a non indossare accessori: orologi, collane e bracciali possono disturbarmi mentre suono. I tatuaggi, invece, rappresentano il mio accessorio permanente, accompagnandomi quotidianamente. Ciascuno ha un solo ed unico significato: è stato scelto e studiato con cura poiché mi rimarrà impresso per sempre».

Ti sei mai pentito di qualcuno?
«Fino ad oggi no, anzi. Mi piace vederli sempre. A volte mi soffermo a pensare e a ricordare a quale particolare momento siano legati. Il mio corpo è il nastro su cui è incisa la mia vita e ciascuno dei miei tattoo mi appartiene: racconta di me».

Quali quelli più significativi?
«Tre: la corona dedicata a mia mamma, la mia regina; una stella che indica la mia guida, mio fratello Fabio, e il simbolo giapponese “Reiki”, che indica una forte interiorità: l’ho fatto insieme con la mia compagna. Non ho intenzione di riempire totalmente il mio corpo. Ci sono dei punti dove non farò mai un tatuaggio e sono proprio le zone in cui non immagino alcun possibile disegno: gambe, schiena e pancia. Ho ancora però un po’ di spazio da dedicare alle mie ultime creazioni, e tra poco ne farò altri due. Sicuramente vicino al petto e al collo». 

pierangelacannone88@gmail.com

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