L'intervista

Dario Aita: «Non sono un attore, sono un artista»

Ha lasciato la sua Palermo a 20 anni - «Amo la Sicilia ma non ci vivrei più» - finendo (per caso) a studiare recitazione allo Stabile di Genova. Oggi, a 31 anni, i suoi ruoli ormai non si contano più: «Sono frenetico, mi piace prendere parte ai processi creativi». Il 23 maggio su Rai Uno nei panni di Claudio Fava in "Prima che la notte", biopic di Daniele Vicari su Pippo Fava e i ragazzi de "I siciliani"

Sono molteplici i ruoli in tv di Aita che è stato Pasquale De Filippo in "Il cacciatore, è "Bernardo in "Questo nostro amore 80", dal 26 aprile sarà di nuovo Rosario in "La mafia uccide solo d’estate", e a maggio lo vedremo in "Prima che la notte", biopic su Pippo Fava, nel ruolo di Claudio Fava: «Mi piace studiare a fondo per prepararmi ai miei ruoli»

Dario Aita

Dario Aita nei panni di Bernardo Strano in "Questo nostro amore 80"

Il martedì sera su Raiuno è Bernardo Strano nella terza stagione di Questo nostro amore ambientata nel 1981. Il giovedì, invece, diventa Rosario, «un universitario fuori corso pseudo politicante», nella seconda stagione de La mafia uccide solo d’estate, in onda dal 26 aprile. Dario Aita, palermitano, a 31 appena compiuti si divide senza sosta tra televisione, cinema e teatro senza avere ancora chiaro quale sarà il suo futuro. «È troppo difficile immaginarlo. Io mi considero un artista in senso lato, non un attore. Mi piace prendere parte ai processi creativi, ho fondato una compagnia teatrale con la mia compagna, mi presto a qualsiasi forma d’arte», ammette il siciliano.

«Sono un tipo frenetico, non a caso faccio l’artista: un lavoro che porta a continui cambiamenti, a confrontarsi con nuovi luoghi, esperienze e cose. Di sicuro, condivido con ogni altro artista il desiderio di essere riconosciuto. Probabilmente per colmare un debito d’amore che però, nel mio caso, non so perché ci sia», dice sorridendo Aita che, invece, nella serie con Anna Valle, Neri Marcorè e la catanese Manuela Ventura, dove fa coppia con Aurora Ruffino, è un uomo che per trovare la serenità sceglie di vivere in campagna. «Mi piace studiare a fondo per prepararmi ai miei ruoli. Questa volta per un mese intero ho vissuto da contadino in un’azienda agricola a conduzione familiare vicino Pavia dove il signor Lino mi ha offerto ospitalità in cambio del mio lavoro. Mi sono svegliato alle 5 per pulire le stalle e mungere le mucche, poi – continua - mi sono occupato della vendemmia».

Dario Aita in Prima che la notteDario Aita, terzo da destra in piedi, nel cast di "Prima che la notte", interpreta Claudio Fava

Per ricostruire le atmosfere anni 80, invece, Dario si è rifatto ai racconti dei genitori. «In linea di massima, in quegli anni, i miei avevano l’età di Bernardo e Benedetta. Era un periodo strano: anche se sembravano anni di ricchezza, in realtà c’era grande instabilità che non s’è mai fermata. Credo che, da allora, in Italia siamo ancora alla ricerca di una nostra identità culturale, sociale, politica che non è stata ancora trovata. Il 900 è stato un secolo velocissimo con due guerre, il boom economico, l’implosione che ha lasciato un buco nero non ancora colmato perché c’è molta nostalgia del passato che impedisce di vivere appieno il presente».

Dario Aita Il cacciatore

Aita, a destra, nei panni di Pasquale Di Filippo, in "Il cacciatore": con lui David Coco (Leoluca Bagarella) e Claudio Castrogiovanni (Nino Mangano)

I RUOLI DA SICILIANO. Non ha dovuto studiare molto, invece, per entrare nelle atmosfere de Il cacciatore. «In quel caso ho attinto molto dalla mia esperienza personale, dall’essere nato nel quartiere popolare di Palermo, Cruillas, e di aver vissuto lì negli anni molto duri della guerra di mafia. Per cui, pur non avendone mai avuto a che fare, conosco abbastanza bene gli atteggiamenti arroganti delle tipologie malavitose», ammette. Lo stesso dicasi per Rosario, l’universitario de La mafia uccide solo d’estate. «In quel caso ho attinto dalla mia esperienza da liceale: anch’io sono stato un pseudo politicante, mi piaceva parlare in pubblico, stare al centro dell’attenzione – sorride -. Non avevo ancora capito che erano i primi semi del mio desiderio di fare l’attore». E non è tutto. Aita interpreta Claudio Fava in Prima che la notte, il film tv di Daniele Vicari con Fabrizio Gifuni che racconta la storia di Giuseppe Fava, giornalista siciliano ucciso dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984, in onda su Rai Uno il 23 maggio. «Un lavoro – anticipa Aita – in cui Daniele è riuscito a restituira a Pippo Fava la vitalità, la passione, l’entusiasmo e la speranza».

Dario Aita La mafia uccide solo d'estate

Aita nei panni di Rosario in "La mafia uccide solo d'estate", capitolo secondo

UNA FAMIGLIA D’ATTORI. A calcare i set e il palcoscenici non è solo Dario. Anche il fratello Emmanuele con il quale ha recitato anche in L’allieva, altra fiction di Raidue tratta dai romanzi della messinese Alessia Gazzola. «Con Emmanuele abbiamo cominciato a recitare contemporaneamente: lui col teatro amatoriale, io al liceo. E quando mamma e papà capirono che facevamo entrambi sul serio all’inizio erano un po’ preoccupati», ammette ridendo. «A lasciare per primo Palermo sono stato io. Avevo 20 anni e soli due euro in tasca – ricorda -. Un’amica con cui recitavo a Palermo che voleva entrare in una scuola di teatro mi chiese di accompagnarla per farle da spalla in un giro di provini. Io accettai a patto di viaggiare gratis. Arrivati a Genova scoprii che l’audizione per l’ingresso alla Scuola dello Stabile di Genova era gratuito e così partecipai anch’io con un monologo improvvisato. Tornato a Palermo, mentre pensavo a tornare alla mia normale vita universitario, mi hanno chiamato dicendomi che ero stato ammesso alla Scuola. Ammetto che sono stato davvero indeciso se partire o no. A pensarci adesso, col senno di poi, la gente mi prenderebbe per matto: le scuole di recitazione ogni anno provano centinaia di persone e ne prendono qualche decina».

Dario Aita L'allieva

Con Alessandra Mastronardi in "L'allieva"

DA GENOVA A ROMA. Il trasferimento a Genova ha cambiato la vita di Dario Aita perché lì, mentre frequentava la scuola, ha conosciuto Elena Gigliotti che è diventata sua compagna di vita e di lavoro. «Pur essendo due città di mare Genova e Palermo hanno qualcosa di diverso. Genova è più misteriosa di Palermo, una città in cui non sono mai riuscito a sentirmi accolto come capita, invece, a chiunque arrivi a Palermo», riflette Aita che attualmente vive a Roma. «Amo la Sicilia ma non mi piacerebbe tornare a viverci. Oggi per me Palermo è una città troppo complicata, con poche opportunità. Ci vuole una tenacia veramente notevole per viverci, io non avrei abbastanza energie per riuscire a fare quello che vorrei», dice amaramente. «Per questi miei pensieri ho molti conflitti con amici palermitani che gravitano nel mondo dell’arte e dello spettacolo. Capisco la loro posizione perché Palermo ha un fermento umano impareggiabile – conclude - ma è distante dal movimento artistico che già in Italia è indietro rispetto all’Europa».

Twitter @mariellacaruso

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