L'intervista

Zerocalcare: «Volevo fare il paleontologo»

Una chiacchierata leggera, ma non troppo, con il fumettista più letto d’Italia. Lo abbiamo incontrato a Palermo in occasione della presentazione del suo ultimo "Macerie Prime. Sei mesi dopo" (edito da Bao Publishing), sequel del fortunato "Macerie Prime"

«"Macerie Prime sei mesi dopo" è un bilancio che mette il punto in cui io e chi mi sta vicino siamo arrivati nella vita, compresi ovviamente i personaggi del cast dei fumetti». Attraverso le sue tavole, che fanno ridere ma anche pensare, il fumettista più letto in Italia ha conquistato in modo trasversale ogni generazione di lettori

Zerocalcare

Il fumettista Michele Rech in arte Zerocalcare

Come stai? «C’ho uno sfogo nervoso in faccia e me sento tipo un herpes».
Inizia così l’intervista a Michele Rech, in arte Zerocalcare. La sua confidenzialità non si smentisce nemmeno dopo tutti i premi ed il successo che sta ricevendo ad ogni pubblicazione, sia dagli stessi lettori che dal simpaticissimo Michele Foschini, direttore operativo di Bao Publishing che lo edita, che lo accompagna nel suo tour tappa per tappa. E’ uno dei fumettisti italiani più letto e “detto”, che ha contribuito a cambiare la visione che hanno gli italiani del fumetto: non è più roba da ragazzini. Lo ha dimostrato nel 2016 con Kobane Calling, volume che ha dato fama al nome di Zerocalcare, che ha conquistato una prima volta storica: un fumetto è arrivato in cima alla lista dei libri più venduti in Italia.

Macerie Prime sei mesi dopo di Zerocalcare

Il 13 giugno Zerocalcare ha fatto capolino alla Feltrinelli di Palermo in occasione del firmacopie del suo ultimo Macerie Prime: sei mesi dopo, sequel conclusivo di Macerie Prime, pubblicato per l’appunto sei mesi prima.

Perché Macerie Prime e Macerie Prime sei mesi dopo?
«Consiste in un bilancio che mette il punto in cui io e chi mi sta vicino siamo arrivati nella vita, compresi ovviamente i personaggi del cast dei fumetti. I personaggi sono stati costruiti ispirandosi a persone che stavano in un limbo di parvente giovinezza, e mentre le vite di queste persone sono andate avanti, i personaggi erano rimasti ancora cristallizzati in se stessi. Macerie mi serviva per riportare le lancette del mondo del fumetto a pari col mondo della vita vera».

macerie prime sei mesi dopo di Zerocalcare

Si ringrazia Bao Publishinhg per la concessione della tavola

E tu sei mesi dopo dove sei?
«Boh, non lo so. Alcune delle cose che succedono nella storia hanno anche una risoluzione dentro di me: questo conflitto tra cercare la comunità o richiudersi in sé stesso. Con mio grande stupore ho avuto delle grosse prove di amicizia che mi hanno scaldato il cuore in quello che io chiamavo, paradossalmente, periodo di stacco».

Tra tutte le esperienze che hanno fatto parte di questo momento, qual è quella che ti sta più a cuore ed intreccia emotivamente le linee di carriera e vita?
«Sono due: la presentazione di Macerie prime fatta la settimana scorsa sotto casa mia, a Roma nel quartiere di Rebibbia, insieme alla gente a me cara di ogni giorno, e poi scoprire che Max Pezzali si legge i fumetti miei».

Chi ti ha ispirato quando hai iniziato a fare fumetti?
«Abbiamo iniziato tutti da Topolino, però chi mi sta accompagnando in questi ultimi 10 anni sono La mia vita disegnata male di Gipi e Lo scontro quotidiano di Manu Larcenet, che mi hanno fatto venire la voglia di narrare in modo autobiografico».

Dimentica il mio nome, il tuo quinto fumetto che è stato candidato al Premio Strega, è stato l’inizio di tutto. Cosa significa per te raccontare, e quanto c’è di vero nelle tue storie?
«E’ fare una sintesi tra quello che mi succede intorno e la maniera in cui lo decodifico, il filtro con cui guardo quelle cose, nella mia parte emotiva. Cerco di raccontare le cose che accadono intorno a me adattandole a quelle che sono le mie esigenze narrative».

Hai sempre voluto fare il fumettista?
«Rispetto a tutto quello che ho fatto prima è meglio questo, però non era mai stato il sogno di una vita. Io volevo fare il paleontologo e studiare i dinosauri, vorrei farlo anche oggi!».

Nei tuoi fumetti fai molto ridere e molto pensare, cosa preferisci?
«La parte che mi fa meno vergognare è la parte che fa ridere, perché invece sul molto pensare me vergogno, mi sembra di non avere gli strumenti per fare cose profonde e uso l'umorismo proprio per non prendermi sul serio».

Macerie prime sei mesi dopo di Zerocalcare

Si ringrazia Bao Publishinhg per la concessione della tavola

Nonostante questa sua leggerezza che si tocca nei filoni di pensieri, incastrati in un percorso mai troppo confuso, Zerocalcare sia nella vita che nella professione prova a dire sempre qualcosa, che non sia il solito rumore in mezzo ad altrettanto fracasso.
Kobane Calling è stato preso come la bandiera che ha manifestato a più persone un tuo orientamento politico, anche se successiva a GeVsG8, la tua prima pubblicazione.

Cosa pensi di questo governo e della vicenda Aquarius?
«Non ho detto nulla riguardo l’Aquarius perché non mi andava di dire qualcosa che avessero già detto altri; forse il senso critico, che molti chiamano “buonismo”, è positivamente banale. Comunque, per me i punti che già si leggevano nel contratto di governo erano di per sé delle dichiarazioni di guerra ad un pezzo di mondo».

Non ti senti di fare satira politica?
«Per fare satira credo che bisogna avere una certa distanza che ti permetta di cucire la presa in giro a tutte le parti da attaccare, altrimenti si cade nella propaganda, e io questa distanza non ce l'ho, io la mia parte la proteggo».

Zerocalcare

Michele Rech/Zerocalcare ha venduto circa 700 mila copie dei suoi libri

La tua è anche una informazione allegorica che non passa più come semplice critica, ma verità...
«Il mio viaggio verso Kobane, per esempio, non è stato fatto con l’intento di documentarlo, è avvenuto automaticamente al mio ritorno, e poi è stato definito reportage».

Domanda importante qua da noi: hai mangiato?
«Sì, ma ho potuto mangiare solo un risotto molto triste. Sono arrivato a mezzogiorno in aeroporto e poi direttamente qua».

Fortunatamente la tanta gente in fila è armata di sacchetti della spesa e preziosi pacchetti di rosticceria. Come Marco, vestito di tutto punto del merchandising di Zerocalcare, che gli porta delle arancine.
Come ti sembrano i tuoi lettori?
«Sono strani, davvero diversi tra loro, dall’operaio al dottorando, ma quello che so è che quelli a cui è piaciuto Macerie Prime sicuramente stanno belli impicciati. Mi sembra il minimo comune denominatore».

agia@hotmail.it

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