L'intervista

Alessandro Idonea: «Devo a mio padre Gilberto il grande amore per il teatro»

Ad un mese e mezzo dalla prematura scomparsa del mattatore, il giovane Idonea fa i conti con un’eredità difficile, forte, però, di un’identità artistica delineata: «Tra papà e nonna materna, l’attrice Marcella Oliveri, difficilmente potevo sfuggire a questo destino»

Il grande album dei ricordi del 33enne attore e regista catanese non può non partire da quel "Liolà" in cui, a 3 anni, debuttò in scena al fianco del genitore affermato protagonista del palcoscenico. Sabato 24 novembre il debutto, con l’eduardiano
"Non ti pago" della "Stagione a 4 stelle" nel segno della continuità con il lavoro del padre

Alessandro Idonea

Alessandro Idonea

E’ un bambino di appena tre anni quando fa il suo debutto in scena accanto al padre, protagonista di uno storico allestimento del Liolà di Luigi Pirandello. Il ruolo è quello del più piccolo dei figli generati dal fauno canterino, gaudente seduttore di fanciulle nella campagna agrigentina. Da quella volta sono passati 30 anni e Alessandro Idonea oggi è un attore e un regista maturo che, a distanza di poco più di un mese dalla scomparsa del padre Gilberto - mattatore e interprete di temperamento a teatro, in tv e al cinema - fa i conti con la difficile eredità, forte di una sua identità artistica nella quale si coniugano la grande lezione paterna del capocomicato con una severa formazione alla Scuola d’arte drammatica “Umberto Spadaro” dello Stabile di Catania, al tempo della prestigiosa direzione del regista Lamberto Puggelli.
«Sono nato in una famiglia di artisti - racconta Alessandro, la cui voce leggermente sgranata ricorda molto quella del padre -. Tra papà e la mia nonna materna, l’attrice Marcella Oliveri, difficilmente potevo sfuggire a questo destino. Da piccolo seguivo mio padre anche nelle tournée all’estero, se non altro perché, essendo molto vivace, non mi si poteva lasciare facilmente. Nessuno mi voleva, né mia nonna né mia zia. Preferivano tenersi mio fratello che era più tranquillo. E io andavo con i miei in giro per il mondo».

Alessandro e Gilberto Idonea

Alessandro e Gilberto Idonea

Le tournée di Gilberto, riconosciuto ambasciatore della tradizione teatrale siciliana, lo portavano periodicamente in viaggio dall’Argentina all’Uruguay, dagli Stati Uniti al Brasile e al Canada, con un calendario fitto di repliche tra spettatori entusiasti, molti dei quali emigrati di seconda e terza generazione.
«Era bellissimo viaggiare e particolarmente emozionante capire come gli italiani all’estero sono i più fedeli custodi della tradizione. Mio padre era stato nominato presidente onorario di un’associazione a Pueblo Estere negli Stati Uniti. Alla morte di uno dei soci fu convocato perché gli aveva lasciato in dono una preziosa raccolta di vinili con la voce di Martoglio che recitava Martoglio. Quella stessa voce che mio padre faceva ascoltare nello spettacolo One man show da me diretto».

Gli anni Novanta, fino a quando la frequenza della scuola non gli impedirà di andare all’estero, per Alessandro coincidono con una stagione di intensa pratica teatrale. «Viaggi indimenticabili nei quali si stabiliva un clima familiare tra gli attori della compagnia. All’epoca non era così facile sapere in tempo reale cosa accadeva dall’altra parte del globo. Il mezzo più veloce era il fax e ricordo questi “papiri” arrotolati in cui c’erano informazioni e indicazioni stradali sui luoghi da raggiungere. Mio padre affittava due furgoncini a 9 posti e affrontavamo con entusiasmo l’avventura on the road».

Giovanna Criscuolo e Alessandro Idonea in Liolà

Idonea con Giovanna Criscuolo in un "Liolà" di qualche anno fa

Dell’eredità artistica e morale di Gilberto, Alessandro vuole soprattutto ricordare «il grande amore per il teatro e la tradizione siciliana, la cura artigianale del mestiere, l’affetto autentico per il pubblico, l’incapacità di scendere a compromessi, anche a costo di farsi qualche nemico». Felice, perciò, che il 10 dicembre in occasione del Premio intitolato al critico teatrale Domenico Danzuso andrà un riconoscimento alla memoria dell’artista scomparso. «Sarò presente alla cerimonia e mi fa molto piacere questa iniziativa perché di Danzuso mio padre aveva autentica stima, tanto che a lui era dedicato un ricordo nel suo spettacolo One man show».

Intanto per Alessandro il primo atto d’amore è stato prendersi cura della Stagione a 4 stelle ribattezzata Gilberto Idonea, che dal 2012 al Metropolitan ogni anno conta su più di 4500 abbonati e che si inaugurerà sabato 24 novembre (due repliceh il sabato ed una la domenica 25) con un classico della tradizione partenopea, la commedia Non ti pago di Eduardo De Filippo.
«La stagione era già impaginata e io ho sentito di andare avanti, perché questa sarebbe stata la volontà di mio padre. Mi sono calato per la prima volta nel ruolo del capocomico che pensa a tutto e devo dire che mi viene naturale. Davvero difficile sostituirlo sulla scena, dovrò farlo mio malgrado nel ruolo di Ferdinando Quagliuolo in Non ti pago, pronto a ricevere il plauso o le critiche del pubblico».

Non ti pago prove

Le prove di "Non ti pago"

Cresciuto all’ombra di un nome ingombrante, Alessandro ha però saputo crearsi una cifra personale di attore dalla sensibilità moderna e di regista a un tempo scrupoloso e creativo. «Tra me e Gilberto c’era un rapporto conflittuale, di odio e amore, come sempre accade tra padre e figlio. Inutile nascondere che incarnavamo due visioni differenti del teatro. Lui rappresentava il passato, lo stile del mattatore che entra in scena, può fare a meno di tutto, di luci e di costumi, e gli basta dire bene la battuta. Ai suoi occhi io rappresentavo la modernità e per lui ero “viziato” dalle sovrastrutture della scuola. Quando litigavamo, per insultarmi diceva: “Tu statti mutu, ca si chiddu da scola do Stabili ca ppi fari buio ci volunu centu pruitturi”. Aveva una personalità fortissima, dirigerlo a teatro era un’impresa e spesso doveva intervenire mia madre per farci riconciliare e per trovare un punto di incontro. Rimane il fatto che era un Maestro e se capiva che le mie idee potevano funzionare, alla fine le faceva sue e ne era entusiasta».

Nel curriculum di Alessandro, dove non mancano ruoli importanti in tv e al cinema, spiccano i nomi di grandi maestri della scena, da Lamberto Puggelli a Ferruccio Soleri, e di artisti di fama nazionale con cui ha collaborato come aiuto regista, da Luigi Lo Cascio a Vincenzo Pirrotta a Moni Ovadia, fino a Giandomenico Vaccari (vedi il recente Andrea Chenier) e Gianluigi Pizzi per il Teatro Bellini. «Ho scoperto la regia lirica con Pirrotta a cui ho fatto da “aiuto” per l’Attila di Giuseppe Verdi. Mi si è aperto un mondo affascinante perché la musica trasmette emozioni in modo ancora più diretto». Reduce dal recente successo in qualità di regista della Fedora di Umberto Giordano ai Teatri lirici di Lecce e di Foggia, per il 2019 ha in programma un allestimento della Carmen di George Bizet in Macedonia e una nuova collaborazione con Lecce, in un’agenda già molto fitta di impegni.

«Concluse le repliche di Non ti pago, sarò sia al Metropolitan di Catania, il 19 e 20 gennaio, sia al Teatro al Massimo di Palermo, dal 22 febbraio al 3 marzo, con Giovanna Criscuolo e Chiara Barbagallo in Maggiordomo S.r.l., poi ho una collaborazione con Moni Ovadia a partire dal febbraio del 2019, quindi riprenderò La zia di Carlo per una tournée in Sicilia. Seguirà il grosso scoglio di ’U sapiti com’è, cavallo di battaglia di Gilberto, a chiusura della Stagione a 4 stelle. Ancora da definire, un progetto per la tv su cui non posso dare anticipazioni».

giovannacaggegi@yahoo.it

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