L'intervista

Leonardo Caffo: «La Sicilia ripartirà guardando al futuro»

Per il pensatore catanese la filosofia deve lavorare con tutte le discipline per costruire l’immagine dell’essere umano che verrà: «Io ho questa idea malsana che l’Isola possa ripartire non sempre contando sul passato, ma guardando all’innovazione del territorio»

Quella di una filosofia che torni a parlare della vita quotidiana e che, muovendosi sul suo terreno originale, sia meno accademica e speculativa, è sempre stato uno dei capisaldi della ricerca e delle teorie del giovane filosofo catanese

Leonardo Caffo

Il filosofo catanese Leonardo Caffo

«Io ho questa idea, forse malsana, che la Sicilia possa ripartire non solo e sempre contando sul proprio passato, e su questa sua vocazione a essere un museo delle magnificenze classiche e barocche, ma guardando davvero al futuro, all’innovazione, alla progettualità e a tutte quelle realtà interessanti che operano sul territorio». Il filosofo, scrittore e attivista Leonardo Caffo, nato a Catania nel 1988 e residente tra Torino e Milano dai tempi dell’università, da qualche anno si dedica sempre più spesso a progetti culturali legati alla sua isola. Tanto da aver curato, proprio in queste ultime settimane, Cabin out 2.0 Ortigia, un format di filosofia e architettura che, dopo Milano, Roma e Firenze è approdato a Siracusa con un corso-laboratorio e una mostra, che si è chiusa a fine anno, basati su quattro casi studio di capanne intese come “ritiri” dalla vita quotidiana.
«Cabin out – spiega Caffo - si è basata sull’ormai consolidato connubio tra filosofia e design che da anni portiamo avanti attraverso il collettivo interdisciplinare Waiting Posthuman Studio ideato insieme con l’architetta Azzurra Muzzonigro e l’artista Laura Cionci. Operiamo nella convinzione che la filosofia debba lavorare con architettura e arte e con tutte le discipline possibili per costruire l’immagine dell’essere umano che verrà».

Lenardo Caffo Costruire futuri

Quella di una filosofia che torni a parlare della vita quotidiana e che, muovendosi sul suo terreno originale, sia meno accademica e speculativa, è sempre stato uno dei capisaldi della ricerca e delle teorie di Leonardo Caffo: «Pur mantenendo la sua struttura di scienza complessa, la filosofia deve essere in grado di far capire che bisogna modificare la propria vita anche attraverso la teoria».
Teorie che Caffo ha affrontato anche nel libro La vita di ogni giorno, Einaudi 2016, e che porta avanti attraverso le sue teorie sull'antispecismo (Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo debole, Sonda 2013) e/o sul postumano contemporaneo (Fragile umanità, Feltrinelli, 2017); fino a quelle sul veganesimo cui il filosofo-scrittore ha dedicato il libro Vegan, un manifesto filosofico (Einaudi, settembre 2018). Non un libro sull’essere vegani ma un testo per coloro che pensano che bisogna prendere in mano la situazione soprattutto «per salvaguardare l'architettura sociale, ambientale ed economica del nostro futuro e per capire come vogliamo comportarci con le altre forme di vita e vivere nel futuro. Vegan – spiega Caffo – è un tentativo di dare un nuovo significato alla parola vegano perché, per inseguire un cambiamento epocale, è necessario un tipo di veganesimo filosoficamente orientato e più integrato nella società. Il veganesimo come lo penso io è un atto di profonda umiltà che si inserisce in un progetto di riorganizzazione della realtà totale».

leonardo Caffo Vegan

Libri, ricerche, progetti, articoli e persino un caffè letterario a Milano (inaugurato un anno fa insieme con Antonio Inserra e Matteo Pitanza e chiamato Walden proprio in onore di quel libro di Thoreau da cui scaturì il suo amore per la filosofia) che Leonardo Caffo affianca alla sua attività di docente - Ontologia e Teoria del Progetto al Politecnico di Torino, Scrittura non-creativa alla Scuola Holden di Torino e Curatela II al Dipartimento di Arti Visive della NABA a Milano - e che possono a buon diritto essere considerati come tasselli strategici di quella sua “crociata” intrapresa per far riacquistare alla filosofia il suo ruolo naturale.

Leonardo Caffo

Caffo durante un dibattito pubblico


«Non è facile - dice – e considerati gli ostacoli che continuo a trovare nel modo accademico per fare uscire la filosofia dalle aule e farla tornare tra le persone, ammetto anche che oggi sto sempre più pensando di assecondare questa mia passione per la Curatela. Mi sento molto a mio agio nella veste di quello che non sa fare nulla ma conosce tante persone capaci di fare e riesce a metterle in rete. Far dialogare tra loro i talenti, i professionisti, le eccellenze in ambito culturale è qualcosa che sento davvero nelle mie corde. Quella del curatore è una professione che in Italia è ancora poco conosciuta ma che nei paesi anglosassoni conoscono da decenni. Insomma, se penso al mio 2019 non posso che immaginarmi immerso in qualche nuovo progetto curatoriale, da affiancare al mio nuovo libro sulla vita semplice e che parlerà proprio delle capanne che sono state alla base di Cabin out 2.0 e al nuovo programma radiofonico su Radio 3, in cui, tra una cosa e l’altra, cercheremo, guarda caso, anche di fare ragionamenti filosofici».

mariaenzagiannetto@gmail.com

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