L'intervista

Marco Consoli: «La mia nuova vita da modello»

A metà tra George Clooney e Sean Connery, l’ex manager catanese naturalizzato in Trentino, in 18 mesi è entrato nella Top 20 dei modelli over 50 più seguiti al mondo su Instagram. In primaverà sarà attore nella serie tv di produzione saudita "Infiltration"

Dopo aver perso il lavoro, Consoli è riuscito a reinventarsi superata la soglia degli 50. Ma la vita premia i coraggiosi e, per una pura casualità, oggi Marco - catanese classe 1964 - campeggia nella cartellonistica pubblicitaria di cinque continenti. Prima o poi, però, spera di tornare a vivere nella sua casa di Belpasso

Marco Consoli

Marco Consoli

«Ho il rigore dei trentini nel lavoro e la vulcanicità dei siciliani nel campo artistico». Marco Consoli sente ancora forte il legame con la sua terra natìa nonostante sia andato a vivere con la sua famiglia in Trentino a soli 10 anni. Bello e affascinante, tra un George Clooney e uno Sean Connery nostrano, Marco Consoli è un uomo che è riuscito a reinventarsi a un’età particolare: superata la soglia degli 50. Ma la vita premia i coraggiosi e, per una pura casualità, oggi Marco - catanese classe 1964 - campeggia nella cartellonistica pubblicitaria di cinque continenti, e non solo è un modello (oltre che attore, produttore e promotore culturale) ma è anche entrato a gamba tesa nella Top 20 dei modelli over 50 più seguiti al mondo su Instagram. Eppure la sua vita non è stata sempre questa.

Marco Consoli

Un po' Clooney, un po' Connery: Marco Consoli

Per 30 anni, vestito ogni giorno in giacca e cravatta, è stato un “normalissimo” manager di una ditta di costruzioni con una passione per l’arte declinata in tutte le sue forme: dalla recitazione alla pittura fino al canto (da 9 anni organizza a Trento VarTalent, uno concorso canoro sulla scia di XFactor). Poi un giorno, come sempre più spesso accade, l’azienda per cui lavorava ha chiuso e, superato il primo momento di panico, per un po’ si è dedicato alla sua grande passione: viaggiare. Ed è stato proprio grazie a uno dei suoi viaggi, e al caso che ogni tanto bacia gli impavidi, che la vita di Marco è cambiata radicalmente. Praticamente da sera a mattina.
«Mi trovavo in Serbia, poco più di 18 messi fa, quando ho incontrato in modo del tutto casuale Alex e Vesna, una coppia di fotografi che mi ha chiesto di posare per loro – racconta Marco Consoli -. Sono una persona molto positiva e sempre aperta alle nuove esperienze, quindi ho subito accettato. Durante quel primo shooting non sapevo che fare, ero molto impacciato, loro mi dicevano di sorridere sorridere, sorridere… dopo qualche mese mi sono ritrovato sulla copertina di un magazine tedesco».

Da quel momento il telefono di Marco non ha mai più smesso di squillare: in 18 mesi ha posato per oltre 130 servizi fotografici e il suo volto ha fatto letteralmente il giro del mondo: dal Brasile al Giappone, dall’Europa all’Australia fino in Africa.

Marco Consoli

Consoli sulla stampa tedesca

Aveva mai pensato di poter fare il modello?
«Neanche lontanamente! Anzi, prima non amavo affatto farmi fotografare.. oggi invece è una cosa che mi diverte. Quando ho visto pubblicate le prime foto ho capito il grande potenziale degli uomini maturi: a 50 anni si è ancora giovani, con in più l’esperienza e la consapevolezza».

Quale crede che sia la chiave del suo successo?
«La barba. Quando ho perso il lavoro ho smesso di radermi tutte le mattine, ed è venuta fuori questa barba brizzola a folta che mi ha aperto le porte di questo mondo. Fotograficamente è qualcosa che funziona. Poi, più in generale, ho un’immagine facilmente commercializzabile a livello internazionale. La bellezza e l’eleganza italiana è un prodotto vincente in tutto il mondo e può essere coniugato al business man, al gentleman maturo e rassicurante, ma anche allo sportivo, all’uomo che ama tenersi in forma».

Marco Consoli Fiumicino

Marco Consoli campeggia su una pubblicità all'aereoporto di Fiumicino

Quindi va in palestra?
«Mi alleno di frequente, anche grazie a mio figlio Alesandro che è il mio personal trainer, e che in questi giorni di permanenza in Sicilia non fa altro che ricordarmi di non mangiare troppi arancini e cannoli».

Lei lavora sia per il mondo commerciale che per il fashion. Cosa preferisce?
«La terza opzione, ovvero recitare. Anche se non lo disdegno affatto, non mi sento molto tagliato per il fashion, forse perché sento di non avere le misure giuste, sono un po’ piccolo (è alto 1,80 mt, nda), anche se nel settore moda gli standard stanno cambiando: ormai conta di più la forza comunicativa di un volto, piuttosto che la bellezza fine a se stessa».

Lei ha iniziato la sua carriera di modello neii Balcani. Pensa che la stessa opportunità avrebbe potuto averla a Milano?
«Anche se non credo nella fortuna, mi sento “fortunato” ad aver iniziato in un ambiente come quello serbo che è in pieno sviluppo e mostra grande attenzione verso gli italiani e la moda. Milano, dove oggi lavoro e faccio parte di un’agenzia, è il cuore del settore fashion, e per questo è un ambiente più frenetico, più difficile, ma è da lì che passano tutte le cose più importanti, tanto che in un solo giorno puoi guadagnare quanto un impiegato in un mese di lavoro. Sotto il profilo umano preferisco lavorare nei Balcani».

Marco Consoli

Marco Consoli

A proposito di recitazione. In primavera uscirà Infiltration, una serie tv da 30 episodi che sarà distribuita in Asia, Europa e America, in cui sarà Don Ares, un uomo senza scrupoli a capo di una potente organizzazione criminale. Di che si tratta?
«E’ una produzione saudita che ha coinvolto 156 attori e 1500 comparse, una sorta di colossal in cui interpreto un personaggio anni luce diverso da me, un cattivissimo: un personaggio a metà tra Il Padrino e Hannibal Lecter de Il silenzio degli Innocenti. Le riprese si sono svolte tra la Serbia e il Libano, ma io ho girato le mie 84 scene solo a Beirut. E’ stato molto stancante ma ne sono orgoglioso. Recitare è qualcosa che mi è sempre piaciuto, l’ho fatto in passato a livello amatoriale perché purtroppo in trentino non ci sono molte opportunità in questo senso. Ma comunque un artista è un artista, l’arte è qualcosa che prescinde dallo studio, ci vuole anzitutto talento. Poi la tecnica ti aiuta a toccare mondi ai quali non saresti mai arrivato, ma anzitutto ci vuole una predisposizione personale. Spero prima o poi di poter recitare a teatro, o anche al cinema, ma in questo momento non mi sento di chiedere altro alla vita».

Sente ancora un legame con la Sicilia?
«Fortissimo. Quando i miei figli erano bambini venivamo giù molto più spesso, poi sono cresciuti. Per me è sempre una grande emozione tornare a casa. Anche se da tanti anni vivo a Trento e ho perso totalmente la cadenza siciliana, capisco anche il dialetto. Ho ancora casa a Belpasso, dove sono cresciuto, e dove sogno di tornare a vivere. Magari da pensionato».

laviniapress@gmail.com

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