L'intervista

Soul Salad, le storie di Franco Seminara da mangiare e... da bere

Riparte il 12 gennaio il programma radio - che si ascolterà in Sicilia, Calabria e Malta - ideato e condotto dal giornalista catanese Franco Seminara che racconta il mondo dell’enogastronomia d’eccellenza: «La Sicilia merita il massimo impegno e la massima professionalità»

Tra gli obiettivi del giornalista e conduttore catanese c'è quello di confermare il grande successo delle precedenti stagioni. Col collega Paolo Di Caro, presidente della Fondazione italiana sommelier Sicilia, hanno creato un importante network di radio, che distribuiscono in Sicilia, Calabria e Malta (RSC, PrimaRadio, Radio 102, RadioVela, CL1, Antenna Iblea e RTM): «Ora puntiamo a nazionalizzare il progetto»

Philippe Leveillé e Franco Seminara

Lo chef Philippe Leveillé (a sinistra) sarà il primo ospite di Franco Seminara per la nuova edizione di "Soul Salad"

A ciascun piatto una storia: parola di Soul Salad, che dal 12 gennaio racconterà in radio per il quarto anno consecutivo il mondo dell’enogastronomia d’eccellenza siciliana (e non solo). E sarà sempre la calda voce del giornalista Francesco Seminara, il “Franco” radiofonico, a catapultarci in questa “insalata di anime” di cui è tanto ghiotto lo stesso ideatore.

Bentrovato Franco, è tutto pronto per la prima puntata?
«Il 12 gennaio sarà scoppiettante! Apriremo con il bistellato Philippe Léveillé, reduce dal successo del format Il ristorante degli chef su Rai2 e, subito dopo, spazio alle storie del vino: protagonisti i Benanti. In studio il cavaliere Giuseppe e il figlio Antonio, che è il neo presidente di Etna Doc, impegnato nel dare forma istituzionale ad un consorzio con tantissimi iscritti».

Franco Seminara

Franco Seminara

Cosa si aspetta dal nuovo anno?
«Di confermare il grande successo delle precedenti stagioni. Negli anni, insieme col collega Paolo Di Caro, che è il presidente della Fondazione italiana sommelier Sicilia, abbiamo creato un importante network di radio, che ci distribuiscono in Sicilia, Calabria e Malta (RSC, PrimaRadio, Radio 102, RadioVela, CL1, Antenna Iblea e RTM). Ora puntiamo a nazionalizzare il progetto».

La Sicilia è scrigno di talenti anche in cucina: il palagonese Roberto Toro è stato lo chef del G7, mentre il licatese Pino Cuttaia ha cucinato per le first lady. L’enogastronomia siciliana è più che internazionale?
«Gli chef oggi puntano su semplicità, nettezza dei sapori e centralità del gusto. Se, a tutto ciò, uniamo una materia prima unica al mondo… viene semplice dedurne l’appeal internazionale».

La nostra tavola, però, è ricca di sapori forti. Come si coniuga il gusto alla semplicità?
«Chi ha detto che la semplicità non possa essere gustosa, anzi. A differenza di decadi precedenti, quando le pietanze venivano costruite con l’esubero di grassi e mistificazioni della materia prima, oggi si preferiscono cotture più equilibrate e rapide, puntando su un impiattamento elegante: si mangia prima con gli occhi e poi con il “naso” e la bocca, mantenendo quel gusto che fa parte del nostro patrimonio. Lo stesso vale per i vini: c’è un ritorno alla freschezza: i “cioccolatosi” hanno stancato. Il cibo e il vino sono un fattore di cultura, prima che di nutrimento, e seguono le trasformazioni della società».

La Sicilia, terra di accoglienza, è una società multiculturale. È possibile dire che questo fattore abbia “influenzato” la nostra tradizione culinaria?
«Semmai l’ha contaminata. La Sicilia senza le sue dominazioni sarebbe una scatola vuota. Arabi, normanni, greci, romani, spagnoli, bizantini… Tutti hanno lasciato qualcosa e la ricchezza e la potenza della nostra cucina derivano da queste contaminazioni, anche nel vino: l’Alicante, ad esempio, fu portato in Sicilia occidentale durante le dominazioni spagnole. In quest’isola attecchisce magnificamente tutto. Non solo luci, però. Anche ombre: non sappiamo valorizzare le ricchezze che possediamo. Grazie ad associazioni come Le Soste di Ulisse si fa squadra e si racconta una Sicilia autentica ed elegante, lontana dagli stereotipi del passato. In questo processo, mi spiace dirlo, la politica non aiuta e spesso affossa: mancano interlocutori qualificati ed appassionati. Dobbiamo fare da noi».

Franco Seminara e Ciccio Sultano

Franco Seminara e lo chef stellato ragusano Ciccio Sultano

Quante stelle Michelin darebbe alla Sicilia enogastronomica?
«Tre, in prospettiva. Con l’augurio che sia di buon auspicio, partendo dal come e dal chi la racconta. La storia siciliana ha un’esigenza comunicativa urgente che passa anche dalla cucina. Giornalisti divulgatori, chef e produttori dovrebbero dialogare costantemente tra loro, tenendo a debita distanza blogger improvvisati o critici della domenica… Occorre essere preparati su ciò di cui si parla. E i follower non fanno conoscenza. Bisogna qualificarsi e studiare, molto. La Sicilia merita il massimo impegno e la massima professionalità».

Appuntamento, dunque, a sabato 12 gennaio per le grandi storie di Soul Salad, storie da mangiare e… da bere.

pierangelacannone88@gmail.com

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