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Riccardo La Spina: «La bellezza della natura è il mio tormento interiore»

Conversazione con il disegnatore etneo a spasso sull'Etna, a contatto con la selvaggia natura da cui trae ispirazione per i suoi disegni a biro, ma che è anche fonte di inquietudine: «Vorrei essere quel leccio - dice - da centinaia di anni, nutrito da questi tramonti»

La domanda che mi ha punto nel trovarmi qui sull’Etna, con Riccardo La Spina, illustratore etneo, è questa: cosa ha fatto, l’uomo, fin dal suo esordio su questa terra, per riempire il tempo dell’attesa? Disegni, graffiti, da decine di migliaia di anni fa. E l’ha fatto proprio negli inverni, scaldato dal fuoco, dentro le caverne

Riccardo La Spina

Riccardo La Spina fotografato da Sergio Mangiameli sulla strada per Monte Ilice

Meno tre gradi, bordo superiore di Monte Ilice sul finire del giorno. Nevica. Fiocchi sparsi in lento accostamento al suolo, come se il cielo non avesse alcuna fretta di dialogo con la terra. E lei, sola e silenziosa, volesse godersi ogni fiocco come una carezza del cielo stesso. La luce tesa è una lama calda, di miele, sul bosco imbiancato, che fa stare il freddo un passo indietro – per ora c’è altro da sentire, che avvertire il gelo. E’ l’inverno che è arrivato, che si porta appresso il naturale senso del riposo, e che, in superficie, noi uomini traduciamo nell’attesa.

La domanda che mi ha punto nel trovarmi qui sull’Etna, con Riccardo La Spina, illustratore etneo, è questa: cosa ha fatto, l’uomo, fin dal suo esordio su questa terra, per riempire il tempo dell’attesa?
Disegni, graffiti, da decine di migliaia di anni fa. E l’ha fatto proprio negli inverni, scaldato dal fuoco, dentro le caverne.
Cammino, dunque, con Riccardo La Spina, che riallinea il suo spirito disegnando a biro. Visi, spesso di anziani segnati, oppure luoghi selvatici, boschi fitti, remoti.

Riccardo La Spina

Riccardo La Spina ed una volpe dell'Etna, foto di Sergio Mangiameli

I luoghi sono questi?
«Sono proprio questi e anche il tempo è questo. Vedi, che meraviglia! Guarda che incanto…».

Riccardo si ferma. Scatta foto. Riprende un video con un trabiccolo postmoderno, che annulla il singhiozzo dei passi umani e sa offrire poi le immagini su un vassoio di velluto. Come fossero dolci.
«E’ l’immagine che non mi sazia mai. Non ne posso fare a meno. Da sempre. Da quando ero piccolo e vivevamo in una casa padronale antica, in via Vittorio Emanuele a Trecastagni. Pensa che i muri del corridoio, fino a un metro, erano ricoperti da una vernice lucida, grigia, che si usava negli anni ’70. Io ci disegnavo su. Graffiti per tutta la lunghezza del corridoio. Con qualsiasi cosa: pennarello, matita, penna biro… E pensa che ancora non stavo in piedi! Mia madre mi lasciava fare. Mio padre si preoccupava di non fare brutta figura col padrone di casa. Fu pulito tutto, prima che cambiassimo casa…».

Riccardo La Spina il bosco

Riccardo La Spina: il bosco

Il sole scende sotto una coperta sospesa di nuvole artiche, che hanno attraversato l’Europa in lungo, per campeggiare qui, in Sicilia, davanti alla finestra della Befana. Quadri sfuggenti di travolgente bellezza naturale bloccano i nostri piedi. E impongono con urgenza l’ascolto interiore.
«E’ un tormento» dice Riccardo.
Cosa?
«Essere qui, adesso, assistere a questa bellezza, sentirla dentro così forte e sapere che non potrò goderne per sempre. Come farò? Vorrei diventare quel leccio, che sta lì da centinaia di anni, illuminato e nutrito da questi tramonti».

Riccardo La Spina: il castagno

Riccardo La Spina: il castagno

Tira fuori un taccuino, una biro, e inizia dei tratti sul foglio bianco. Un fiocco curioso plana sulla carta e rimane solido, come un sogno che deve continuare oltre la sveglia. Riccardo ha le dita rosse dal sottozero, ma continua il suo infinito: un altro disegno che ferma il tempo nello spazio e genera meraviglia. Stupore. Bellezza creata che parte dalla realtà, e spesso la supera. E’ l’emozione finale, che spacca sia il tempo che lo spazio e diventa infinito, appunto. Perché le opere di Riccardo La Spina sono arte distillata, che serve a noi per schiarirci certi scarabocchi di ordinaria quotidianità, e a lui stesso, per battere le sue inquietudini.

Riccardo La Spina: inverno

Riccardo La Spina: inverno

Solo biro?
«La preferisco. E quando poi la mano procede per le linee che lo spirito detta, quando c’è l’esattezza della volontà sull’urgenza, può succedere che io mi commuova della mia capacità. Durante o alla fine, ed è l’estasi…».
E il tormento, insieme…

Riccardo La Spina: Christiano

Riccardo La Spina: Christiano

Domani. Che stai preparando per il futuro? Mostre personali, collettive…
«Pittura a olio, figurativa, prima di tutto. Poi c’è un progetto in autoproduzione di step-motion, in cui sto lavorando di scultura e miniatura, e un altro editoriale, di favole di fauna selvatica etnea, illustrate da me: gatti selvatici che suonano i Dire Straits in una notte di luna…».

Riccardo La Spina: il vecchio

Riccardo La Spina: il vecchio

Sorride da una posizione di elusività, quasi allontanandosi dalla stessa luce che può dargli l’ispirazione per l’infinito. E il tormento riparte sulle ombre di questo giorno in chiusura e va a dormire, sotto le coperte dell’inverno che porta l’attesa sul velo bianco in lenta discesa a forma di neve.

sir.joe23@alice.it

La verità di Quinto, prima dell’inverno

Riccardo La Spina ha realizzato il disegno di copertina di “Quasi inverno”, il nuovo romanzo di Sergio Mangiameli, edito da A&B (103 pagg.) che si svolge in un’unica giornata, il venti dicembre: il giorno prima che entri l’inverno. C’è un manoscritto su un tavolo all’interno dell’Isola – una casetta isolata nel bosco di Pietragrossa –, quasi completo: manca l’ultimo punto. C’è un uomo vecchio adagiato sul divano accanto al tavolo, con una gamba non composta, guarda la finestra: ma è morto. Si chiamava Quinto Di Miele e aveva siglato un patto col destino: raccontare la verità di una vita ai suoi due figli, nel tempo risicato prima della fine, che sentiva prossima, ora che la sua amata moglie era scomparsa, beffata dallo stesso destino. Lo scopo di Quinto è fermare la fuga dei suoi figli e farli continuare in pace. Scrive “tutta la verità”, scelte lontane a rimedio di dolori devastanti, riverberi recenti con violenze private, gesti rimasti intenzioni, e azioni desiderate. Ma possono le parole sostituire i fatti, o colmarli? Quante verità esistono, se si valuta la percezione di ciascuno? Qual è la vera necessità di Quinto, e per chi scrive, in fondo? C’è un medico legale che prende il manoscritto e lo legge nel bosco, da solo. C’è un boscaiolo sordo, amico di Quinto, che ha seguito tutto da due mesi, da quando Quinto si trova all’Isola, con lo sguardo e con quel sentire autentico di chi vive a contatto con la natura e sa capire l’animo degli uomini. E c’è una decisione finale a sorpresa. O quasi. Prima dell’inverno.

Riccardo La Spina: Quasi inverno

Riccardo La Spina e il romanzo "Quasi inverno" di Sergio Mangiameli di cui firma l'immagine di copertina

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