Streetwear

La strada, musa ispiratrice dei designer

Il fashion system ha consacrato sulle passerelle dell’alta moda lo streetwear, capi d’abbigliamento e accessori creati sui simboli delle tendenze popolari Prime tra tutte le sneakers, nate nel 1969 e diventate presto un must per i giocatori di basket

Proprio le sneakers dal 2013 sono state rivisitate anche dalle maggiori maison, come Dior e Chanel, e oggi una nuova collaborazione tra Converse e Brain Dead (il collettivo creativo di Los Angeles) reinterpreta l'iconica Chuck 70 per la quale hanno riunito una varietà di stampe d’archivio

Gucci collezione Resort 2017

Gucci collezione Resort 2017

E’ un circolo vizioso/virtuoso quello tra la “strada” e la moda. Si influenzano reciprocamente: il sistema moda, molto più di quanto si pensi, si retroalimenta di fenomeni presi dalla strada - gang/crew/bande - e li trasforma in capi di abbigliamento simbolo di tendenze popolari. Lo streetwear come segno identificativo e di appartenenza, con i suoi simboli e il loro significato. Paolo Coppolella, designer e fondatore della piattaforma Coppolella.com, marchio specializzato in streetwear, fa il punto di come la strada influenza la moda attraverso alcuni esempi.

Le sneakers Gucci Holiday in pelleLe sneakers Gucci Holiday in pelle



Le sneakers. Le Adidas Superstar, nate nel 1969, diventano un must per i giocatori di basket professionistico: le usa da subito Kareem Abdul Jabbar e dopo pochi anni le userà il 75% dei giocatori della Nba. Tomaia in pelle e punta rinforzata le caratteristiche principali che la rendono un’icona. Nel 1983 i Run Dmc le usano senza lacci e con la linguetta in vista. Grazie a loro le useranno presto tutti i B-boy e i breakers (insieme alle Puma Suede e le Adidas Gazelle). Nel 2005, per festeggiarne l’anniversario ne escono alcuni modelli a tiratura limitata. Quello dedicato ai Beastie Boys attualmente ha un valore di mercato di 4.800 dollari. Nel 2015 il lancio del modello pensato da Pharrell. 50 sfumature di Superstar per celebrare l’uguaglianza delle diversità, di cui 11 per il mercato mainstream e i restanti 39 in limited edition. Nel 2013 l’alta moda sdogana la sneaker portandola in passerella: Resort di Dior nel 2013, con il design dell’allora direttore creativo Raf Simons. Lo stesso anno viene presentata da Chanel (Karl Lagerfeld), per la prima volta, una sneaker in una sfilata di Haute couture. Nella lotta tra le eterne rivali Adidas e Nike, nel settore moda vince la prima, mentre la seconda si afferma sul piano sportivo. Oggi Adidas vanta collaborazioni con svariate e importanti firme come Raf Simons, Stella McCarthney, Rick Owens, Yohji Yamamoto, Yeezy by Kanye West.

Il punk e il fashion system.
La consacrazione definitiva del punk da parte del fashion system avviene nel marzo 2013, al Metropolitan Museum of Art di New York, con una mostra dal titolo Punk: Chaos to Couture e con un memorabile party durante il quale designers e star internazionali omaggiano questa corrente. Tra le firme che hanno esposto, anche Versace.
Non solo omaggi: Jeremy Scott e i “furti” dalla strada
In alcune occasioni, l’attenzione del fashion system alle sottoculture di strada non si limita ad omaggi e richiami evocativi, ma si concretizza in “furti” da parte di abili designers che, come nel caso di Jeremy Scott, si sono dimostrati recidivi nonostante accese polemiche e azioni legali.
Per la collezione autunno/inverno 2012/2013, il designer fa copia e incolla sui propri capi delle storiche grafiche degli anni ’80 create dall’artista Jim Phillips per il brand Santa Cruz Skateboarding. Il designer sarà successivamente denunciato dalla casa di tavole e abbigliamento da skate. Nonostante ciò, per la collezione autunno/inverno 2014/2015 della casa Moschino, di cui è direttore creativo, Scott farà nuovamente copia e incolla, questa volta utilizzando i graffiti dello street artist Joseph Tierney. Denunciato anche questa volta, il designer, attraverso i suoi legali e quelli del brand Moschino, chiede l’archiviazione del caso in quanto il murales in questione “è opera di vandalismo e quindi non tutelabile dalla legge”.

Gucci prende, Gucci toglie
Recentemente, i casi di recupero di sottoculture tramontate si sono intensificati. Spiccano i casi di Marc Jacobs, che per la sua ultima collezione si è ispirato quasi interamente alla cultura rave dei ’90, e Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, che riprende nella collezione Resort 2017 anfibi e jeans slim (passati in candeggina) che ricordano il look degli skin di fine anni ’70. Poco prima della presentazione della collezione, nell’aprile del 2016, la casa Gucci si attiva per impedire l’uscita della collaborazione tra i due brand di streetwear Iuter e Chef, accusati di aver aggiunto ai loro capi “dettagli in stile Gucci”, come il nastro rosso e verde, da sempre icona del Brand creato da Guccio Gucci. Nonostante si tratti di abbigliamento per skaters e la collezione sia già stata prodotta e pronta per essere presentata (era già stata fissata la data del lancio e del party di presentazione per il 2 aprile 2016 allo store di Iuter in Ticinese), per via delle azioni legali intentate dalla maison Gucci, la collaborazione Iuter-Chef sarà sospesa.

La felpa the killer hooded  di Supreme NY

La felpa the killer hooded di Supreme NY



Il caso Supreme: streetwear di culto contraffatto in Italia
In alcuni casi, la “sottocultura” si alimenta di sottoculture. Supreme, brand di abbigliamento skate creato da James Jebbia a New York nel 1994, in un ventennio si consolida come marchio di culto sulla scena internazionale grazie alla bravura del suo creatore e alle campagne scattate da Terry Richardson o le collaborazioni con fotografi e registi come Ari Marcopoulos, Harmony Korine e Larry Clark, da sempre vicini al brand. Soltanto i “fedelissimi” sanno che in Italia Supreme NY è acquistabile esclusivamente online dal sito ufficiale oppure viaggiando nei più vicini store: a Parigi o a Londra. Sono però moltissimi i negozi di abbigliamento in Italia che vendono, spesso senza saperlo, prodotti Supreme contraffatti e registrati come Supreme Italia da una società di Barletta. Copie delle grafiche più elaborate oppure semplici box logo (t-shirt bianca con logo al centro su fondo rosso) spesso di pessima fattura ma indossate con orgoglio da ignari fan del brand newyorkese.

sneakers Chuck 70 di Converse per Brain Dead

La sneakers Chuck 70 di Converse per Brain Dead

L’esuberanza ribelle di Converse + Brain Dead
Stampe mimetiche, animalier fosforescenti e una patriottica bandiera americana sono il punto di partenza della nuova collaborazione tra Converse e Brain Dead, il collettivo creativo di Los Angeles.
Guidato dai fondatori Kyle Ng e Ed Davis, Brain Dead ha avuto un approccio inaspettato per la reinterpretazione dell'iconica sneakers Chuck 70 (per la quale hanno riunito una varietà di stampe d’archivio) e uno sovversivo su abiti archetipici come il MA-1. Se l'intento era quello di catturare l'attenzione, il risultato finale è stato una sorpresa. Il bomber con cappuccio della collezione è una testimonianza dell'idea che punti di vista diversi creano idee nuove . «Il mash-up della felpa e della giacca fa parte della mentalità della decostruzione – spiega Kyle Ng -, stiamo smembrando gli oggetti per rimetterli insieme in modo da creare qualcosa di nuovo». Il risultato, come il matrimonio di pattern sulla Chuck 70, è un'armonia fortuita e un'estetica radicata che fonde i due brand in un’esuberanza ribelle, riscontrabile anche nel resto della collezione: un maglione di lana a collo alto, T-shirt e borse.

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