Il cortometraggio

Maria Catalano: «Ho dato voce alla paura delle donne»

La fotografa e videomaker xibetana debutta dietro la macchina da presa con il corto "Laerte Mira", la violenza di genere raccontata da partendo da un pensiero in potenza piuttosto che da un fatto compiuto

La violenza di genere raccontata da un nuovo punto di vista, ovvero partendo da un pensiero in potenza piuttosto che da un fatto compiuto. Questo è "Laerte Mira", debutto dietro la macchina da presa per la fotografa originaria di Calascibetta, un lavoro realizzato in collaborazione con Aurica Livia D'Alotto co-autrice della sceneggiatura. Catalano: «La paura è una sensazione che condiziona scelte e stili di vita»

Laerte Mira, Un frame di "Laerte Mira" con i protagonisti Dario Di Dio (Laerte) e Adriana Di Dio (Mira)

Un frame di "Laerte Mira" con i protagonisti Dario Di Dio (Laerte) e Adriana Di Dio (Mira)

Maria Catalano, 30 anni originaria di Calascibetta, è una donna che dialoga usando le immagini. Nel suo primo lavoro alla regia di un cortometraggio, Laerte Mira che sarà presentato per la prima volta il 15 dicembre, alle 21, al caffè letterario Al Kenisa di Enna, racconta l’impatto raggelante che l’idea di una violenza sessuale può avere nella vita di una donna.
«Sfido chiunque a dire di non aver avuto paura, almeno una volta nella vita, tornando a casa la sera da sola - racconta la regista che firma anche il soggetto e la sceneggiatura a quattro mani con Aurica Livia D’Alotto, autrice anche dei monologhi insieme a Maricla Di Dio -. Può capitare di essere salve per tutta la vita, ma consapevoli di aver vissuto sempre con la paura, una sensazione che condiziona scelte e stili di vita, e anche luoghi in cui vivere».

Maria Catalano

La fotografa e videomaker Maria Catalano

Il lavoro di Maria Catalano, autoprodotto, parla di violenza di genere in un modo differente dal solito, mettendo a fuoco quella sensazione di “insicurezza” e costante pericolo che le donne vivono in alcune circostanze, ma quotidianamente.
«Ho scavato dentro al mio sentire di donna - racconta -, ho fatto mie le paure e i dubbi proiettati quotidianamente dai mass media, avvalendomi questa volta di immagini in movimento piuttosto che della “statica” fotografia».
Maria, carattere schivo e sguardo attento, a 8 anni aveva già le idee chiare: da grande avrebbe fatto la fotografa di scena. Già allora, tra le tante immagini trasmesse dalla Tv, quelle che la interessavano maggiormente erano quelle che raccontavano di teatro. Non una spettatrice, ma una ricercatrice che sa guardare gli altri scovando particolari, uno sguardo o un movimento inattesi, un cambiamento improvviso. In quel “dietro le quinte” Maria Catalano trova il posto ideale in cui vivere, incontrare gli altri, scovando in ogni attore nuove pieghe e nuove emozioni. Dietro l’obiettivo ha raccontato per immagini i lavori teatrali di Aurelio Gatti, Tino Caspanello e Cinzia Maccagnano, e si è perfezionata partecipando anche ai laboratori cinematografici di Sebastiano Gesù e Nello Correale.

Laerte Mira backstage

Laerte Mira, il backstage delle comparse

Per Maria Catalano il passaggio alla regia è stato un fatto naturale: «La fotografia ha un ruolo importante anche al cinema. Avevo già lavorato come video maker e sto vivendo questa nuova esperienza come un laboratorio. Un luogo in cui creare, per poi andare oltre. Sono arrivata a Laerte Mira con le idee chiare: i protagonisti del cortometraggio (Dario Di Dio, Adriana Di Dio, Paolo Alongi e Carmela Anna Labruto) li ho scelti seguendo il mio intuito. Prima di girare abbiamo fatto una sorta di preparazione, ma non ho spiegato loro per intero quello che avremmo fatto. Ho presentato soltanto il tema centrale, e poi a poco a poco siamo entrati nella storia. Per loro è stato un po' come lavorare al buio, ma io li ho guidati passo dopo passo».

Laerte Mira di Maria Catalano

Laerte Mira, il backstage delle comparse

La protagonista del cortometraggio firmato da Maria Catalano è Mira, una giovane donna di un paese di provincia. La sua voglia di vivere la vita con gioia e pienezza, la inducono a non farsi coinvolgere e sconvolgere dalle brutali notizie che arrivano da quotidiani, notiziari e soprattutto programmi di approfondimento, anche se mostra una certa sensibilità e apprensione verso tutti quei casi di molestie e soprusi nei confronti delle donne. Una sera Mira conosce Laerte, con il quale scatta subito una forte sintonia, fatta di intensi sguardi e tante risate. Ma in certi momenti Mira pare però assentarsi, persa nei suoi pensieri... .
Come spesso accade, il punto di partenza per la realizzazione di questo lavoro è un’esperienza personale, anche se in questo caso sarebbe più giusto parlare di una “sensazione”.

«La scorsa primavera, ritrovandomi più volte per motivi di lavoro a percorrere strade pressoché deserte, mi sono chiesta “E se capitasse a me?” Ho provato paura. Paura di essere la prossima, senza magari l’idea chiara di chi avrebbe potuto farmi del male: una persona sconosciuta o incontrata casualmente da qualche parte. Da quel momento ho sentito l’esigenza di esternare le mie sensazioni, di rappresentare quella paura e il meccanismo perverso che può innescarsi anche solo facendo una semplice conoscenza o un incontro casuale. Il lavoro si è quindi sviluppato partendo da un pensiero in potenza, piuttosto che da un fatto compiuto. Questo mi ha permesso di giocare sulla possibilità e non sul dato di fatto, lasciando fuori quei luoghi comuni di cui siamo stufi: Si sarebbe potuto evitare?, Se l’è cercata?».

La lavorazione di Laerte Mira è durata due mesi durante i quali Maria Catalano ha girato tra Enna, Calascibetta ed Aidone.
«Noi siciliani abbiamo tutto quello che è necessario per raccontare storie, bisogna solo cercare, scovare i luoghi che possano fare da scenario naturale a completamento dei racconti».
Sebbene il tema sia duro, aspro come quella paura di potersi trasformare d’improvviso in una delle tante vittime che la cronaca racconta, la regista ennese ha scelto per il protagonista il nome di un bambino. Per Laerte, infatti, la regista ha attinto a un suo ricordo personale, apparentemente lontano dalla storia che racconta nel cortometraggio.
«Ho scelto questo nome ricordando gli occhi di un bambino che aveva perso la sua macchinina preferita in spiaggia, abbiamo impiegato un paio d'ore a trovarla. Il suo sorriso pieno di gratitudine e speranza mi ha colpita particolarmente: vedendo il film si potrà scoprire cosa lega questa storia a quella del mio cortometraggio».
La voce fuori campo di Laerte Mira è di Lorenza Denaro, mentre firmano le musiche originali Michele Di Leonardo e Cristian Onofreiciuc.
«Mira ha solo fatto un cattivo pensiero - conclude Maria Catalano - che si è amplificato attraverso la sua immaginazione. La paura l’ha portata a immedesimarsi in un’altra situazione e, forse in modo incoscio, capirà cosa possa significare, anche solo per un momento, essere considerate come un “oggetto” sessualmente desiderabile».

tiziana.tavella1@gmail.com

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