Buio in sala

"Assassinio sull'Orient Express", il Poirot un po' vanesio di Kenneth Branagh

L'attore eregista inglese ha ripreso uno dei classici di Agatha Christie, già oggetto di vari film di culto del passato. Con un cast stellare al fianco, ed effetti spettacolari dalla sua, alla fine è il protagonista Hercule Poirot, da lui interpretato, la star assoluta, quasi in maniera compiacente

Nel remake del film tratto dal celebre giallo di Agatha Christie l’abile fruitore delle celluline grigie è l'attore e regista inglese, che va a sostituire nella mente di tutti noi, gli Hercule Poirot già noti come Peter Ustinov, Albert Finney o il televisivo David Suchet Branagh è anche regista e dirige un nutrito cast di attori famosi - Johnny Depp, Penélope Cruz, Judi Dench, Daisy Ridley, Michelle Pfeiffer, Willem Dafoe, Josh Gad e Derek Jacobi. Forse per una sorta di narcisismo recitativo, Branagh monopolizza la scena di continuo riservandosi, con il vezzo da prima donna, primi piani ed inquadrature

Kenneth Branagh Assassinio sull'orient Express

Kenneth Branagh in "Assassinio sull'Orient Express"

Gerusalemme: a cavallo tra le due guerre, un Hercule Poirot scattante ed atletico, come non lo abbiamo mai visto, con una agilità che non gli conoscevamo forse meglio confacente a Sherlock Holmes, riesce a gestire le masse inferocite che davanti al “muro del pianto” rischiano di scontrarsi per un caso di furto sacrilego. Dopo l’ennesimo successo investigativo Poirot vorrebbe riposare, ma il crimine non aspetta e viene richiamato con urgenza a Londra. Mister Bouc, il direttore delle linee ferroviarie che collegano Occidente e Oriente gli trova una gradevole  sistemazione a bordo dell’Orient Express, il treno più lussuoso del mondo.

Inizia così il viaggio e, quel convoglio, sbuffante scerpa di lamiere e fumo, diventa cellula color cobalto, dalle grandi insegne in oro, lanciata tra il gelo e la neve del percorso. Qui i passeggeri, personaggi silenziosi ed annoiati, condividono i tempi del viaggio. Poirot nella sua cabina legge Dickens e contempla la foto di un amore mai dimenticato (i nostri Poirot non avevano mai fatto capire di essere innamorati); ma il suo istinto indagatore non riposa ed egli si guarda in giro incuriosito dai suoi compagni d’avventura pensando come abbia un suo “fascino un groviglio di estranei costretti insieme  per giorni, con nulla in comune, a parte il bisogno di recarsi da un luogo all’altro, che non si vedranno mai più”.

Il treno va nella tranquilla sicurezza di una stiva ricca di selvaggina e di derrate alimentari accatastate in grandi quantità. I camerieri, mentre la locomotiva sferraglia nel bianco inquietante della tormenta, stendono in aria le candide tovaglie da tavola per gli importanti passeggeri, pronti ad accudire ed esaudire ogni loro minima richiesta, perché niente può o deve disturbare il confort della clientela dell’Orient Express. Questa è il mix del nuovo mondo e della vecchia Europa; il primo con il potere del denaro perseguito e conseguito anche col malaffare; la seconda, espressione del colonialismo i cui suoi imperi (per intenderci quelli su cui il sole non tramontava mai) imponevano una supremazia sdegnosa; la stessa che consentiva, su uno sfondo di miseria assoluta, di poter mandare indietro due uova alla coque, imperfette nella simmetria.  

Tra i passeggeri c’è un losco uomo di affari americano, Samuel Ratchett (Johnny Depp) che rivela  a Poirot di essere  minacciato, a mezzo di scritti anonimi, e che chiede all’investigatore il suo aiuto. Poirot rifiuta (non gli piace quell’individuo) ma l’uomo l’indomani mattina viene trovato morto nella sua cabina chiusa dall’interno, straziato da più pugnalate. I mali, però, non vengono mai da soli e una gigantesca slavina si abbatte sul treno facendolo deragliare. A questo punto Poirot si vede costretto ad indagare ma sente di essere circondato oltre che da tanta neve anche da tante bugie…

Assassinio sull'orient express

Cast Stellare per l'Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh

Nel remake di “Assassinio sull’Orient Express” l’abile fruitore delle celluline grigie è Kenneth Branagh, che va a sostituire nella mente  di tutti noi, gli Hercule Poirot già noti come Peter Ustinov, Albert Finney e quello molto più noto e casereccio di David Suchet che tanta compagnia ci ha fatto anche nelle riproposizioni delle serie televisive. Sir Kenneth Branagh, attore teatrale britannico, in questa  nuova versione cinematografica è anche regista e dirige un nutrito cast di attori famosi - Johnny Depp, Penélope Cruz, Judi Dench, Daisy Ridley, Michelle Pfeiffer, Willem Dafoe, Josh Gad e Derek Jacobi -, quasi come quello che Sidney Lumet diresse nel 1974 e che annoverava tra gli altri Sean Connery, Lauren Bacall, Ingrid Bergman e Vanessa Redgrave. Il cast contrapposto è egualmente luminoso ma, forse per una sorta di narcisismo recitativo, Branagh cerca di prevalere sulle altre figure di attori tendendo a monopolizzare la scena di continuo e riservandosi, con il vezzo da prima donna, primi piani ed inquadrature.

Johnny Depp

Johnny Depp

Per il resto, la trama del film è nota a molti, soprattutto ai non più giovani, ma l’affluenza del pubblico denuncia l’affezione e la curiosità circa la chiave di rilettura utilizzata nei confronti di uno dei più celebri classici del cinema giallo. Infatti i remake di vecchie pellicole corrono sempre il rischio di risultare banali copie e quindi chi si cimenta in questa impresa pericolosa deve quantomeno essere convinto di poter  proporre qualcosa di innovativo. In questo nuovo film le novità, oltre al fatto che l’investigatore somiglia pochissimo al “se stesso” di Agatha Christie e l’eccessiva caratterizzazione di alcuni personaggi come il grasso segretario di Samuel Ratchett o il conte Andrenyi, affetto da perenne “sindrome pugilistica”, vanno ricercate nell’uso delle tecnologie digitali.

Michele Pfeiffer

Michelle Pfeiffer

Di grandissimo impatto la ricostruzione ambientale e scenica della valanga ma anche le visioni dall’esterno, le riprese dall’alto e gli inseguimenti sul ponte prospicente il dirupo; un po' meno credibili gli interrogatori condotti in esterno con una temperatura glaciale e per finire, il "coup de théâtre” che vede nella scena finale tutti i sospettati schierati all’interno della galleria in una immagine corale che ricorda il cenacolo di Leonardo e la  drammaturgica conclusione dell’indagine prima che la marcia del treno riprenda sui binari ormai liberi dalla valanga.

Che dire? Forse anche in questo caso, come nelle relazioni tra umani, soprattutto in quelle emotive, non bisogna mai fare paragoni e limitarsi  ad apprezzarne le intenzioni, a coglierne il parziale sforzo narrativo che in questo caso probabilmente rimarrà impresso lievemente nella nostra memoria cinematografica.

daniela.robberto@gmail.com

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