Buio in sala

"Benedetta follia", quello che le donne sono ancora capaci di dire

Nel suo ultimo film Carlo Verdone ama le donne e le tratta sempre con garbato rispetto. E se ci sono donne che scelgono di rifuggire il solito menage alla ricerca di fluida sessualità, ci sono quelle che pur sembrando inaduegate riescono a fa capire che un futuro esiste, anche per un uomo maturo deluso dalla vita

"Benedetta follia" vuole essere leggero e necessita di far virare la nostalgia al sorriso, alla prospettiva di una speranza di un recupero del sentire dell’amare che è l’unico modo per continuare a vivere. Il repertorio a cui Verdone pesca a mani piene è quello comico-amaro della commedia italiana in cui il pubblico si sente rappresentato, in cui si riconosce perfettamente nei modi di fare, nei tic psicologici che fanno il quotidiano

Carlo verdone e Ilenia Pastorelli di Benedetta Follia

Carlo verdone e Ilenia Pastorelli in una scena di "Benedetta follia"

Guglielmo Pantalei (Carlo Verdone) è un agiato e stimato commerciante nel cuore della Roma papalina. Le eleganti vetrine del suo negozio espongono paramenti sacri e abbigliamenti religiosi per quella clientela porporata che, discreta, transita nei suoi locali. Come un cerimoniere di corte, in uno stile recitativo che ricorda molto quello sottilmente ironico e beffardo di Alberto Sordi, Verdone diventa l’ansioso officiante di un clero pingue e in mutande che, impegnato in prove sartoriali, confina la spiritualità prediligendo la cura delle formalità e delle apparenze. Lo sguardo severo del padre di Guglielmo, fondatore della ditta, dalla grande foto appesa al centro del negozio sembra controllare che  tra le teche degli oggetti preziosi, tutto proceda bene.

L’opulenta attività commerciale fatta di rosari, ostensori e tessuti pregiati per abiti talari scorre lenta nello stratificarsi polveroso di un anacronistico presente. Tutto sembra perfetto ed ovattato nella vita di Guglielmo fino al festeggiamento del suo venticinquesimo anniversario di matrimonio. Infatti in questa occasione sua moglie Lidia (Lucrezia Lante della Rovere) affaticata e, contrariamente a lui, stanca dai troppi anni di noiosa convivenza, gli comunica di volerlo lasciare perché da un anno ha una relazione sentimentale con Silvia, commessa di fiducia del negozio. La notizia  del pluritradimento (lo tradisce sua moglie, lo  tradisce con una donna e la donna è sua lavorante storica) deflagra devastante nella mente e nella vita di Guglielmo scardinando tutto quanto dato per scontato. Riflessioni, pentimenti, analisi a ritroso ma soprattutto malinconia e solitudine  si confrontano allo specchio dove il giovane Guglielmo, quello che cavalcava libero sulle strade semideserte degli anni che furono su una lucida motocicletta, icona di libertà e di conquista, dice all’anziano Guglielmo in over dose di chili e di maturità :“Volevi girare il mondo e non sei arrivato neanche a Torvaianica, cerca di vivere e non di esistere!”. Le note e le parole de "La stagione dell'amore" di Franco Battiato riassumono mirabilmente, potenti come immagini scavate nel cuore di ognuno  tutta la penosa malinconia verso un tempo che "non tornerà, non ritornerà più".

Benedetta follia

Carlo Verdone e Lucrezia Lante della Rovere

Ma "Benedetta follia" vuole essere leggero  e necessita di far virare la nostalgia al sorriso, alla prospettiva di una  speranza di un recupero del sentire dell’amare che è l’unico modo per continuare a vivere. E l’amore è dietro l’angolo in una donna semplice, in Ornella (la bravissima Maria Pia Calzone), dal vissuto dolorosamente accettato, dalle poche parole, dallo sguardo profondo che parla di accoglienza, di autentica disponibilità. Il repertorio a cui Verdone pesca a mani piene è quello comico-amaro della commedia italiana in cui il pubblico si sente rappresentato, in cui si riconosce perfettamente nei modi di fare, nei tic psicologici che fanno il quotidiano. Verdone cerca di rinnovarsi strizzando l’occhio a sceneggiature inusuali per lui che risultano molto gradevoli come il balletto nella mente del protagonista in preda agli effetti dell’ecstasy, oppure nel proporre una scena alla “Harry ti presento Sally” dove uno smartphone in vibrazione diventa spunto di ilarità collettiva per un gioco erotico che finisce per un difficile e doloroso recupero su un lettino di un pronto soccorso.

Carlo verdone Benedetta Follia

Benedetta follia: Carlo verdone e Ilenia Pastorelli

Verdone ama le donne e le tratta sempre con garbato rispetto e ne dà prova volendole come numerose co-protagoniste a cui lascia grande possibilità di muoversi sulla scena , ma lo fa anche accettando senza la derisione di cui sarebbe capace, di trattare temi  come quello delle  donne che in terza età scelgono compagne donne in cui la sessualità per così dire, diventa fluida perché dettata dal rifiuto da parte degli uomini agè che rifuggono inorriditi davanti alle coetanee; perché intuisce la forte empatia che tra donne fa condividere desideri e passioni o, forse più semplicemente perché stanche della volubile superficialità degli uomini, alzano verso questi cortine invalicabili.

Benedetta Follia Carlo Verdone e Maria Pia Calzone

Maria Pia Calzone e Carlo Verdone

Guglielmo si riscopre un uomo deluso ed avviato sul viale del tramonto e sarà proprio una “benedetta (ma laica) follia” quella che riuscirà a tirarlo fuori dal suo personale Black Hole da cui rischia essere inghiottito. Il regista affida ad una splendida attrice giovane, Ilenia Pastorelli che interpreta Luna (con quella cadenza da coatta che ricorda molto Micaela Ramazzotti primi tempi), il compito di compiere il miracolo. Luna irrompe nel negozio perché ha letto dell’offerta di lavoro: prega, anzi scongiura, assicura, confida e si affida con il candore ed il trasporto dei giovanissimi e dei disperati. Per una serie di circostanze riconducibili a gustose gag, viene assunta in prova per un mese ma è totalmente priva dei requisiti richiesti per le mansioni: non sa niente di santi, non conosce le lingue, a stento sa un po' di italiano; è coatta, borgatara in ogni sua fibra ma è autentica: non ha pregiudizi né contegno formale;  vede come  il re in fondo sia nudo e disperato. Con semplicità aritmetica, quasi elementare comprende gli errori commessi da Guglielmo e si assume il compito di rianimare alla vita un uomo ritornato suo malgrado single; lo fa con gli strumenti che conosce, con i social di cui è abilissima fruitrice; la sua panacea sentimentale ha solo un nome: LOVIT e si attiva per trovare  nel sito d’incontri, l’anima gemella al suo principale.

Benedetta follia Ilenia Pastorelli

Ilenia Pastorelli in una scena di "Benedetta follia"

Divertente carrellata  sulla  variegata e paradossale offerta  di maschere tragicomiche che nascondono abbandoni, parlano di insicurezze e che, seppure nel film siano esasperate, sono disperatamente reali. Un film moderno che diventa pretesto per raccontare i tempi attuali ma anche la personale malinconia dell’autore che si sente accomunato a tutti gli over sessantenni sbandati davanti ad una nuova fase di vita, dove il divenire anziano pone davanti gli spettri dell’inadeguatezza fisica e psicologica e fa della solitudine, penoso rifugio. Verdone dosa ironia e malinconia e, facendolo sorridere  intrattiene il pubblico in uno stato di piacevole attenzione.

In una intervista il regista ha definito il suo film “un grande abbraccio” e lo dà ai suoi quaranta anni di carriera in una storia d’amicizia apparentemente impossibile  tra due persone che rappresentano universi diversi lontanissimi dove un tonico dalle lunghe gambe, ballerina poco convinta di lap dance, riesce a far ritrovare la fiducia  ad un uomo rassegnato al fatto che per lui non ci fosse più alcun futuro, a riconciliarsi con la vita in un finale dove vince il desiderio di sopravvivere, l’attesa di prospettive in cui  un incontro fortuito, il guardarsi e il riconoscersi  alimentano la voglia e l’entusiasmo per ricominciare a sognare.

Benedetta follia di Carlo Verdone
con Carlo Verdone, Lucrezia Lante Della  Rovere, Ilenia Pastorelli, Maria Pia Calzone, Paola Minaccioni.

daniela.robberto@gmail.com

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