Buio in sala

"The Post", l'elogio alla libertà di stampa di Steven Spielberg

Il regista americano si è affidato a due giganti del grande schermo come Meryl Streep e Tom Hanks per narrare le vicende reali che videor negli Anni 70 il "Washington Post" della direttrice Katharine Graham e del caporedattore Ben Bradlee difendere la pubblicazione dei segretissimi Pentagon Papers che smascheravano le vere (e turpi) ragioni della guerra in Vietnam

Nel film di Spielberg c'è un vero endorsement per l'emancipazione femminile incarnata dalla figura della Graham, ben interpreatata dalla Streep, donna che, in un'epoca di maschilismo puro, si trova per caso al vertice di un giornale ma che sa raccogliernene la sfida. Grazie anche alla caparbietà di Bradlee, ancora una volta l'ottimo Tom Hanks

The Post

Tom Hanks e meryl Streep in "The Post" di Steven Spielberg

In “The Post” Steven Spielberg propone la vicenda avvenuta quasi cinquanta anni fa circa la pubblicazione dei Pentagon Papers, fascicoli secretati dal Pentagono la cui redazione fu voluta da Mc Namara (Bruce Greenwood) allora Segretario alla Difesa, a futura conoscenza di un periodo storico così doloroso e costoso in perdite umane da parte del popolo americano. Nel corposo incartamento fotocopiato, nel corso degli ultimi Anni 60, da un ex sostenitore di tale guerra, Daniel Ellsberg (Matthew Rhys), pentito e poi demandato all’archivio del Pentagono, tutte le verità sulle motivazioni e sulle decisioni che portarono e condussero i passi del conflitto in Vietnam molto lontane da quelle poi girate e fatte credere al popolo americano. Una dettagliata documentazione sul peso politico e finanziario che le amministrazioni di Truman, Eisenhower, Kennedy e Johnson, ebbero in modo occulto e viziato sulle vicende di una guerra durata più di venti anni; sugli errori, le bugie, e le continue violazioni alle Convenzioni di Ginevra che avrebbero altrimenti minato alla base la fiducia degli americani sui loro governanti.

In realtà lo scoop fu del cronista Neil Sheehan del Times ma fu il Washington Post a raccogliere la palla quando al Times arrivò l’ingiunzione governativa di interrompere la pubblicazione. Al Post quindi il merito di scoperchiare il vaso di Pandora che farà esalare dal suo fondo torbido la verità sui crimini di guerra americani, innescando per la prima volta lo scontro tra Casa Bianca ed editoria nel rispetto di quel quarto potere che trova nella libertà di stampa, senza lasciarsi intimidire dalle possibili conseguenze, essenziale fondamento. E che farà da esempio ad altri giornali di stazza minore per pubblicare articoli sullo stesso argomento decretando con quella moltitudine di approfondimenti la decisione da parte della Corte Suprema di respingere nella volontà di tutelare la libertà di stampa, le ingiunzioni giudiziarie richieste dell’amministrazione Nixon.

Al film di Spielberg il merito di aver ricostruito in modo fedele l’ambientazione fisica che ci porta indietro nel tempo, dove il cronista era l’artigiano della comunicazione e la notizia nasceva dall’incessante battere dei tasti su macchine da scrivere monumentali, dove i tasti a volte, per la velocità di scrivere la notizia, si incastravano tra loro e l’informatizzazione era lontana anni-luce. Siamo agli inizi degli Anni 70: alla conduzione del Washington Post, Katharine Graham (Meryl Streep) supportata dal caporedattore del giornale, il testardo Ben Bradlee (Tom Hanks). La Graham per eredità, si trova a condurre le sorti dell’importante quotidiano in un’epoca in cui le donne erano confinate a ruoli casalinghi o tutt’al più nella gestione salottiera delle buone relazioni sociali.

The Post Meryl Streep

"The Post", Meryl Streep è la direttrice Katharine Graham

Nella pellicola osserviamo il graduale ma costante evolversi di una donna improvvisamente trovatasi ai vertici aziendali in una società maschilista. Lo percepiamo nel mutamento del tono della voce, nel vestire nell’incedere sempre più determinato: in questo, lo svilupparsi di un carattere volitivo che si consolida in crescita emotiva partendo dai tentennamenti dalle incertezze tutte femminili che tengono conto dei rischi del posto di lavoro dei suoi dipendenti ma che con l’appoggio di Bradlee trovano alla fine il polso per affrontare in modo vincente la sfida con un potere gigante e trasformare un quotidiano dal respiro circoscritto in uno dei più importanti giornali del Paese. Da parte del regista quindi un elogio all’emancipazione femminile tracciata anche nei modi garbati che al pari di quelli urlati, rivendicano il rispetto verso le donne e nelle loro capacità.

The Post Tom Hanks

"The Post", Tom Hanks è il caporedattore Ben Bradlee

Tra le righe, anche un preciso monito alle urgenze del nostro momento, nell’epoca d’oro delle fake news, dell’asservimento dell’informazione e, soprattutto alla politica di Trump che ha nei confronti della stampa un atteggiamento delegittimante ed ostile e che inclina pericolosamente la lancetta della sorte alla zona rossa dove alto è il rischio di far ripetere ai tempi dell’uomo (se altri potrebbero esserci) i suoi ricorsi storici.

daniela.robberto@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0