Buio in sala

Loro 2, Berlusconi come Gloria Swanson, una stella sul viale del tramonto

Nel secondo capitolo del film, Paolo Sorrentino coagula i molteplici aspetti dell’uomo Berlusconi affidandosi a Toni Servillo che non ne fa mai un’imitazione ma una reinterpretazione di cui sagacemente esalta i tratti caratteristici

Coloro che avevano detto che il film di Paolo Sorrentino in due episodi non fosse all’altezza delle precedenti opere del regista hanno tutti i motivi per ricredersi: lo stile distaccato ma calibrato come un fucile di precisione fa centro nel bersaglio della narrazione che non è mai scontata né troppo lineare

Toni Servillo in Loro 2

Toni Servillo- Silvio Berlusconi in "Loro 2" di Paolo Sorrentino

Se in "Viale del tramonto" di Billy Wilder con Gloria Swanson, la storia voleva essere un omaggio a una diva del passato, ”Loro 2” di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi è il compimento di un affresco che racconta magistralmente il viale del tramonto di un uomo che è stato un’icona vivente di un periodo non troppo felice della storia italiana. Non è un film politico perché di Berlusconi politico sappiamo già tutto e non ci interessa più; è piuttosto l’interpretazione di un personaggio che ha incarnato la decadenza di una certa politica e di quei valori sociali e culturali che hanno permesso l’ascesa di un imbonitore spregiudicato a cui mancava il tassello della cosa pubblica per raggiungere l’autoconsapevolezza del proprio successo.

Sorrentino coagula i molteplici aspetti dell’uomo Berlusconi affidandosi a Toni Servillo che non ne fa mai un’imitazione ma una reinterpretazione di cui sagacemente esalta i tratti caratteristici. Il regista napoletano oppone al vuoto esistenziale di una pletora di individui senza una precisa identità, ma a tutto disposti, il vuoto soggettivo dell’uomo Berlusconi che tenta di ritornare al potere e che ricarica le batterie nell’eremo dorato della Sardegna. Splendido e funzionale all’obiettivo del regista la doppia interpretazione di Toni Servillo che impersona Berlusconi alla ricerca disperata di recuperare il rapporto con la moglie e di riprendere in mano una carriera politica ed Ennio Doris che lo  rassicura sulle capacità di recupero ricordandogli come in fondo loro siano sempre dei venditori che fanno dell’arte del convincimento il rendere possibili le cose impossibili.

I colpi al vecchio manipolatore non mancano e sono nelle parole lanciate come proiettili da una moglie che non ne può più e gli rovescia di sopra tutto l’indicibile pensato, nella patetica e mortificante reazione della giovane Stella che con semplicità e nessun livore nell’approccio sperimentato con successo per anni si sottrae garbatamente alle lusinghe di un’amicizia preziosa rispondendogli che ha lo stesso alito di suo nonno “non particolarmente profumato o particolarmente pesante” ma un alito da vecchio, nelle scosse del terribile terremoto dell’Abruzzo. “Se c'è una cosa della quale sono orgoglioso degli anni del nostro governo, questa è proprio aver saputo affrontare con tutto il nostro impegno, le nostre capacità e la nostra concretezza l'emergenza dell'Aquila”.

Coloro che avevano detto che il film  in due episodi non fosse all’altezza delle precedenti opere del regista hanno tutti i motivi per ricredersi: lo stile distaccato ma calibrato come un fucile di precisione fa centro nel bersaglio della narrazione che non è mai scontata né troppo lineare. E alla poesia oppone la crudezze di alcune scene, che caratterizza tutta l’opera  firmandola in ogni particolare nel tratto sicuro e così personale che basterebbero poche immagini, brevi dialoghi e alcune note accennate per dire, è lui! È Sorrentino!

daniela.robberto@gmail.com

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