Buio in sala

Chi è la vittima? Chi il carnefice? Solo "L'amore sopra le righe" lo può dire

Pervaso da una sottile ed ironica derisione di una certa borghesia svogliata che ama i sui vizi, il primo film dell'attore e regista teatrale francese Nicolas Bedos ha un andamento dissacrante, a volte cinico ma mai banale, il taglio teatrale fa sì che scorra leggero e coinvolgente

Il film di Nicolas Bedos, che si avvale della voce narrante fuori campo di Sarah (interpretata da Doria Tillier, compagna del regista), si apre con la cerimonia funebre di Victor (interpretato dallo stesso Bedos), un celebre scrittore compianto e lodato da tutti quelli che lo conoscevano. Finite le esequie, chi rimane fa i conti con i ricordi e questi sono più lievi se condivisi e raccontati non importa a chi, anzi meglio se è un estraneo

Un amore sopra le righe

Nicolas Bedos e Doria Tiller in "Un amore sopra le righe"

Nicolas Bedos, attore e regista teatrale notissimo oltralpe ma meno in Italia, esordisce alla regia cinematografica con Un amore sopra le righe nel titolo originale Monsieur & Madame Adelman. La storia pensata e metabolizzata a lungo da Bedos e poi sceneggiata insieme alla sua compagna Doria Tillier, che nel film ha il ruolo di Sarah, pesca a piene mani dal background familiare del regista, un universo di intellettuali di sinistra dove il padre, Guy Bedos,  fu una gloria della Comédie-Française  e sua madre una famosa sceneggiatrice. Il film che si articola  in capitoli e si avvale della voce narrante fuori campo di Sarah, si apre  con la cerimonia funebre di Victor (Nicolas Bedos), un celebre scrittore compianto e lodato da tutti quelli che lo conoscevano ed ammiravano, con la bara elegante posta davanti i gradini dell’altare, e il grande ritratto dello scrittore nel pieno momento di auge letteraria, una moglie severa ed una figlia che piange affranta.

Finite le esequie, chi rimane fa i conti con i ricordi e questi sono più lievi se condivisi e raccontati non importa a chi, anzi meglio se è un estraneo. Quello di Sarah è un fiume in piena controcorrente che va dalla foce all’origine; un dettagliato feedback che ripercorre nelle parole rilasciate in intervista al giovane ed impacciato cronista, quarantacinque anni di vita in comune. Nel film, che ha un andamento dissacrante, a volte cinico ma mai banale, il taglio teatrale fa sì che scorra leggero e coinvolgente. Pervaso da una sottile ed ironica derisione di una certa borghesia svogliata che ama i sui vizi, i suoi vantaggi, e dall’instabilità che spesso accompagna il genio di un artista, scorre nelle immagini dei favolosi anni Settanta, negli amori giovanili, cristallizzando nel primo sguardo di Sarah la certezza di un amore irreversibile. Troppo alta, troppo occhialuta, ha troppi denti ma è brillante, intraprendente ed ostinata nel suo amore per il tenebroso scrittore in erba; lo circuisce in tutti i modi e non esita ad abbandonare le sue velleità artistiche e professionali pur di averlo. Decide di vivere alla sua ombra di annullarsi alla sua fama; di contro Victor intuisce che la sua presenza per lui rappresenterà l’input essenziale per il suo successo.

Una amore sopra le righe

Una scena de "Un amore sopra le righe"

Ma il tempo smorza le passioni, alimenta i tradimenti, incombe  con le sue delusioni; nella sua confessione tesa a stupire il giovane giornalista che la intervista pian piano il grafico dei mutamenti personali, i  meccanismi insospettati, le verità impensate. Delinea il rapporto fatto da alti e bassi di chi sta assieme da troppo; ogni attimo di vita insieme cesella nel bene e nel male  la vita dell’altro e, dei protagonisti della storia d’amore iniziale residua poco se non nulla nonostante il collante abbia saldato per sempre ed irreversibilmente le loro vite.  Di quelli che furono coppia di partenza alla fine non è rimasto nulla in comune: i sentimenti, le sensazioni si ribaltano in un continuo altalenare di alti e bassi, di abbandoni, di rincontri, di vicende familiari meschine ed infamanti e nulla serve cercare di riscostruire con l’artificio ciò che non può più essere.

Nel finale, il rendiconto di come le dinamiche di una relazione  soggiacciano al rapporto maligno tra dominante e dominato e di come nella “realtà” la cosa importante  sia convincersi  e convincere gli altri delle cose che non sono ma che sembrano. Ma nell’intimità della coppia c’è sempre chi sa come sono andate veramente le cose e  le ha taciute per amore. Nel film, come nelle migliori piece teatrali, si scopre che tutto però può essere ribaltato e che quello che credevamo carnefice diventa vittima e la vittima carnefice.

daniela.robberto@gmail.com

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