Buio in sala

La truffa dei Logan, la rivincita dell'America delle non opportunità

Steven Soderbergh ancora una volta descrive con ironia ma con puntualità le capacità insospettate degli ultimi. Nella commedia "La truffa dei Logan" affida a personaggi  improbabili quasi caricaturali un progetto a delinquere degno dei migliori cervelli organizzativi

Con un ritmo in calzante, il film di Steve Soderbergh fa stare dalla parte dei delinquenti, sposando un’ideologia forse cinica e sovversiva che non induce mai al pentimento e che fa gioire nel sogno comune di andare a ripescare dai grossi sacchi neri della spazzatura le fruscianti banconote con cui rifarsi una vita sotto l’occhio benevolo della bandiera a stelle e strisce

La truffa dei Logan

La truffa dei Logan, da sinistra Channing Tatum, Riley Keough e Adam Driver

L’appuntamento sportivo è sulla pista di un autodromo dove auto da corsa si inseguono nella gara Nscar della “Coca Cola 600". La  kermesse che richiama una moltitudine di appassionati porterà un flusso di dollari che come le auto correranno veloci in rapido vortice nei tubi pneumatici sistemati nel ventre del sottosuolo sottostante. Siamo nel West Virginia dell’America di Trump, dove la disunione sociale si cronicizza pur nell’invocazione di una impensabile unità di nazione che invece appiattisce in modelli sociali devalorizzati e senza speranza. Le bambine acconciate da adulte diventano mostruose icone di reginette di bellezza ed eroi mancati non riescono a farsi perdonare i loro fallimenti a un centimetro dalla gloria. 

I fratelli Jimmy Logan (Channing Tatum), veterano azzoppato del football americano, e Clyde Logan (Adam Driver) reso monco in un’azione militare in Iraq, sono ritenuti dei falliti ed inoltre afflitti da una maledizione di famiglia che li rende derisi e scherniti dai più. Jimmy Logan, una volta mandato a vita in panchina dallo sport, ha lavorato per una ditta per il consolidamento delle strutture del sottosuolo e conosce bene il percorso del sistema pneumatico che dalle casse degli esercizi commerciali arriva al grande caveau della banca. A causa della sua zoppia viene licenziato e teme che questo possa compromettere l’amore e la stima dell’adorata figlioletta. Nasce quindi l’idea del  colpo.

Organizza così una banda del buco a cui non si darebbe una lira, che è raccogliticcia e che si avvale, oltre al fratello dall’instabile protesi, dell’aiuto della sorella Mellie (Riley Keough), shampista tutta tacchi e minigonna ma che alla guida dell’auto veloce è un portento, e  della mente di Joe Bang (Daniel Craig) il più esperto scassinatore del paese. C’è solo un piccolo problema: Joe  è detenuto nelle patrie galere. Ma come un deus ex machina, ecco l’ espediente fantasioso del regista sceneggiatore che si avvale “del coro”. Infatti  grazie alla solidarietà dei compagni detenuti e di un direttore che vuole mantenere intonsa la sua fama di granitico responsabile del penitenziario, regala al platinato detenuto momentanea licenza dal carcere per fornire le sue eccellenti competenze in esplosivi.  

La truffa dei Logan daniel Craig

La truffa dei Logan: Daniel Craig

Il regista Steven Soderbergh non è nuovo alla descrizione di un’America “delle non opportunità” dove la periferia è stagnante nella cultura e nell’economia  e la tutela dei lavoratori come il sistema sanitario è quasi inesistente. In "La truffa dei Logan" ancora una volta descrive con ironia ma con puntualità le capacità insospettate degli ultimi (ricordiamo Bubble, piccola storia di provincia  in cui i protagonisti di fronte ad un insulto squilibrante della loro esistenza reagiscono in modo  inatteso). Nella truffa dei Logan affida a personaggi  improbabili quasi caricaturali un progetto a delinquere che si rivela degno dei migliori cervelli organizzativi. Lo fa con un ritmo piacevolmente incalzante sulle note di "Pump It" dei Black Eyed Peas e  "Seven Nation Army" dei White Stripes e le sue trovate ed i colpi di scena sono imprevisti, non permettendo mai un calo d’attenzione. Un film che fa stare dalla parte dei delinquenti facendo fare il tifo compiaciuto per loro, sposando un’ideologia forse cinica e sovversiva che non induce mai al pentimento e che fa gioire nel sogno comune di andare a ripescare dai grossi sacchi neri della  spazzatura le fruscianti banconote con cui rifarsi una vita sotto l’occhio benevolo di una sventolante bandiera a stelle e strisce.

daniela.robberto@gmail.com

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