Buio in sala

La miseria non fa paura se la "famiglia" è una comunità

In "Un affare di famiglia" di Hirokazu Kore’eda, film vincitore dell'ultimo festival di Cannes, non è il legame di sangue che conta ma la comunanza dei sentimenti che lega un gruppo di persone di tutte le età che vivono il degrado della periferia giapponese con "normalità"

Il giapponese Hirokazu Kore’eda nel suo "Un affare di famiglia" disegna un nucleo artificiale messo assieme spesso da motivi biasimevoli, che può rivelarsi, però, luogo di non conflitto, di condivisione, di giustificazione e tolleranza agli errori ed in fondo dare origine alle emozioni che se non sono amore gli si avvicinano molto

Un affare di famiglia

Una scena di "Un affare di famiglia" di Hirokazu Kore’eda

Palma d'Oro 2018 alla 71.ma edizione del Festival di Cannes, Un affare di famiglia del giapponese Hirokazu Kore’eda corre come film in lingua straniera agli Oscar 2019. Sicuramente ascrivibile come film d’autore dà prova della capacità nipponica di sapere affrescare con leggerezza e raffinatezza  anche le vicende più scabrose.

Con tocco impalpabile e raffinato Kore’eda propone la storia di una famiglia per cui il tempo scandisce i ritmi e i rapporti interpersonali in condizioni di estrema miseria e degrado sullo sfondo di una grande ed indifferente periferia metropolitana. Lo svolgersi pacato della vicenda rende quasi normale l’inaccettabile quotidianità vissuta in ambienti domestici fatiscenti e promiscui, sull’idea che i bambini debbano andare a scuola solo quando non è possibile studiare a casa e che una economia domestica si possa reggere su piccoli furti nei supermercati e lavori moralmente indecenti. Perno centrale la nonna che regge e garantisce tutto con la sua pensione di reversibilità. Ma è poi così?

Un affare di famiglia di Hirokazu Kore'eda

Nella compagine familiare che vede rappresentate  tutte le età anagrafiche dell’uomo, dal bambino all’anziano, il tema della famiglia viene affrontato dal punto di vista emotivo e lo spettatore pian piano viene coinvolto nei confronti dei protagonisti che pur essendo figure negative stimolano sentimenti di quasi simpatia. L’esplorazione dei meandri psicologici porta  a mettere in discussione l’idea del modello familiare a cui normalmente ci si riferisce. A primo acchito verrebbe di assimilarlo al nostro “Brutti, sporchi e cattivi” ma le distanze dall’opera del grande Scola sono sostanziali perché, se nel primo tutto  appare sgradevole o grottesco e si muove all’insegna della più abbrutita prevaricazione, della più angariante sopraffazione, nella storia della composita famiglia nipponica  si comprende invece come ascendenza e discendenza in fondo non siano altro che traiettorie relative e come solo l’intensità dei sentimenti possa valicare anche i legami di sangue dimostrando come anche una famiglia artificiale messa assieme spesso da motivi biasimevoli, possa rivelarsi luogo di non conflitto, di condivisione, di giustificazione e tolleranza agli errori ed in fondo dare origine alle emozioni che se non sono amore gli si avvicinano molto.

Un affare di famiglia di Hirokazu Kore'eda

daniela.robberto@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0