Buio in sala

"Ricchi di fantasia", l'improbabile favola della nuova armata brancaleone

Non convince il film di Francesco Miccichè con Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli, storia di un a rocambolesca fuga di due amanti e della figlia e della madre di lui, fuga dettata da una vincita milionaria inventata: il film è un cassetto disordinato dove c’è tutto ma è mal messo

Il film vorrebbe essere una gustosa commedia all’italiana ma poco può un attore come Sergio Castellitto, la cui statura artistica è indiscutibile, sulla banalità della scrittura del film di Francesco Miccichè, un mal tentato azzardo, un coacervo di imprevedibilità

Ricchi di fantasia di Francesco Miccichè

Una scena di "Ricchi di fantasia" di Francesco Micchichè

Sergio e Sabrina vivono con genuino sentimento la loro relazione extraconiugale seppure ognuno di essi sia imprigionato in un nucleo domestico in cui  sperimentano ogni giorno fallimenti familiari e disaffezione. Lui è un geometra declassato a carpentiere di un cantiere edile in difficoltà finanziarie e Sabrina è una sedicente artista rassegnata a fare la cameriera-cantante nel localuccio del marito. In seguito ad uno scherzo di un operaio, Sergio si convince di avere realizzato una vincita milionaria alla lotteria e senza neanche approfondire la cosa (i colleghi tentano di dirgli che è tutto uno scherzo) si fionda ottimista verso la meta che gli porterà ricchezza e libertà. Lascia casa, lavoro e moglie e parte portando con sé la figlia (ragazza new age con figlio a carico) e la madre (vecchia sessantottina e disabile a comando); al gruppo si unisce Sabrina e i suoi due recalcitranti figli.

C'è una nuova armata brancaleone in "Ricchi di fantasia", film di Francesco Miccichè con Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli nei ruoli principali, e una schiera di grandio comprimari (Valeria Fabrizi, Matilde Gioli, Antonio Catania, Antonella Attili, Gianfranco Gallo, Paola Tiziana Cruciani, Paolo Calabresi, Luigi Imola, Siria Simeoni, Vincenzo Sebastiani, Emmanuel Dabone). Sergio e Sabrina, i condottieri di questa armata, sono senza un quattrino, l'armata si muove a bordo di un camper scalcinato la cui circolazione su strada sarebbe assolutamente vietata che diventa casa e centro di discussione del gruppo su come spendere i tre milioni di euro. Sergio e Sabrina che nel frattempo sono venuti a conoscenza della burla giocata al primo tacciono facendo credere al gruppo che alla fine potranno avere una nuova vita piena di agi e di benessere. Comincia così quel viaggio la cui meta è un vecchio trullo in Puglia, e in cui i due amanti forzando la realtà sostituiscono al sogno una ricchezza non di denaro ma di fantasia che è molto difficile da far credere e da cui discenderanno imprevisti e sorprese.

Ricchi di fantasia di Francesco Miccichè

Sergio Castellitto e Paolo Calabresi

Il film vorrebbe essere una gustosa commedia all’italiana dove ambientazione, contenuti e personaggi pescano nel quotidiano fatto di ristrettezze economiche, relazioni familiari difficili sullo sfondo di una Italia geograficamente splendida ma che la lente dell’indigenza deturpa ed appanna. Il sogno che una vincita alla lotteria possa trasformare quella realtà invivibile in agio e sicurezza rimane sospeso come la carota all’asino e, se nell’idea del regista dovrebbe regalare gustose gag, invece delude anche perché si tracima spesso nel grottesco e nell’inverosimile.

Ricchi di fantasia di Francesco Miccichè

Sabrina Ferilli e Sergio Castellitto

Forse negli anni 60 tale genere di storie potevano far presa in quanto il pubblico era più autenticamente ingenuo e l’aspirazione a poter essere protagonisti in prima persona del miracolo economico che era nell’aria, rendeva disposti ad accettare con un sorriso quasi con partecipazione emotiva le speranze e gli atteggiamenti anche truffaldini ma utili allo stravolgere della propria esistenza.

Ricchi di fantasia di Francesco Miccichè

Matilde Gioli

Oggi gli scenari sono profondamente diversi e la consapevolezza di come siamo e di come restiamo dà alla storia il sapore di favola improbabile, il gusto amaro in cui ogni situazione appare esagerata e poco credibile nel suo andamento donchisciottesco e poco può un attore come Sergio Castellitto, la cui statura artistica è indiscutibile, sulla banalità della scrittura che definirei un mal tentato azzardo, un coacervo di imprevedibilità, dove come in un cassetto disordinato c’è tutto e mal messo: le riflessioni sul matrimonio e sulla famiglia, la tolleranza verso l’anziano disabile, l’apertura alle famiglie allargate, la compravendita di valori morali e materiali, persino il riscatto finale dell’extracomunitario che vorrebbe chiudere in bellezza la vicenda, ma lo fa miseramente.

Ricchi di fantasia di Francesco Miccichè

Antonio Catania, Sabrina Ferilli e Valeria Fabrizi

daniela.robberto@gmail.com

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