Buio in sala

"Opera senza autore", le immagini sfocate di un mondo senza colore

Il regista Florian Henckel von Donnersmarck, quello del premio Oscar “Le vite degli altri”, tratteggia l’ideologia farneticante del Nazismo attrarverso il riflesso della coercizione sull’espressione intellettuale che fa dell’arte la capacità più profonda dell’uomo

Il protagonista del film di von Donnersmarck, l'artista Kurt Barnert (interpretato da Tom Schilling), liberato dal Nazismo e fuggito dalla Dresda filosovietica, non ritroverà se stesso finché non sarà passato ad Ovest ed avrà capito che l'arte non può essere al servizio di nessuno. Ma le immagini riportate sulla tela sono rese sfocate dal socchiudere gli occhi, come quando faceva da bambino per non vedere l’atroce realtà

Opera senza autore

Un'immagine di "Opera senza autore" di Florian Henckel von Donnersmarck

Nel susseguirsi dei momenti cruciali di una nazione impazzita, i momenti cruciali dei protagonisti del film. Lungo l’arco di un tempo che per molti corrispondeva a tutta una vita, guerra, distruzione, ed infine il cercare di rimettersi in piedi fanno da sfondo alle vicende film tedesco “Opera senza autore”. Le atrocità della guerra vengono presentate con l’occhio critico di chi vede gli eventi storici non solo come appannaggio dei “cattivi” ma delirio comune come il bombardamento americano fatto a tappeto su Desdra residua oltre alle macerie, le macerie dell’animo delle popolazioni, vere vittime delle politiche belliche.

Il regista Florian Henckel von Donnersmarck, di cui ricordiamo “Le vite degli altri”, Oscar 2006 e vincitore di diversi premi, tratteggia il periodo storico della sua Germania sotto il potere dall’ideologia farneticante del governo nazista. Lo fa avvalendosi della collaborazione degli storici Wiedemann e Berg, in cui la puntuale ricostruzione storica affianca le vicende umane. In questo film molto lungo (dura tre ore) e forse troppo articolato, il riflesso della coercizione sull’espressione intellettuale che fa dell’arte la capacità più profonda dell’uomo. Ispirato alla vita dell’artista tedesco Gerhard Richter il film racconta di Kurt Barnert, di  sua zia Elisabeth (Saskia Rosendhal) e di Carl Seeband (Sebastian Koch) le cui vite si intrecciano in una sorta di causa ed effetto lungo un trentennio nella Germania dell’est.

Kurt Barnert (Tom Schilling) è l’artista che conosciamo sin da bambino. Egli possiede un innato talento per il disegno e la giovane zia Elisabeth (Saskia Rosendhal) intuendone la  particolare sensibilità artistica, stimola in lui l’amore per l’arte suonando il piano e avvicinandolo a tutto “quello che è bello perché è vero”. Ella rappresenta la musa che lo conduce per mano alla conoscenza dei pittori moderni, della musica, dell’armonia del corpo. Ma i poteri forti temono l’arte come uno strumento pericoloso del pensiero e le nuove forme sospettosamente incomprensibili, sono osteggiate e represse. Il credo ottuso del regime non cede nulla all’arte così come non c’è posto per i “diversi” a cui principi scientifici inaccettabili, non riconoscono alcun diritto all’esistenza.

Opera senza autore di Florian Henckel von Donnersmarck

Il dramma in agguato si concretizza quando la zia giudicata psicologicamente instabile, viene internata nell’istituto in cui Carl Seeband (Sebastian Koch) ginecologo delle SS, è direttore e sovraintende alla “terapia purificatrice della razza”. Passano gli anni ma il dolore lavora come amplificatore nella mente del giovane artista ed anche quando alla caduta del nazismo segue l’invasione delle truppe russe, ogni ispirazione è come paralizzata perché ad una dittatura se ne sostituisce un’altra che impone la propria propaganda, la propria dottrina. Il destino come spesso accade intreccia i percorsi della vita incastrando vite e vicende come un preciso puzzle. Tra tutti emergono le figure di Carl Seeband che incarna perfettamente lo stereotipo perfetto di un ideologo di regime così come Kurt rappresenta la mitezza, la sprovvedutezza dell’artista.

Opera senza autore di Florian Henckel von Donnersmarck

Opera Senza autore di Florian Henckel von Donnersmarck

Solo dopo un lungo travaglio, l’amore di Ellie (Paula Beer) e le parole di Antonius Van Verten (Oliver Masucci) suo professore, Kurt alla fine comprende che l’arte non può essere al servizio di nessuno come qualsiasi forma di retorica debba essere abbandonata per cercarsi e ritrovarsi libero nelle proprie idee. Passato ad Overst, nella neonata repubblica federale tedesca prima che il muro sia innalzato, finalmente ritroverà se stesso e la sua produzione non conoscerà sosta: dalle foto in bianco e nero osservate per caso alle tele rimaste intonse per lungo tempo il passo è breve e per Kurt le opere portano fuori tutto quanto apparentemente rimosso così come per Carl Seeband rappresenteranno forse una tardiva presa di coscienza.

Opera senza autore di Florian Henckel von Donnersmarck

I suoi quadri non sono altro che foto in bianco e nero che ritraggono le uniformi dell’esercito della morte, i profili dei mandanti, l’amata zia sacrificata alla ideale di razza. Ma le immagini riportate sulla tela sono rese sfocate dal socchiudere gli occhi, come quando faceva da bambino per non vedere l’atroce realtà; esse ricercano volutamente nell’appannamento visivo il confondersi delle linee e dei contorni di una realtà di un mondo vissuto dove non c’è colore e dove ogni quadro diventa appunto un’opera senza autore.

daniela.robberto@gmail.com

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