Buio in sala

"Notti magiche", spiazza lo spettatore il j'accuse di Paolo Virzi al mondo del cinema

Nell'ultimo film (che vede il debutto dell'attore ennese Mauro Lamantia), il regista livornese, coadiuvato alla sceneggiatura da Francesca Archibugi e Francesco Piccolo, palese è il disincanto che investe trasversalmente maestranze, registi e produttori

Forse la sceneggiatura vuole essere la testimonianza vissuta in prima persona dagli stessi sceneggiatori - Virzì, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo - che nelle figure dei tre giovani protagonisti Antonio (l'attore ennese Mauro Lamantia al debutto cinematografico), Luciano (Giovanni Toscano), Eugenia (Irene Vetere) hanno voluto impersonare  loro stessi nei tempi in cui, artisti non ancora accreditati, si approcciavano con candore ingenuo e provinciale al mondo dell’industria cinematografica

Notti magiche di Paolo Virzì

Da sinistra Mauro Lamantia, Irene Vetere e Giovanni Toscano in una scena di "Notti magiche" di Paolo Virzì

“Notti magiche” il film di Paolo Virzì scritto dallo stesso Virzì in collaborazione con Francesca Archibugi e Francesco Piccolo spiazza per una  sorta di “j’accuse” rivolto all’industria cinematografica in toto. La messa sotto tiro così generalizzata fa nascere il sospetto di un certo livore da parte del regista, soprattutto in considerazione che il film è stato presentata in chiusura della tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Forse la sceneggiatura vuole essere la testimonianza vissuta in prima persona dagli stessi Virzì, Archibugi e Piccolo che nelle figure dei tre giovani protagonisti Antonio (l'attore ennese Mauro Lamantia al debutto cinematografico), Luciano (Giovanni Toscano), Eugenia (Irene Vetere) hanno voluto impersonare  loro stessi nei tempi in cui, artisti non ancora accreditati, si approcciavano con candore ingenuo e provinciale al mondo dell’industria cinematografica.

Notti magiche di Paolo Virzì

Lamantia, Eugenio Marinelli, Marina Rocco e Giancarlo Giannini

Il regista si espone però in modo cauto e, come ha fatto Sorrentino in “Loro 1” e”  Loro 2”, l’identificazione dei protagonisti del Gotha cinematografico degli anni 90 per un pubblico non troppo specializzato è fluttuante mentre palese è il disincanto che sembra investire trasversalmente il cinema a partire dalle maestranze per giungere ai registi ed ai produttori. Ne viene fuori l’affresco di un brulicante sottobosco tessuto di accordi, connivenze, dove sceneggiatori anonimi, chiamati “negri” erano obbligati come galline in batteria a scovare storie da produrre. Un cinema dove non c’era posto per i giovani talenti e dove registi e produttori un tempo prestigiosi per non cedere il testimone, abbozzavano ad un cinema di bassa leva e ad una televisione di peggiore livello.

I tre finalisti del Premio Solinas, si conoscono a Roma nell'estate del 1990 in occasione della cerimonia della premiazione e diventano prede degli “addetti ai lavori” che vogliono suggere loro nuova e vitale linfa artistica. Così come semplici sono i sogni dei tifosi che credono nell’amor di Patria legato alle sorti di un pallone, così le notti magiche dei tre finalisti nascono tra speranze e si infrangono in  una realtà deludente. Leandro Saponaro (Giancarlo Giannini), anziano produttore cinematografico è il prototipo del cinematografaro che non molla mai la presa e che annaspa tra pignoramenti e millanterie per riuscire a sbarcare il lunario. Nella sua vita tutte le coordinate per una parabola discendente: l’autista consigliori, l’amante Giusy Fusacchia (Marina Rocco) ex ragazza coccodè dall’infanzia drammatica. Il tuffo con la macchina nel Tevere, mentre tutta l’Italia vive la notte magica delle semifinale di calcio Italia-Argentina su immagini che come dice il telecronista Bruno Pizzul “non avremmo mai voluto commentare”. La morte che dopo il ripescaggio si scopre antecedente al salto dal ponte dà origine ad un percorso a ritroso nella vita del produttore e a tutti gli eventi ed i personaggi che accomunano gli ultimi suoi momenti e tra questi appunto i tre ragazzi finalisti  ritratti con il produttore in una foto trovata in una sua tasca.

Notti Magiche di paolo Virzi

Lamantia, Vetere e Toscano con Paolo Bonacelli

I ragazzi accusati dall’amante del produttore vengono condotti nel commissariato di zona a raccontare la loro versione dei fatti. Ma l’auto caduta in acqua rappresenta la caduta di una certa concezione del cinema e la ricostruzione dei fatti nelle parole dei tre ragazzi dà luogo al lungo flashback ricostruttivo. In questo amarcord tutto personale il regista dosa amore e astio verso i colossi della cinematografia italiana infettata dalla politica, dalla falsa buona società e dal profitto che incatena tutto. Attraverso la tragicomicità delle fisionomie dei tre personaggi ipercaricaturati, (Antonino, messinese colto ed anacronistico nel suo forbitissimo parlare; Luciano, toscanaccio proletario che intuisce subito la fregatura data ad Antonino, ed Eugenia, erede di una importante famiglia romana rappresentante l’alta borghesia) rivela la presa di coscienza che a suo tempo deve avere patito e dà a loro graduale consapevolezza dei flutti in cui sono caduti, dei carrarmati che comprendono disposti a camminargli di sopra, dell’assoluta mancanza di scrupoli ma anche l’autonomia di rileggere gli eventi ed alla fine comprendere quello che il comandante della stazione dei carabinieri (Paolo Sassanelli) esplicita nel loro non riuscire a comprendere la storia che vivono da protagonisti: «Volete fare gli sceneggiatori ma non sapete fare gli spettatori perché è bellissimo fare gli spettatori, appassionarsi a personaggi… perché il  pubblico che vede, capisce e sa».

Ma il pubblico di “notti magiche” che cosa ha capito di questo film? È una commedia drammatica dalle nuance pallida di un giallo da risolvere? O la storia di tre ragazzi in cerca di una realizzazione artistica e che si scontra con una industria che non fa sconti a nessuno? O la storia del cinema italiano a cavallo tra gli anni 80-90 circo cialtronesco? O un atto d’accusa nei confronti di chi non lascia spazio ai giovani talenti? O ancora l’atto di ribellione che spinge i giovani ad abbandonare la strada in salita del successo lastricata dalla decadenza degli ideali?

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