Buio in sala

"Capri revolution", l'immobile incanto lascia spazio all'isola dei violenti mutamenti

Nel suo ultimo film, presentato a Venezia, Mario Martone mette insieme la ricerca dell'armonia cosmica della comunità proto-hippie guidata dall’artista-santone Seybu e il proto-femminismo della giovane Lucia stanca del conformismo immobile della sua società

In "Capri revolution", nel 1914 prima della Grande guerra, è la figura della giovane Lucia ad evidenziare le realtà esistenziali che si svolgono contemporanee nell’isola, metaforico e limitato topos di un ecosistema dove due “modus vivendi” apparentemente così distanti giocoforza finiscono per confrontarsi ed influenzarsi

Capri revolution

Reinout Scholten van Aschat (Seybu) e Marianna Fontana (Lucia) i protagonisti di "Capri revolution" di Mario Martone

Per “Capri revolution” presentato  al 75mo festival del cinema di Venezia, il regista Mario Martone inizialmente aveva pensato al titolo “Capri Battery”, ispirandosi ad una scultura di Joseph Beuys. L’artista tedesco, soprannominato lo sciamano dell’arte, fu uno dei primi artisti del 900 a dimostrarsi particolarmente coinvolto nelle tematiche ambientali. L’opera, che consiste in una lampadina gialla collegata ed alimentata ad un limone come fonte energetica, fu realizzata da Beuys proprio a Capri durante un suo soggiorno sull’isola per motivi di salute. Nel titolo provvisorio dunque, il chiaro omaggio del regista napoletano all’artista tedesco che riassunse nella sua opera l’auspicata possibilità di integrare ambiente e sviluppo tecnologico in un messaggio che amasse coniugare in un rapporto reciprocamente vantaggioso, la capacità creativa dell’uomo e il rispetto verso la natura.

Il film, realizzato e sceneggiato a quattro mani con la moglie Ippolita Di Majo, prende spunto dalla comune fondata dal pittore Diefenbach che agli inizio del 1900, stabilitosi a Capri fece della fede naturistica e della totale simbiosi con la natura, l’anelito utopistico di una nuova società scevra da pregiudizi e costrizioni. Nel film, un’enclave sociale in cui gli appartenenti alla  comune, guidati dall’autorità carismatica dell’artista-santone Seybu (Reinout Scholten van Aschat) sperimentano il libero amore, la libertà vissuta nella nudità, nella scelta precisa di essere vegetariani  trasformando gli aspri fianchi dell’isola in un luogo-non luogo dal sapore e dai colori di un ritrovato Eden. Immobilità estatiche e danze rituali (con le coreografie di Raffaella Giordano) esaltano spirito e corpo come componenti inscindibili di ascesi spirituale.

Capri revolution

Girato tra l’isola di Capri e il Cilento ma ambientato nell’isola di Capri, il film si apre con le vicende dolorose di una poverissima famiglia di pecorai in cui il capofamiglia giace in fin di vita per un’infezione polmonare da polveri sottili, regalo di un lavoro  senza tutela in fabbrica. Il giovane medico condotto (Antonio Folletto) accorso al suo capezzale, tenta di salvarlo ma per il timore di costi esosi, è stato chiamato troppo tardi. Durante le poche visite si accorge dell’intelligenza della giovane figlia a cui affida le consegne della terapia. Il padre muore e la famiglia si riassesta nel nuovo ordine: i fratelli si sostituiscono arroganti al genitore, le donne ubbidiscono in silenzio. Mentre la madre (Donatella Finocchiaro) tace sottomessa, Lucia (Marianna Fontana) stimolata dalla fiducia mostrata dal giovane medico, intuisce che esiste altro oltre l’arcaicità monolitica della vita a cui dovrebbe rassegnarsi e inizia a guardare tutto con nuovi occhi.

Capri Revolution Donatella Finocchiaro

Donatella Finocchiaro

Portando gli animali al pascolo si imbatte per caso nel gruppo della comune e lo spiarli tra i rami della fitta vegetazione diventa esigenza indifferibile che la spinge fuori dal suo isolamento mentale. Attratta  dalla forza gravitazionale del nuovo e per lei  inspiegabile, cova i germi dell’emancipazione femminile che non comprende ma a cui sente di non potere rinunciare; incuriosita comincia ad  emularli esponendosi senza le carceri dei vestiti e senza alcuna traccia peccato favorendo al contempo le occasioni di incontro. La bellezza semplice ma intensa di Lucia sembra uscita da dipinti agresti così come immortalata è la realtà della miseria  a cui soggiacciono le anime ed i volti segnati dalla fatica e dall’abbrutimento psicologico del mondo pastorale.

Capri revolution

Marianna Fontana è Lucia

Il film partendo proprio dalla figura della giovane, mette in evidenza le realtà esistenziali che si svolgono contemporanee nell’isola che diventa quasi metaforico e limitato topos di un ecosistema dove questi “modus vivendi” apparentemente così distanti giocoforza finiscono per confrontarsi ed influenzarsi. Il regista rende un luogo bellissimo e d’immobile incanto, sede di violenti mutamenti. E, mentre la comune sconvolge con le nudità esposte e danzanti le antiche rupi dell’isola nella certezza di un’armonia cosmica e un giovane professionista mischia in buona fede scienza ed interventismo, una giovane donna combatte la sua battaglia con la caparbietà di chi è disposto a sacrificare tutto pur di non subire imposizioni e poter scavalcare gli impervi muri dell’ignoranza. Il processo di autocoscienza della protagonista diventa rivoluzione al pari di quella sociale sostenuta dal movimento hippy antesignano con cui si integra e si confronta con una forza che la allinea ai loro principi. Il lievito dell’autodeterminazione agisce e spacca la dura crosta della consuetudine.

Capri revolution

L’artista-santone Seybu (Reinout Scholten van Aschat) e Lucia (Marianna Fontana)

Frasi come“ io ho bisogno di essere libera” o,“ io non mangio cadaveri” sono pietre scagliate contro il suo contesto d’appartenenza zotico e misogino. E quando alla fine osa rinunciare alla proposta di un matrimonio di convenienza viene messa al bando dai fratelli mentre riceve dalla madre l’avallo tacito alla sua decisione. “Capri revolution” è proprio questo! Mette a fuoco l’obiettivo su temi storici che sono antichi ed attualissimi. Permeano ogni scena del film, si leggono negli sguardi e nei gesti dei protagonisti e parlano anche dell’oggi: della difficoltà dell’integrazione, della  violenza sulle donne, delle aspirazioni forse utopistiche che portano masse disperate oltre i limiti delle proprie insule, che spingono ad affrontare rischi ignoti e superare le acque di mari sconosciuti alla ricerca di un nuovi approdi dove sperare nella possibilità di una vita migliore.

Capri revolution

Reinout Scholten van Aschat e il regista Mario Martone

daniela.robberto@gmail.com

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