Buio in sala

Nella "Roma" di Cuarón dove vige la democrazia della sofferenza delle donne

Il magnifico affresco in bianco e nero del regista messicano Alfonso Cuarón è un delicato, e non comune da parte di un uomo, omaggio all’universo femminile. Il film, dopo Venezia e i Golden Globes, ora concorre per 10 Oscar tra i quali miglior film e miglior film straniero

Alfonso Cuarón, regista e sceneggiatore del film, costruisce una vicenda che ruota intorno il continuo dualismo tra borghesia e proletariato ma indica allo stesso tempo come la contiguità nel momento del dolore acuto e profondo consenta la permeabilità tra le fasce sociali diverse

Roma di Alfonso Cuaròn

Yalitza Apariciò (Cleo) e Marina de Tavira (Sofia), le due protagoniste di "Roma" di Alfonso Cuarón

Manita-Manita (Cleo) accorre ovunque con bovina accondiscendenza rassegnata ai compiti gravosi e più umili del governo della casa e dei suoi padroni. All’interno delle mura del comodo caseggiato nel rione borghese di Roma a Città del Messico, il nucleo familiare occupa l’elegante alloggio mentre nella piccola dependance dormono le due domestiche. Nel cortile interno il cane meticcio percorre inutili chilometri nel suo andare avanti ed indietro, sporcando con i suoi escrementi lo stretto corridoio e nei salti acrobatici ripete l’ostinato desiderio di poter guardare al di là delle smerigliate e opache vetrate del portone in ferro che dà sulla strada. Servitù e bestia usufruiscono di una comoda prigione dove almeno giaciglio e pasti sono gratis, accomunati dal destino crudele che la nascita riserva ai più deboli.

In una splendida fotografia in bianco e nero, si svolge l’amarcord personale del regista Alfonso Cuarón che ha vissuto per diversi anni proprio a città del Messico, nel quartiere Roma. Il film ripercorre il periodo della sua infanzia ed offre lo spaccato di vita dei lontani anni 70 di un Paese che, dopo il sogno di un decollo economico, alle vecchie cicatrici aggiunge quelle di un continuo stato di fermento politico dovute all’aumento del costo dell’energia, al deficit pubblico e all’inflazione. Tra le sommesse nenie che la "criata" riserva ai figli della padrona Sofia (Marina de Tavira) e lo sciacquìo dell’acqua e candeggina sfregata sui mattoni sporchi, seguiamo coinvolti il quotidiano di Cleo (Yalitza Aparicio). E’ la sguattera di origine india dalla fattezze tarchiate, gli occhi allungati, gli zigomi sporgenti, e i capelli scuri e lisci. E’ giovane e crede e spera nell’amore ma di questo non sa nulla e si abbandona con un candore infantile e con l’innocenza istintiva di chi non sa difendersi. Sembra avere raggiunto un perfetto equilibrio tra vita personale e duro lavoro ed è quello che può far accettare la fatica non sempre riconosciuta.

Yalitza Apariciò in Roma di Alfonso Cuaròn

Yalitza Apariciò in "Roma" di Alfonso Cuarón

Alfonso Cuarón, regista e sceneggiatore del film costruisce una vicenda che ruota intorno il continuo dualismo tra borghesia e proletariato che esiste in tutte le latitudini del pianeta opponendo la classe abbiente ai poveri che costituiscono le parti più fragili del sistema ma indica allo stesso tempo come la contiguità nel momento del dolore acuto e profondo consenta la permeabilità tra le fasce sociali diverse. La democrazia del soffrire infatti risveglia l’empatia, ribalta posizioni e crea nuovi scenari. Nello snodarsi delle tragedie, il regista fa emergere la forza delle donne: dapprima azzerate dall’abbandono, ritrovano alla fine il coraggio di procedere da sole consolidando il sentimento d’appartenenza stringendosi a coorte e trasformando lo sbandamento in evoluzione, in maturità responsabile. Stupisce che tutto questo sia raccontato da un uomo che con una delicatezza non comune rende omaggio all’universo femminile che capace, si fa carico di tutte le sofferenze e riuscendo a riaffermare se stesso, esercita un controllo sulla vita; ma è lo stesso che con pari spietatezza non teme di far sedere sul banco degli imputati gli uomini che ostentano forza fisica o economica ma che fuggono come ladri davanti ad un problema, che non resistono davanti alle lusinghe di un nuovo amore, che  diventano icona di cattiva coscienza che è la somma spregevole di tutte le omissioni personali: familiari intellettuali, psicologiche e morali.

Roma di Alfonso Cuaròn

Una scena di "Roma" di Alfonso Cuarón

Per un film che è da vedere, rivedere e vedere ancora, i seguenti riconoscimenti: il Leone d’oro alla 75esima Mostra del cinema di Venezia; Miglior Film dell'Anno in Lingua Straniera alla 23/a edizione di Capri, Hollywood - The International Film Festival; Golden Globe (gennaio 2019) come Miglior film straniero; candidato come miglior film agli Oscar 2019 nonché il favorito numero uno per il miglior film straniero degli Academy Awards (rappresenterà il Messico). Lo stesso Cuaròn è candidato come miglior regista, Yalitza Aparicio è candidata come milior attrice protagonista mentre Marina de Tavira è candidata come miglior attrice non protagonista. Altre nomination quelle per il miglior montaggio sonoro, quella per il missaggio sonoro, quella per la miglior scenografia, per la miglior fotografia, per la miglior sceneggiatura originale.

Alfonso Cuaròn e Yalitza apariciò in Roma

Alfonso Cuarón e Yalitza Apariciò durante il set di "Roma"

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