L'itinerario

Bosco della Ficuzza, la riserva di caccia del re, oggi a tutela della fauna selvatica

Nel territorio di Corleone, ai piedi della maestosa Rocca Busambra, il polmone verde che un tempo “dilettava” Ferdinando IV di Borbone è ancora simbolo della foresta siciliana nel suo aspetto più antico

Il bosco della Ficuzza rappresenta il simbolo della foresta siciliana nel suo aspetto più antico per la ricchezza di flora e fauna, e con i suoi 7.400 ettari è la più grande area gestita dall’Azienda Foreste demaniali della Regione Siciliana. Al centro del bosco si innalza la Rocca Busambra, un maestoso ventaglio montuoso calcareo-dolomitico lungo 15 Km. Dalla vetta, alta 1600 metri sul livello del mare, si osservano straordinari panorami che, nelle giornate limpide, raggiungono tutta la Sicilia

Il Palazzo reale di Ficuzza

Il Palazzo reale di Ficuzza, con alle spalle Rocca Busambra , oggi sede del Centro regionale recupero fauna selvatica, foto di Giovanni Musumeci

Autentico polmone verde a 40 Km a Sud di Palermo, il bosco della Ficuzza rappresenta il simbolo della foresta siciliana nel suo aspetto più antico per la ricchezza di flora e fauna, e con i suoi 7.400 ettari è la più grande area gestita dall’Azienda Foreste demaniali della Regione Siciliana. Un tempo il bosco occupava una superficie maggiore dell’attuale, negli ultimi due secoli tagli indiscriminati per ricavare terreni per l’agricoltura, l’allevamento, carbone e traversine per la ferrovia, hanno ridotto il suo areale.

Al centro del bosco si innalza la Rocca Busambra, un maestoso ventaglio montuoso calcareo-dolomitico lungo 15 chilometri. Dalla vetta, alta 1600 metri sul livello del mare,, si osservano straordinari panorami che, nelle giornate limpide, raggiungono tutta la Sicilia. Questa montagna, straordinario spartiacque fra il bosco a Nord ed i terreni coltivati a Sud, incanta ed affascina per i suoi endemismi naturalistici. Le sue pareti a strapiombo impediscono ai venti caldi del Sud di turbare il microclima del bosco che ospita una variegata fauna costituita da mammiferi, uccelli e rettili.

Rocca Busambra panorama

Panorama visto dalla Rocca Busambra, foto di Giovanni Musumeci

Questo territorio agli inizi del 1800 era popolato da una fauna ancora più ricca, in parte scomparsa, formata da uccelli rapaci, cinghiali, cervi, caprioli, daini, lepri, conigli ed anche lupi e volpi. Nel 1802 Ferdinando IV Borbone (1751–1825), non trovando alcun fabbricato capace di ospitare la sua corte fece costruire ai piedi della Rocca un maestoso palazzo reale, che comprendeva anche una cappella reale consacrata a Santa Rosalia, per soddisfare la sua passione per la caccia. Attorno si sviluppò il borgo di Ficuzza. Furono costruite case per la servitù, scuderie per i cavalli, strade, diversi manufatti per i pastori e le mandrie, vennero piantati alberi e introdotti animali che servivano al suo “diletto”. Nelle battute di caccia i servitori spingevano la selvaggina verso il re che amava sparare comodamente appostato su una particolare roccia.

Rocca Busambra

La Rocca Busambra, foto di Giovanni Musumeci

Questa sontuosa residenza fu teatro di una spensierata vita di corte ed anche rifugio per la famiglia reale e la corte nei momenti difficili del suo lungo regno. Ferdinando all’età di 8 anni fu nominato re dal padre, Carlo III, che lasciò il regno di Napoli per la corona di Spagna. Nel corso del suo regno cambiò titolo tre volte. Da giovane fu Ferdinando IV Re di Napoli, per poi diventare III Re di Sicilia e nel 1815 il Re delle due Sicilie. A questa ultima “investitura” il popolo commentò: “Fosti quarto, fosti terzo, or t’intitoli primiero, se continui nello scherzo, finirai per essere zero”.

Palazzina reale della Ficuzza

Un'altra immagine della palazzina Reale della Ficuzza, foto di Giovanni Musumeci

Dopo la morte del re, il palazzo conobbe un lungo periodo di abbandono e saccheggi ma poi, affidato in gestione alla Forestale è stato ristrutturato ed aperto al pubblico. Il piccolo borgo di Ficuzza, accoglie il turista al bivio per Corleone con la stele che reca la dicitura Ad regias aedes (al palazzo reale), con la meravigliosa visione del palazzo sullo sfondo verde-grigio della Rocca. Accanto alla cappella si trova il Centro regionale Recupero fauna selvatica, un vero e proprio ospedale per gli animali selvatici feriti o malati che qui vengono curati e rimessi in libertà. Quelli non autosufficienti rimangono nelle voliere didattiche del centro, gestito insieme alla Lipu, che ogni anno accoglie migliaia di visitatori. Di fronte al Centro di Recupero fauna selvatica c’è un ufficio turistico dove è possibile ricevere consigli sulla storia, sui luoghi ed i sentieri del bosco, per trascorrere un naturale e salutare week end.

Ficuzza, Rocca Poggio del re

La Rocca Poggio del re, foto di Giovanni Musumeci

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