Borghi di Sicilia

Fiumedinisi, nella valle degli Eremiti dove la natura è custode dell’antica storia

Le colline circostanti il piccolo borgo medievale del Messinese (sontuosi i ruderi del suo Castello) sono solcate da fiumi che hanno inciso valli e gole e una di queste è quella della Santissima o degli Eremiti dove si celebra ogni anno la festa più tradizionale

In una valle circondata dalle cime dei Monti Peloritani sorge, a 5 chilometri dalla costa ionica, il borgo del Messinese fondato nel VII secolo a.C col nome di Nisa, in onore del dio greco Dionisio, da coloni greci. Visitare il borgo significa scoprire con la sua vera identità medievale. Le colline circostanti il borgo sono solcate da fiumi che hanno inciso profonde valli e gole, una di queste a circa 9 chilometri, è la Gola di Fiumedinisi o della Santissima

Castello di Fiumedinisi

Castello belvedere di Fiumedinisi

Vi sono borghi in Sicilia che custodiscono autentici tesori d’arte, cultura, natura e dove le tradizioni, usi e costumi sembrano mantenersi inalterati. In una valle circondata dalle cime dei Monti Peloritani sorge, a 5 chilometri dalla costa ionica, il borgo di Fiumedinisi (Messina). Questo antico abitato fu fondato nel VII secolo a.C col nome di Nisa, in onore del dio greco Dionisio, da coloni greci attratti dai giacimenti minerari della valle.
Il fiume, l’odierno Fiumedinisi, era anticamente chiamato Chrysorhoas (aurea corrente) perché vi si estraeva l’oro. In epoca normanna l’abitato prese il nome di “Flumen Dionisyi”. Nel 1400 divenne feudo della famiglia Romano Colonna conoscendo un periodo di splendore. La fedeltà alla corona spagnola, durante la sommossa antispagnola di Messina, venne premiata dal Re Carlo II° che espresse la sua “reale gratitudine” con il trasferimento a Fiumedenisi della Zecca (conio druvidiale monetario) per produrre le monete d’argento dell’impero. Venne intensificata l’attività delle miniere d’argento come quella in contrada San Carlo-Mabmisisì, detta “Carlo d’Austria”, attività estrattiva finita agli inizi degli anni ’60.

Fiumedinisi, centro storico

Il centro storico di Fiumedinisi, foto di Giovanni Musumeci

Visitare il borgo significa scoprire con la sua vera identità medievale. La struttura viaria è un reticolo di camminamenti, sottopassi e silenziosi cortili che si aprono su piccole chiese con portali di pietra ricche di tesori d’arte. Su una altura a 750 metri troviamo i ruderi del suggestivo e panoramico Castello di Fiumedinisi, un vero “balcone sullo Ionio” che da mille anni domina sul territorio.
Le colline circostanti il borgo sono solcate da fiumi che hanno inciso profonde valli e gole, una di queste a circa 9 chilometri, è la Gola di Fiumedinisi o della Santissima. Con l’auto si prende la direzione di Contrada Pedaria – santuario Santissima. Usciti dall’abitato si devia per una stretta strada asfaltata che seguendo il fiume continua a salire per i tornanti della vallata e superato un piccolo ponte ciclabile si arriva nella fiumara della Santissima. Posteggiamo e a piedi ci inoltriamo lungo il greto verso la gola le cui acque negli anni 20’ furono convogliate nell’acquedotto di Messina.

La gola della Santissima
La gola della Santissima, foto di Giovanni Musumeci

La stretta gola ricorda quella dell’Alcantara, a differenza di quest’ultima non presenta i tipici basalti colonnari. Lungo le sue alte pareti crescono alberi che sfidando le leggi della gravità formando una copertura arborea che conferisce a questo luogo una magica atmosfera di inquietante bellezza. La gola è chiamata anche col nome di Valle degli Eremiti per le nicchie usate come giacigli per la notte. Questo canyon, nato dal lento lavoro di erosione, è lungo circa 1 chilometro e finisce davanti ad una ripida frana. Usciti dalla gola l’occhio è attratto dai numerosi forni lungo le pareti della fiumara e da una piccola chiesa.

Chiesa della santissima Fiumedinisi
La chiesa della Santissima a Fiumedinisi, foto Giovanni Musumeci

Essi sono i testimoni di un rito che si celebra ogni anno nella prima domenica di settembre: la Festa della Santissima. Anticamente i pellegrini salivano con i carretti sostando in preghiera, la notte del sabato sotto la chiesa: “u santuariu”. La veglia veniva interrotta dalla cena con carne di pecora cucinata in questi forni. La domenica, dopo la funzione religiosa, i pellegrini si cimentavano negli antichi giochi della cultura contadina: il tiro con la fune,”a pignata”, l’albero della cuccagna ecc.

gimeci@hotmail.it

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0