Borghi di Sicilia

Pollina, la bella Sicilia è un borgo da gustare

Domenica 8 aprile il borgo madonita ospita la IV edizione della Sagra del cinghiale. Un’occasione per conoscere uno degli angoli più spettacolari della nostra Isola

Al di là della Sagra del cinghiale di domenica 8 aprile, Pollina è uno dei comuni più pittoreschi del Parco delle Madonie e recarvisi vuol dire assistere ad uno spettacolo. Quando vi si arriva, si è accolti da antiche case arrampicate tra le rocce, da minuscole chiesette, da stradine lastricate di pietra

Pollina

Una suggestiva veduta aerea di Pollina

Recarsi a Pollina vuol dire assistere ad uno spettacolo: la struttura, la posizione panoramica ed il senso di dominio che ne scaturisce per quella angolazione di veduta, così ampia, da costa a costa. Quando vi si arriva, si è accolti da antiche case arrampicate tra le rocce, da minuscole chiesette, da stradine lastricate di pietra. Qual migliore occasione, quindi, di recarsi a Pollina domenica 8 aprile per la quarta edizione della Sagra del cinghiale, un modo piacevole e “gustoso” per visitare l'incantevole centro storico del paese madonita, ammirarne le sue bellezze paesaggistiche e storico-artistiche. La manifestazione, si svolge tra i vicoli e le piazze del borgo madonita, con stand, degustazioni e visite guidate al Museo della manna, per conoscere la produzione e le fasi di raccolta di questa rara e utilissima linfa. Previsti itinerari alla scoperta della storia di Pollina, passeggiata per i vicoletti del paese, degustazione di “cudduruni”, preparati per l’occasione dalle donne del posto.

Natività di Gagini al Duomo di Pollina

La natività di Gagini al Duomo di Pollina (fonte www.vrancalucio.net)

In vetta a un'erta rupe solitaria, oltre 750 metri a breve distanza dalla costa, sul versante settentrionale delle montagne, Pollina è uno dei comuni più pittoreschi del Parco delle Madonie, grazie alla sua posizione panoramica e al particolare tracciato urbano, con le piccole case che s’affastellano e s’addossano le une sulle altre, quasi a cercare riparo e protezione dall’immenso spazio che tra cielo, mare e terra si estende tutt'intorno. Pollina, a 94 chilometri da Palermo, conta poco più di tremila abitanti. Fa parte di Pollina anche la frazione rivierasca di Finale, sviluppatasi intorno a una delle torri di avvistamento che servivano per avvisare la popolazione locale di eventuali pericoli provenienti dal mare.

Il principale edificio religioso di Pollina è la sua Chiesa Madre, che custodisce due capolavori di Antonello Gagini, una Natività del 1526 e un gruppo scultoreo raffigurante la Madonna con San Giuseppe e il Bambino Gesù. In cima al pizzo sorge il castello di cui oggi rimangono pochi ruderi; invece s'innalza ancora imponente la torre quadrata. È stata, questa torre, la prima specola del Rinascimento, infatti tra il 1548 ed il 1550 il grande scienziato messinese Francesco Maurolico la utilizzò come osservatorio astronomico. A un architetto veneziano, Antonio Foscari, si deve il progetto realizzato nel 1978 del moderno anfiteatro di Pietrarosa, costruito ai piedi della torre medievale del castello dei Ventimiglia. Su uno sperone roccioso slanciato sul mare s'innalza la torre del Marchese, costruita all'origine sia per la difesa dal mare e dai pirati sia per proteggere le cosiddette pietre del portizzolo (Scoglio Grande). La villa dei Ventimiglia (il Palazzo) rappresenta la scelta dei signori delle Madonie di trasferirsi dalla montagna al mare.

Anfiteatro di Pietrarosa di Pollina

L'anfiteatro di Pietrarosa di Pollina

La particolarità del territorio intorno a Pollina è data soprattutto dalla presenza di frassineti: da questi alberi, seguendo un’antica tecnica di estrazione che si tramanda di padre in figlio, da luglio a settembre si estrae la manna. Efficace ingrediente della medicina popolare, la manna possiede qualità ormai largamente riconosciute anche dalla medicina ufficiale.

Manna di Pollina

La manna che si estrae dai frassini di Pollina

Nel territorio del paese, scorre il fiume Pollina che, nel suo tragitto verso il mare, ha scavato nella roccia delle gole suggestive, le cosiddette Gole di Tiberio, raggiungibili oggi grazie a un facile sentiero che, scavato in parte a gradini nella roccia, arriva fino al letto del fiume.

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