Itinerario d'arte

Con Manifesta a Palermo soffia una ventata d’aria nuova

Itinerario tra le mostre ospitate nella Capitale italiana della Cultura 2018 allestite per la dodicesima edizione della biennale nomade europea di arte contemporanea. Mai come in questi ultimi mesi il capoluogo siciliano è balzato alla ribalta internazionale

Manifesta ha scelto come tema quel Giardino planetario che è un sincrono di culture e colture e che si trova declinato soprattutto all’Orto Botanico. Ma la Biennale si è veramente spalmata sull’intera città, andando alla ricerca di luoghi poco conosciuti o comunque, poco utilizzati

Manifesta palermo, Resignification Cantieri Culturali

"Road to Exile", installazione di Barthélémy Toguo, 2018 per "Resignifications" ai Cantieri culturali alla Zisa

Difficile non lasciarsi contagiare. Perché quest’aria nuova che si avverte a Palermo si immerge con forza nel pulviscolo dorato che si crea a mezzogiorno, quando il sole è proprio sopra i Quattro Canti. E da lì, si sposta verso monte, e trova Cattedrale e Palazzo dei Normanni; verso mare, ecco la sfilza di palazzi storici slabbrati, che pian piano stanno rinascendo. A destra si immerge in una città multietnica che sta cercando di convivere, e a sinistra, si avverte invece il clima nuovo, in quella via Maqueda che è diventata pedonale ed è il simbolo vero della riappropriazione degli stessi palermitani.
Che tutto questo sia dovuto alla nomina a Palermo Capitale italiana della Cultura e all’arrivo della Biennale Manifesta, è forse un po’ azzardato da dire, fatto è che mai come in questi ultimi mesi il capoluogo siciliano è balzato alla ribalta internazionale.

Se poi si aggiungono le sortite del sindaco Leoluca Orlando che, lancia in testa, fa sua la battaglia contro chi non vuole migranti, allora il quadro è completo e si intuisce – forse sempre più – perché Manifesta 12 abbia scelto come tema quel Giardino planetario che è un sincrono di culture e colture e che troverete declinato soprattutto all’Orto Botanico. Ma la Biennale nomade dell'arte contemporanea si è veramente spalmata sull’intera città, andando alla ricerca di luoghi poco conosciuti o comunque, poco utilizzati. E qui ha rischiato grosso perché – in parecchi casi ma non in tutti, sennò non staremmo qui a parlarne – spesso i siti hanno “guerreggiato” con le installazioni riuscendo ad uscirne vincitori. È successo ovviamente a Palazzo Butera che diventerà un punto di forza appena Massimo e Francesca Valsecchi avranno completato il restauro e trasferito la loro straordinaria collezione, ma nel frattempo si accontenta degli splendidi papiers nell’ibrido Palazzo Forcella De Seta, dove la piramide di sale di Patricia Kaersenhout, The soul of salt, è stata visitata anche dalla regina d’Olanda.

Love at first sight di karn knorr

Nella foto in alto “Love at First Sight” di Karen Knorr della serie “Migrations”, curata da Niccolò Fano ed esposta da Eglise

Hanno invece dialogato con affetto sia le installazioni nel finora ignoto palazzo Oneto di Sperlinga (in via Bandiera 24), residenza della “farfalla di morte” sciasciana, ovvero la baronessa Eufrosina del Miserendino, amante del viceré Marcantonio Colonna: qui troverete la collettiva Graziosi, Odescalchi, Ruffo, Twombly, e L’angelo dell’Apocalisse di Vettor Pisani, Chiara Dynys e i suoi Solidi platonici, Francesca Matarazzo e le sue Ipergrafie, la Fondazione Volume! che presenta il progetto Caudu e Fridu di Massimo Bartolini, mentre la galleria Lia Rumma propone Ceiba garden project di Michele Guido. Ritornando verso il Teatro del Sole, troverete Alterazioni Video che con La nascita di uno stile occupano la piccola edicola dei Quattro Canti, chiusa da almeno 15 anni.

Proseguendo, non perdete Palazzo Mazzarino: al piano di sopra ci sono i marchesi Berlingieri con la più bella collezione d’arte siciliana (non ve la faranno vedere, sappiate però che il ritratto di Franca Florio è proprio qui), ma nella cavallerizza troverete il mare di olio scuro di Per Barclay. Altro giro, altro sito: all’Archivio storico, la più bella videoinstallazione della Biennale, quella dei Masbedo dedicata a Vittorio de Seta; al Museo Salinas, i pezzi dal linguaggio arcaico del russo Evgeny Antufiev (proposto dalla Collezione Maramotti) dialogano con i reperti del museo; a cura di Giusi Diana. Da Eglise, in via dei Credenzieri, ci si perde tra Migrations e Metamorphoses di Karen Knorr, a cura di Niccolò Fano, direttore di Matèria.

Palazzo Mazzarino (che custodisce il ritratto di Franca Florio) nella cavallerizza ospita il mare di olio scuro di Per Barclay

C’e spazio anche per le operazioni più tradizionali: come la retrospettiva su Shozo Shimamoto curata da Achille Bonito Oliva alla Fondazione Sant’Elia, che accoglie anche i lavori su carta degli Anni 50 del maestro giapponese del gruppo Gutaj; o GDD - Genio della dimensione, il progetto espositivo dedicato a Gino De Dominicis curato da Vittorio Sgarbi al Riso inedito, che mostra per la prima volta Guerriero, una sagoma in foglia d’oro da una collezione privata siciliana; o ancora il percorso dedicato ad Ignazio Moncada che parte da Palermo e raggiunge Bagheria (La stanza dell'irrequieto) e Marsala. Fuori dal centro storico – e lontani dalle installazioni che hanno preso vita allo Zen – si può arrivare ai Cantieri della Zisa: qui c’è tanta roba. Da Resignification, la mostra che rilegge il corpo nero nell’arte (e porta avanti un forte messaggio contro la diaspora) su un’idea compositiva del Nobel Wole Soyinka, alla personale della “grande dame” della fotografia tedesca Katharina Sieverding all’Haus der Kuntz, fino alle mostre in corso al Centro di cinematografia di Letizia Battaglia.

Ignazio Moncada Bagheria

La "Stanza dell'Irrequieto" a Villa Trabia di Bagheria

laviniapress@gmail.com

COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA IL TUO COMMENTO

Condividi le tue opinioni su La Sicilia

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0