Mete d'estate

Salina un’isola per tutti i gusti

Sofisticata e selvaggia. Mondana e, nello stesso tempo, schiva. Turistica, ma con una spiccata vocazione agricola. Tra le sette sorelle delle Eolie, l’isola dei capperi e della malvasia, del set de "Il postino" e della sabbia nera di Rinella, è un paradosso di bellezza incastonato nello splendido arcipelago adagiato di fronte la costa tirrenica

Isola vulcanica, come le altre dell'arcipelago delle Eolie, a Salina calette raggiungibili solo via mare e piccole spiagge convivono con vigneti, ulivi, piante di cappero, alberi di pepe rosa, piante aromatiche e, ancora, ginestre, bouganville e fichidindia tipici della macchia mediterranea in un’esplosione di profumi e di colori

Salina, vigneti di Malvasia, foto di Mariella Caruso

I vigneti di Malvaasia, belli da vedere buoi da gustare, foto di Mariella Caruso

Sofisticata e selvaggia. Mondana e, nello stesso tempo, schiva. Turistica, ma con una spiccata vocazione agricola. Tra le sette sorelle delle Isole Eolie, Salina è tutto questo: un paradosso di bellezza incastonato nello splendido arcipelago adagiato di fronte la costa tirrenica peloritana. Un’isola vulcanica, come tutte le altre, dove calette raggiungibili solo via mare e piccole spiagge convivono con vigneti, ulivi, piante di cappero, alberi di pepe rosa, piante aromatiche e, ancora, ginestre, bouganville e fichidindia tipici della macchia mediterranea in un’esplosione di profumi e di colori. Una piccola aristocratica che deve il suo nome all’ex salina adiacente al villaggio di pescatori di Lingua, oggi laghetto naturale di acqua salmastra che, non sempre, chi arriva sull’isola ricorda di immortalare in uno scatto.

Salina, foto di Mariella Caruso

Salina, foto di Mariella Caruso

Gli scatti obbligatori. C’è l’arco di roccia vulcanica di Punta Perciato. Mare e vento lo plasmano da millenni un giorno dopo l’altro. Si può fotografarlo solo arrivandoci dal mare con una delle tante barche che, ininterrottamente, nella bella stagione portano a spasso turisti e residenti estivi. Immancabile anche uno scatto del tramonto dalla baia di Pollara, regalo dell’inabissamento di un cratere, con Alicudi e Filicudi in bella vista in una sorta di tavolozza accesa da tutti i toni del giallo, arancio e rosso.

Arco di Perciato Salina, foto di Mariella Caruso

Salina, l’arco di roccia vulcanica di Punta Perciato, foto di Mariella Caruso

Le spiagge. A costo di essere ripetitivi restiamo a Pollara dove, nella baia omonima, si adagia una spiaggetta conosciuta in tutto il mondo perché Michael Radford la scelse per girare alcune delle scene de Il postino. Le grotte scavate nel tufo sono vecchi magazzini che i pescatori usavano per ricoverare le barche e le scale e i portoni in ferro rendono magico il luogo che si può raggiungere anche via terra affrontando, però, un sentiero non adatto a tutti. Tra le altre spiagge c’è quella di sabbia nera di Rinella, nel Comune di Leni, uno dei tre nei quali è suddivisa Salina. A Malfa, raggiungibile a piedi dal centro abitato, c’è la spiaggetta dello Scario che si aggiunge a quelle di Santa Marina e di Lingua.

Capperi e malvasia. Salina è tra le Eolie quella enogastronomica per eccellenza. Capperi e malvasia sono, oggi, un simbolo dell’Isola e costituiscono per i visitatori l’occasione di visite di gusto per cantine e produttori vitivinicoli. Partiamo dai capperi che, a Salina, crescono dappertutto e sono stati diventati un presìdio Slow Food. Gli arbusti dei capperi di Salina spuntano dai muretti a secco e anche nei terreni incolti. Chi li raccoglie per trasformarli e venderli ha le proprie piante. Non immaginate, però, un campo tradizionale. Le piante di cappero crescono tra alberi di frutto e ortaggi, si raccolgono all’alba ancora manualmente. E come accade per il maiale anche del cappero, gli eoliani, cercano di non gettare via nulla. Se il bocciolo viene messo sotto sale o conservato in salamoia e i cucunci sono diventati un must per accompagnare l’aperitivo, anche le foglie e le cime delle piante vengono messe nel piatto. Le foglie sono ottime fritte in pastella, come guarnizione edibile di piatti di carne e pesce o dentro un panino gourmet. Le cime, invece, possono essere l'ingrediente principale di insalate profumatissime. Non si contano, infine, le preparazioni che ogni famiglia isolana prepara con ricette tramandate da generazioni.

Fiori di cappero di Salina, foto di Mariella Caruso

I fiori di cappero di Salina, foto di Mariella Caruso

Daniela Virgona, per esempio, prepara una salsa con capperi, aglio, prezzemolo, mandorle e mentuccia così come, in passato, facevano prima la nonna e poi la mamma; per non parlare dei capperi canditi e della marmellata di capperi e malvasia in cui riunisce insieme i due prodotti principe dell’isola.

Salina capperi, foto di Mariella Caruso

Salina, raccolta di capperi, foto di Mariella Caruso

A Salina, infatti, è impossibile non imbattersi nelle vigne coltivate a Malvasia o nei canneti dove l’uva è lasciata ad appassire per la produzione di quello che è diventato un brand: il passito di Malvasia.
La rinascita dei vitigni che adesso punteggiano Salina è il dono di un bresciano, il designer Carlo Hauner che all’inizio degli anni ’70 decise che l’isola sarebbe stata il suo rifugio. Da lì all’innamoramento di quella varietà di uva locale allora dimenticata, la Malvasia appunto, il passo fu breve. A dare il beneplacito con l’avvio di una fiorente economia vitivinicola fu Luigi Veronelli che, per primo, recensì con entusiasmo la piccola produzione di Hauner. Oggi sono tante le aziende ad ambire un fazzoletto di terra salinese per far crescere la propria Malvasia.

Uva di malvasia dI Salina, foto di Mariella Caruso

Uva di Malvasia di Salina, foto di Mariolina Lo Bello

Le pizze e le “stelle”. E sono tanti anche i visitatori che arrivano a Salina e rimanendone incantati decidono di stabilirvisi, non soltanto nella stagione estiva. Tra questi c’è l’eclettico Giuseppe Mascoli, ex patron di Franco Manca, una catena di 46 pizzerie del Regno Unito dal 2005 in mano al Fondo Fulham Shore quotato alla Borsa di Londra. La catena ha solo una pizzeria fuori dai confini di Sua Maestà, quella di Salina che ha appena compiuto il suo primo compleanno. Mascoli arrivato nell’Isola per comprare i migliori capperi per le pizzerie della catena se n’è innamorato e, oltre ai capperi, ci ha comprato pure una casa dove sta lavorando alla produzione di un vino “ancestrale” in anfora.
E, per chi volesse, a Salina può fare anche una tappa stellata dalla chef Martina Caruso che nei suoi piatti mette tutti gli ingredienti eoliani tra cui triglie, sgombro e, ovviamente, i capperi che diventano un gelato servito come gustoso pre-dessert.

Martina Caruso, foto di Mariella Caruso

La chef stellata Martina Caruso, foto di Mariella Caruso

Gelato di cappero di Martina Caruso, foto di Mariella Caruso

Il gelato di cappero di Martina Caruso, foto di Mariella Caruso

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