La festa

Tindari , il borgo protetto dalla Madonna nera

A picco sul mar Tirreno, la frazione di Patti è un luogo in cui natura, storia, arte e cultura si intrecciano con i miti e le leggende che accompagnano la sua genesi e quella del suo santuario che il 7 e l'8 settembre festeggiano la Vergine bizantina col Bambino

Arroccata su un promontorio a 268 metri a picco sul mar Tirreno nell’ampio golfo di Patti, fu fondata come colonia della Magna Grecia dal tiranno di Siracusa Dionisio nel IV secolo a.C.. Fu con l’impero di Bisanzio, che naque il mito della Madonna nera. La leggenda narra che una nave proveniente dall’oriente si sia incagliata a causa di una tempesta notturna nei pressi dei laghi di Marinello sottostante il promontorio. All’alba i marinai per ripartire sbarcarono sulla spiaggia una cassa contenete la statua di legno di cedro del Libano raffigurante una Vergine bizantina con Bambino

Santuario della Madonna nera di Tindari

il Santuario della Madonna nera di Tindari, foto di Giovanni Musumeci

Arroccata su un promontorio a 268 metri a picco sul mar Tirreno nell’ampio golfo di Patti, la sua mole spicca nitida e colpisce già da lontano chi percorre la A19 Messina–Palermo: Tindari. Si resta affascinati da questo tratto di costa dove natura, storia, arte e cultura si mescolano intimamente e magicamente con i miti e leggende che accompagnano la genesi di questo borgo e del suo santuario. Per la sua posizione strategica è stato oggetto di conquista da parte dei popoli che si sono succeduti nel corso dei secoli in Sicilia.

Fu fondata come colonia della Magna Grecia, per contrastare i Cartaginesi, dal tiranno di Siracusa Dionisio nel IV secolo a.C. che la chiamò Tyndaris in onore del re di Sparta Tindaro. I Romani ne fecero una importante base navale costruendo sull’acropoli una città di cui ancora sono visibili le testimonianze architettoniche: il grande teatro greco-romano di 3000 posti, le terme, strade e le abitazioni patrizie con i mosaici policromi ancora ben conservati nell’area archeologica. In seguito arrivarono i Bizantini. Fu con l’impero di Bisanzio, durante il periodo dell’iconoclastia (movimento religioso che proibiva il culto delle icone), che nasce il mito della Madonna nera. La leggenda narra che una nave proveniente dall’oriente si sia incagliata a causa di una tempesta notturna nei pressi dei laghi di Marinello sottostante il promontorio. All’alba i marinai per ripartire sbarcarono sulla spiaggia una cassa contenete la statua di legno di cedro del Libano raffigurante una Vergine bizantina con Bambino. La statua della Madonna nera venne collocata sull’acropoli nell’antica chiesa del VI secolo che, scampata alla distruzione degli Arabi si trovava, come la Porziuncola di Assisi, dentro il Santuario a ridosso del presbitero.

Santuario Madonna nera di Tindari

La statua della Madonna nera di Tindari all'interno del Santuario, foto di Giovanni Musumeci

Il 7 e l’8 settembre di ogni anno si celebrano i festeggiamenti mariani che prevedono, nel pomeriggio del primo giorno, dalle 18.30, la processione del simulacro della Madonna Nera verso il parco San Giovanni Paolo II che vede folle di devoti riversarsi sul borgo ed il santuario. Per evitare i problemi legati al parcheggio ed alla confusione si può accedere al Santuario, salvo divieti delle forze dell’ordine, salendo a piedi attraverso l’antico sentiero panoramico da poco restaurato di Codavolpe che partendo da Oliveri, nei pressi del villaggio camping Marinello, passa sotto la A19 e sale per 1,8 Km fino ad arrivare in piazza Quasimodo. Un percorso indicato per chi vuole ottemperare a un atto di fede devozionale o per chi semplicemente desidera godere, salendo, del panorama mozzafiato che si apre sull’incantevole golfo di Patti: Capo Milazzo, le isole Eolie e le mutevoli dune che formano i laghetti della Riserva naturale Orientata di Marinello.

Tindari laghetti di marinello

I laghetti di Marinello a Tindari, foto di Giovanni Musumeci

Su questi laghetti la leggenda narra che una donna delusa dal colorito scuro della Madonna che reca alla base la scritta Nigra sum sed formosa, ebbe ad esclamare: «Sono venuta da lontano per vedere una più brutta di me!». Uscendo sul promontorio assiste atterrita alla caduta della figlia che, scivolando dalle sue braccia, precipita verso il mare. Miracolosamente il mare si ritirò e la bimba venne accolta dalla soffice sabbia delle dune affioranti. Tindari, luogo di leggende, miti ed anche di cultura ha ispirato alcuni letterati, come il poeta Salvatore Quasimodo e lo scrittore Andrea Camilleri che vi ha ambientato il suo racconto Una gita a Tindari del ciclo dei racconti Il Commissario Montalbano.

Tindari zona archeologica

La zona archeologica di Tindari, foto di Giovanni Musumeci

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