L'itinerario

Monte Soro, uno scrigno verde di tesori naturali

La cima più alta del Parco dei Nebrodi, oltre ad essere il luogo perfetto per la raccolta dei funghi di stagione, è un luogo straordinario, da assaporare con lentezza: alla scoperta del maestoso Acerone, della rigogliosa faggeta di Sollazzo Verde e del lago Maulazzo

Molti sono gli aspetti naturalistici, oltre a quelli micologici, che fanno di Monte Soro un luogo unico e straordinario. La sua fitta copertura arborea è formata prevalentemente da foreste di querce, aceri, agrifogli e faggi, di antica origine nord europea che, grazie alle favorevoli condizioni climatiche ed al substrato geologico, sono arrivate fino ai giorni nostri

Monte Soro

Il monte Soro, con i suoi 1848 metri, è il punto più alto del Parco dei Nebrodi ed è riconoscibile per le antenne che cingono, come una corona, la sua cima , foto di Giovanni Musumeci

L’estate ha ceduto il passo all’autunno ed ecco arrivato il meteo pazzo che ha complicato la vita a chi era ancora in vacanza: pioggia, vento, grandine, umidità e caldo. C’è chi invece ha beneficiato di questo clima ideale per “andare a funghi”. Armato dell’immancabile bastone e del prezioso cesto parte all’alba da solo o con amici alla ricerca del mitico porcino. Il Parco dei Nebrodi è caratterizzato da estesi boschi di diversa tipologia altimetrica che presenta una ricca varietà di specie di funghi. Ogni anno numerosi estimatori sono attratti da questo polmone verde che raggiunge la sua massima altitudine con Monte Soro (1848 metri).

Questo monte è facilmente riconoscibile dagli altri per le antenne delle telecomunicazioni che cingono come una corona la sua cima, quasi a volere sottolineare la sua “regalità”. Molti sono gli aspetti naturalistici, oltre a quelli micologici, che fanno di Monte Soro un luogo unico e straordinario. La sua fitta copertura arborea è formata prevalentemente da foreste di querce, aceri, agrifogli e faggi, di antica origine nord europea che, grazie alle favorevoli condizioni climatiche ed al substrato geologico, sono arrivate fino ai giorni nostri. Testimoni muti di un era in cui queste foreste coprivano buona parte dei rilievi montuosi della Sicilia. Nella parte sommitale associati ai faggi numerosi esemplari di acero montano. Uno in particolare per le sue notevoli dimensioni, oltre venti metri d’altezza e un circonferenza superiore ai sei, può ragionevolmente essere considerato fra gli aceri più grandi d’Italia.

Monte Soro

L’Acerone di Monte Soro, considerato uno tra i più grandi d’Italia, foto di Giovanni Musumeci

Il parco ha provveduto a salvaguardare questo patriarca creando un apposito sentiero corredato da segnaletica e recinzione. Visitare questo autentico monumento della natura è molto facile e comodo grazie alla strada asfaltata di servizio per raggiungere la stazione delle antenne. Arrivati al bivio di Portella Femmina Morta, raggiungibile con l’auto da San Fratello o da Cesarò, si devia per Monte Soro, dopo 1 chilometro circa un altro bivio (portella Calacudèra). A sinistra si scende per il lago di Maulazzo, a destra si oltrepassano i due pilastri in cemento e si comincia a salire immersi nel fitto bosco di Sollazzo Verde.

Durante il tragitto non è difficile incontrare la volpe, il suino nero, il cavallo Sanfratellano o mucche al pascolo. Dopo circa 4 chilometri si arriva alla meta, evidenziata sulla sinistra da un segnale. Posteggiate l’auto ed a piedi imboccate il breve sentiero che da un varco della recinzione in legno porta all’Acerone, come comunemente viene chiamato questo albero che è stato il protagonista del mese di Maggio del famoso calendario 2006 del Parco dei Nebrodi, “Natura in bellezza”. Solo quando si è vicini a questo patriarca, quasi a sfiorarlo, ci rendiamo conto delle reali dimensioni, al suo confronto sembriamo simili ad un Lilliput dinnanzi a Gulliver. Ritornando sulla strada si continua a salire e si arriva in breve alla cima e alla recinzione della stazione delle antenne.

Lago  Maulazzo, alla base di Monte Soro

Il lago Maulazzo, alla base di Monte Soro, foto di Giovanni Musumeci

Posteggiata l’auto nei pressi si imbocca il sentiero che inizia sulla destra dopo la sbarra. Immerso nella bellissima faggeta il sentiero in lieve discesa dopo pochi minuti si apre sulla sinistra ad una ampia radura sovrastata dalle grandi antenne. In fondo un delizioso acquitrino, la più alta zona umida della Sicilia. Attorno a monte Soro insistono diverse zone umide, alcune nascoste dal manto boschivo, altre fanno da corona alla sua base come i laghi Maulazzo ed il Biviere da cui nasce uno degli affluenti del fiume Simeto. Questi sono solo alcuni dei tesori naturali racchiusi in questo grande scrigno verde chiamato Monte Soro.

gimeci@hotmail.it

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